BAZZI-BONCINELLI, Corriere della Sera 5/9/2007 ELENA DUSI , La Repubblica 05/09/2007, 5 settembre 2007
3 ARTICOLI DNA:
CORRIERE DELLA SERA, 5/9/2007
ADRIANA BAZZI
MILANO – A chi «somiglia» il tuo Dna? A quello di papà o di mamma? Una questione cui stanno cominciando a rispondere le ultime ricerche genetiche che hanno ora un nuovo obiettivo: costruire una mappa dei nostri geni distinguendo quelli ereditati dal padre da quelli trasmessi dalla madre. E capire come ciascun genitore può influenzare la nostra salute, il nostro aspetto fisico e forse anche il nostro carattere. una nuova forma di genealogia genetica, come l’hanno definita gli esperti.
L’idea nasce dall’ultima ricerca di Craig Venter, il celebre scienziato americano che nel 2001 aveva perso la corsa al sequenziamento del genoma umano (vinta dal consorzio pubblico guidato dai National Institutes of Health americani, ma aveva poi creato a Rockville, nel Maryland, un istituto di ricerca che porta il suo nome, continuando i suoi studi. Adesso ha appena pubblicato sulla rivista
Plos Biology la mappa del suo intero patrimonio genetico (e cioè la sequenza dei suoi 46 cromosomi, 23 di origine paterna e 23 materna): è la prima volta che viene sequenziato tutto il Dna di un singolo individuo.
La mappa che era stata pubblicata nel 2001 riguarda, invece, soltanto metà del patrimonio genetico umano, cioè un mix di 23 cromosomi, in versione Frankenstein, composti da pezzi di Dna di individui diversi, senza distinzione fra geni materni e paterni: una mappa standard di riferimento. Adesso le cose si fanno via via più precise.
Leggendo il suo Dna, Venter ha scoperto di avere alcune sequenze genetiche che lo predispongono a comportamenti antisociali e un gene, chiamato Sorl1, con varianti che sono associate alla malattia di Alzheimer. Non solo: sarebbe anche a rischio di alcolismo, di malattie coronariche e di obesità.
Ma la nuova mappa dice anche altre cose: innanzitutto che il genoma è molto più complesso di quanto non ci si aspettasse e che la variabilità fra i geni è molto ampia. Questo significa che uno stesso gene può presentarsi in molte versioni diverse e sono proprio queste varianti diverse a determinare il rischio di malattia o certe caratteristiche fisiche o anche tratti del carattere. Il 44% dei geni che Vender ha ricevuto dal padre sono risultati diversi dalla coppia degli stessi geni trasmessi dalla madre.
I ricercatori stanno cominciando a capire che la differenza fra l’essere sano e l’essere malato dipende dalla presenza di particolari varianti dei geni e non solo: ha molto a che fare con il modo in cui i geni interagiscono fra di loro.
Per esempio: una persona può ereditare dal padre una variante di un gene che predispone al diabete (o il gene dell’alta statura, appena scoperto), mentre può ricevere dalla madre una versione dello stesso gene che, però, protegge dalla malattia: ecco che la probabilità di ammalarsi dipende dall’equilibrio di questi due geni.
«La domanda alla quale cerco una risposta – ha detto Venter - è: da chi eredito la malattia? dal genoma di entrambi i miei genitori o posso ereditare dalla madre geni "buoni" che mi proteggono dalla malattia, contrastando quelli "cattivi" del padre?».
Per ora Venter ha analizzato tutto il suo genoma, completo di Dna paterno e materno, ma non sa ancora dire quali geni arrivano da uno o l’altro dei genitori. Lo farà presto confrontando il suo Dna con quello della madre, ancora in vita. Qualcuno ipotizza anche che le nuove tecnologie di sequenziamento permetteranno ai ricercatori di tagliare il Dna di una persona a pezzi e di ricomporre separatamente la parte materna e quella paterna. Dal momento che tutte queste analisi stanno diventando sempre più rapide e sempre meno costose, tempo qualche anno e con mille dollari ognuno potrà far analizzare il suo Dna. E chi guarda un po’ più lontano assicura che dopo la nascita di un figlio i genitori potranno uscire dalla clinica con in tasca (o meglio nel BlackBerry) un file di circa sei gigabyte con l’intera sequenza genomica del figlio.
