Eugenio Capodacqua, ཿla Repubblica 5/9/2007;, 5 settembre 2007
«Era un ciclismo più bello. Più empirico, più d’istinto, più legato all’inventiva e all’azione personale
«Era un ciclismo più bello. Più empirico, più d’istinto, più legato all’inventiva e all’azione personale. Non c’era la ricerca maniacale di oggi con strumenti che ti misurano tutto: dai battiti del cuore al respiro, alla potenza. Io avevo i miei percorsi con le mie salite: si andava e si pedalava. Poi si correva tanto: ci scannavamo nelle premondiali per la maglia azzurra ed erano tante, tutte oltre i 200 chilometri». (Francesco Moser, campione del mondo nel 1977)