Stefano Bartezzaghi, la Repubblica 5/9/2007, 5 settembre 2007
Papà, ma perché quando un signore diventa padre non fa altro che parlare del proprio bambino? Forse pensa che il suo sia completamente diverso dagli altri? La risposta a queste domande non c´è, ma il fenomeno è notorio: i genitori tendono a essere molto loquaci a proposito dei loro figlioli, mostrano di considerarli come esemplari unici e prodigiosi e ne tramandano detti e usanze
Papà, ma perché quando un signore diventa padre non fa altro che parlare del proprio bambino? Forse pensa che il suo sia completamente diverso dagli altri? La risposta a queste domande non c´è, ma il fenomeno è notorio: i genitori tendono a essere molto loquaci a proposito dei loro figlioli, mostrano di considerarli come esemplari unici e prodigiosi e ne tramandano detti e usanze. Non fa eccezione Wendell Jamieson, giornalista newyorkese, che ha scritto un libro che si dilunga sul figlio settenne Dean e sulla figlia treenne Paulina, nonché sui propri ricordi d´infanzia personali, su nonni, baby-sitter, puericultrici, logopediste, pediatri e tutte le figure che girano intorno all´affollato presepe che ogni infanzia fa allestire (Wendell Jamieson, «Il mio papà sa tutto», Rizzoli, da oggi in libreria). La chiave impiegata da Jamieson, però, è più originale. Jamieson colleziona domande fatte dai suoi e da altri bambini. Domande come: La Gioconda porta le scarpe? George Bush è così malvagio come dice la mia mamma? Il libro incomincia con un ricordo. L´autore, a cinque anni, chiese a suo padre: "Perché sull´autostrada c´è tanto rumore?". Risposta paterna: "Perché in tutte le case vicine all´autostrada stanno usando l´aspirapolvere". Solo quindici anni dopo il bambino si rese conto che il padre lo aveva preso in giro. Del resto, si trattava dello stesso padre che all´altra figlia che gli chiedeva perché la Fatina dei denti caduti non fosse venuta a ritirare quello lasciato sotto il cuscino la notte di Natale rispose: "Perché la Fatina è stata investita dalla slitta di Babbo Natale". Il mondo (lo si è verificato) è pieno di persone convinte che se faranno pipì in piscina l´acqua si colorerà, per la reazione provocata dall´urina con il cloro. ciò che con fantastica unanimità genitori di tutti i continenti hanno detto ai propri figli (cambia solo la colorazione: in Italia normalmente è rossa), che nella maggior parte dei casi non sono passati alla prova pratica, essendo ovviamente preoccupati delle conseguenze. A volte alle panzane crede anche chi le propina. Diceva Carlo Emilio Gadda: " certo che i miei educatori sono stati degli scemi. Erano votati alla scemenza congenita e inguaribile. Il cavallo morde (storia naturale), il termometro scoppia a scaldarlo (fisica), le guardie arrestano i ladri (politica), lavorando si diventa ricchi (economia), e altri insegnamenti". Per evitare inconvenienti di questo genere Jamieson applica alla sua condizione di genitore i protocolli della sua professione di giornalista. Quando suo figlio gli chiede perché i poliziotti americani vanno matti per le ciambelle lui fa la stessa cosa che avrebbe fatto se il direttore del suo giornale gli avesse chiesto un articolo sulla vita dei poliziotti: rivolge la domanda a un esperto, nel caso un capo dipartimento di Polizia, che in effetti spiega i motivi della predilezione alimentare. La risposta giusta alla sua stessa domanda sui frastuoni autostradali verrà da un esperto del sonoro cinematografico (a fare rumore è soprattutto la frizione dei pneumatici sull´asfalto). Venendo a sapere di una bambina di due anni che aveva chiesto "A cosa servono le sopracciglia?" Jamieson ha interpellato un biologo evolutivo californiano, mentre per la domanda "Gli arcobaleni sono caldi o freddi?" si è dovuto ingegnare un meteorologo televisivo, che al termine di un ragionamento articolato ma chiaro ha sintetizzato "Sarebbero freddi, se fosse possibile toccarli". L´esperto qui ha certamente imparato qualcosa egli stesso, dovendo formulare una risposta scientifica a una domanda impossibile. Certamente un ornitologo sa "perché non si vedono mai pulcini di piccione"; altrettanto certamente la risposta è meno affascinante della domanda, come capita sempre con enigmi e soluzioni. I bambini ci prendono davvero di sorpresa quando ignoriamo non la risposta ma la logica che sostiene la domanda: "Come mai se mi dimentico cosa stavo per dire non mi dimentico anche che stavo per dire qualcosa?". Rispondere qualcosa di generico è facile. Difficile è dare una risposta adulta trattenendo per sé un po´ dell´infanzia, tanto preziosa, di una simile domanda.