Cristina Taglietti, Corriere della Sera 5/9/2007, 5 settembre 2007
Della morte del figlio, il soldato Uri, ucciso il 13 agosto dello scorso anno in Libano da un razzo di Hezbollah, ha detto che non vuole più parlare
Della morte del figlio, il soldato Uri, ucciso il 13 agosto dello scorso anno in Libano da un razzo di Hezbollah, ha detto che non vuole più parlare. Ma a ricordarlo, al Festivaletteratura di Mantova, grande kermesse letteraria che si apre oggi, ci sarà un libro per bambini, uscito in Israele nel 1990, La lingua speciale di Uri, che Grossman scrisse quando il figlio aveva solo due anni. Ora Mondadori lo propone in italiano, con la traduzione e l’adattamento di Bianca Pitzorno e le illustrazioni di Manuela Santini. Il libro non parla di guerra e di conflitti, ma in qualche modo della necessità di mediare, di tradurre per capirsi. Uri, secondogenito dello scrittore, a due anni sta imparando a parlare e riesce a pronunciare soltanto le vocali e una consonante dell’alfabeto, la T. Nessuno capirebbe niente, il dialogo con gli adulti sarebbe una continua sequenza di equivoci se, a fare da traduttore, non ci fosse il fratello di Uri, Yonatan, che di anni ne ha cinque ed è in grado di fare da ponte tra il mondo dei grandi e quello infantile.