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 2007  settembre 05 Mercoledì calendario

Papà, ma perché quando un signore diventa padre non fa altro che parlare del proprio bambino? Forse pensa che il suo sia completamente diverso dagli altri? La risposta a queste domande non c´è, ma il fenomeno è notorio: i genitori tendono a essere molto loquaci a proposito dei loro figlioli, mostrano di considerarli come esemplari unici e prodigiosi e ne tramandano detti e usanze

Papà, ma perché quando un signore diventa padre non fa altro che parlare del proprio bambino? Forse pensa che il suo sia completamente diverso dagli altri? La risposta a queste domande non c´è, ma il fenomeno è notorio: i genitori tendono a essere molto loquaci a proposito dei loro figlioli, mostrano di considerarli come esemplari unici e prodigiosi e ne tramandano detti e usanze. Non fa eccezione Wendell Jamieson, giornalista newyorkese, che ha scritto un libro che si dilunga sul figlio settenne Dean e sulla figlia treenne Paulina, nonché sui propri ricordi d´infanzia personali, su nonni, baby-sitter, puericultrici, logopediste, pediatri e tutte le figure che girano intorno all´affollato presepe che ogni infanzia fa allestire (Wendell Jamieson, «Il mio papà sa tutto», Rizzoli, da oggi in libreria). La chiave impiegata da Jamieson, però, è più originale. Jamieson colleziona domande fatte dai suoi e da altri bambini. Domande come: La Gioconda porta le scarpe? George Bush è così malvagio come dice la mia mamma? Il libro incomincia con un ricordo. L´autore, a cinque anni, chiese a suo padre: "Perché sull´autostrada c´è tanto rumore?". Risposta paterna: "Perché in tutte le case vicine all´autostrada stanno usando l´aspirapolvere". Solo quindici anni dopo il bambino si rese conto che il padre lo aveva preso in giro. Del resto, si trattava dello stesso padre che all´altra figlia che gli chiedeva perché la Fatina dei denti caduti non fosse venuta a ritirare quello lasciato sotto il cuscino la notte di Natale rispose: "Perché la Fatina è stata investita dalla slitta di Babbo Natale". Il mondo (lo si è verificato) è pieno di persone convinte che se faranno pipì in piscina l´acqua si colorerà, per la reazione provocata dall´urina con il cloro. ciò che con fantastica unanimità genitori di tutti i continenti hanno detto ai propri figli (cambia solo la colorazione: in Italia normalmente è rossa), che nella maggior parte dei casi non sono passati alla prova pratica, essendo ovviamente preoccupati delle conseguenze. A volte alle panzane crede anche chi le propina. Diceva Carlo Emilio Gadda: " certo che i miei educatori sono stati degli scemi. Erano votati alla scemenza congenita e inguaribile. Il cavallo morde (storia naturale), il termometro scoppia a scaldarlo (fisica), le guardie arrestano i ladri (politica), lavorando si diventa ricchi (economia), e altri insegnamenti". Per evitare inconvenienti di questo genere Jamieson applica alla sua condizione di genitore i protocolli della sua professione di giornalista. Quando suo figlio gli chiede perché i poliziotti americani vanno matti per le ciambelle lui fa la stessa cosa che avrebbe fatto se il direttore del suo giornale gli avesse chiesto un articolo sulla vita dei poliziotti: rivolge la domanda a un esperto, nel caso un capo dipartimento di Polizia, che in effetti spiega i motivi della predilezione alimentare. La risposta giusta alla sua stessa domanda sui frastuoni autostradali verrà da un esperto del sonoro cinematografico (a fare rumore è soprattutto la frizione dei pneumatici sull´asfalto). Venendo a sapere di una bambina di due anni che aveva chiesto "A cosa servono le sopracciglia?" Jamieson ha interpellato un biologo evolutivo californiano, mentre per la domanda "Gli arcobaleni sono caldi o freddi?" si è dovuto ingegnare un meteorologo televisivo, che al termine di un ragionamento articolato ma chiaro ha sintetizzato "Sarebbero freddi, se fosse possibile toccarli". L´esperto qui ha certamente imparato qualcosa egli stesso, dovendo formulare una risposta scientifica a una domanda impossibile. Certamente un ornitologo sa "perché non si vedono mai pulcini di piccione"; altrettanto certamente la risposta è meno affascinante della domanda, come capita sempre con enigmi e soluzioni. I bambini ci prendono davvero di sorpresa quando ignoriamo non la risposta ma la logica che sostiene la domanda: "Come mai se mi dimentico cosa stavo per dire non mi dimentico anche che stavo per dire qualcosa?". Rispondere qualcosa di generico è facile. Difficile è dare una risposta adulta trattenendo per sé un po´ dell´infanzia, tanto preziosa, di una simile domanda.