Massimo Gramellini, La Stampa 5/9/2007, 5 settembre 2007
Mi riesce difficile considerare un’omicida la signorina Eliana Centrella, professoressa in pensione del liceo scientifico di Vercelli, che lunedì ha strangolato con una calza la madre di 93 anni ridotta dall’Alzheimer a poco più di un vegetale, per risparmiarle il ricovero in ospizio che lei - la figlia - avrebbe vissuto come un fallimento e un’umiliazione personali
Mi riesce difficile considerare un’omicida la signorina Eliana Centrella, professoressa in pensione del liceo scientifico di Vercelli, che lunedì ha strangolato con una calza la madre di 93 anni ridotta dall’Alzheimer a poco più di un vegetale, per risparmiarle il ricovero in ospizio che lei - la figlia - avrebbe vissuto come un fallimento e un’umiliazione personali. Non è giusto né sano annullarsi completamente nell’assistenza di un genitore anziano. Ma per molte persone non esiste una soluzione di riserva: le badanti costano, i servizi sociali scarseggiano e le reti di protezione e mutuo soccorso che garantiva la famiglia patriarcale sono scomparse. Oggi il gioco si fa duro e si restringe alle parentele strette, in case che assomigliano sempre più a stagni perché la vita non vi scorre, i figli non se ne vanno, gli anziani nemmeno e chi sta in mezzo deve mantenere i giovani e occuparsi dei vecchi, piegandosi agli egoismi e talvolta ai capricci degli assistiti. Finché arriva il momento in cui, mentre per il ventesimo anno di fila stai lavando e vestendo una madre che non parla neanche più, percepisci di essere in un cul de sac. E allora ti assale il panico, aggravato dalla sensazione di esserti fatta sequestrare la vita da colei che te l’aveva data. Il gesto della professoressa in pensione non è un assassinio e neppure un’eutanasia. E’ il grido d’allarme di chi ha già vissuto sulla sua pelle il futuro di una società sempre più vecchia e isolata, in cui ad aver bisogno di aiuto saranno soprattutto coloro che sono obbligati a darlo.