CORRIERE DELLA SERA, MERCOLEDì 5/9/2007
EDOARDO BONCINELLI
Prima o poi doveva accadere. Ed è accaduto. Anzi sono accadute due cose. Per prima cosa, è stato determinato, quasi per intero, il genoma di un singolo individuo, e non di un misto di individui come era successo fino a ora. In secondo luogo, di questo individuo è stato determinato tutto il genoma, che, come è noto, è doppio: di ogni gene possediamo due copie, una che viene dalla mamma e una che viene dal papà. Fino adesso si era «semplificata» la procedura, parlando di una sola delle due copie, come se queste fossero identiche o quasi, cosa che non è quasi mai vera. Ora non si è trascurato proprio niente: si può sapere tutto di ciascuno di noi, anche la natura delle due copie di ogni gene che possediamo.
Che dire di questa nuova impresa? Per prima cosa non possiamo che complimentarci per la velocità con la quale si è raggiunto tale obbiettivo. Per mettere insieme il primo abbozzo di genoma ci sono voluti dieci anni e milioni di dollari. Ora si parla di analizzare il genoma di un individuo nel giro di qualche mese e per mille dollari! Si farà o non si farà, è un altro discorso, ma si sa che ora si può fare. Se qualcuno ha visto il film «Gattaca», è proprio quello che vi si faceva in poco tempo e quasi di routine. La realtà sta superando, come sempre, la fantasia.
Il poter conoscere in dettaglio il genoma di un singolo individuo rappresenta poi il trionfo della diagnosi genetica. Eravamo già tanto orgogliosi di quello che si riusciva a fare fino a oggi, ma è chiaro che conoscere tutti i singoli nucleotidi presenti nel genoma di una persona fornisce un livello probabilmente insuperabile di approfondimento. Per quanto riguarda la sua costituzione genetica, di un individuo non si può volerne sapere di più. E lo si potrà così trattare come solo lui deve essere trattato: sarà il trionfo della medicina individualizzata. In questa maniera sarà possibile inoltre studiare situazioni genetiche e genomiche rarissime, se non uniche. Se una particolare predisposizione o una malattia vera e propria si trovano in pochissimi individui, o in uno solo, in questa maniera la si potrà osservare e studiare. Questo potrebbe rivelarsi rivoluzionario soprattutto per le sindromi psicologiche o psichiatriche. Che non è poco.
Insomma potremo sapere tutto di noi. Resta solo il problema della segretezza dei dati. Chi ha diritto, a parte me, di conoscere in ogni dettaglio il mio genoma?
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LA REPUBBLICA 05/09/2007
ELENA DUSI
Da chi hai preso? Ora lo dice il Dna. ROMA - Lo scienziato, fatto a pezzi, è riuscito a esplorare se stesso. Sminuzzando il suo Dna, Craig Venter vi ha guardato dentro, viaggiando lungo i rami ereditati dai due genitori e scoprendo quanto è grande la differenza tra i cromosomi materni e quelli paterni. La concordia tra i due set di geni riguarda infatti solo il 36 per cento dei frammenti di Dna. Per tutti gli altri, ovulo e spermatozoo al momento della fecondazione si sono trovati a pensarla in maniera assai diversa. E il loro abbraccio all’ interno dell’ embrione si è presto trasformato in un braccio di ferro dalle regole per noi ancora poco chiare. Craig Venter, lo scienziato-businessman che nel Maryland ha messo in piedi la società Celera Genomics, dopo quattro anni di lavoro e 7,3 milioni di dollari di spesa è riuscito a leggere il suo Dna dalla prima base all’ ultima. Al contrario di quanto avvenuto nel 2001 con il Progetto Genoma Umano, Venter ha letto entrambi i rami del suo Dna: quello paterno e quello materno. Gli strumenti dei suoi laboratori sono in grado di dividere in due gruppi omogenei i 46 cromosomi. Ma per stabilire quale dei due set sia arrivato dall’ ovulo e quale dallo spermatozoo occorrerebbe eseguire il test del Dna anche sui genitori. Le discordanze fra il padre e la madre di Venter riguardano 4,1 milioni di basi su un totale di circa tre miliardi. Ma le differenze sono distribuite in maniera tale da toccare il 44 per cento dei geni. Un bel rebus per il figlio Craig, visto che suo padre è morto a 59 anni per un attacco cardiaco fulminante, sua madre a 84 anni è ancora in perfetta salute. A lui, con le tecnologie attuali, non è dato conoscere quale sia il risultato dell’ intreccio dei geni al momento del concepimento. «Ogni volta che osserviamo il genoma umano scopriamo quanto sia complicato» ha commentato Venter in occasione della pubblicazione del suo Dna su Plos Biology. «Abbiamo dimostrato che le differenze fra un uomo e l’ altro sono 5-7 volte superiori rispetto a quanto non pensassimo». Se la diversità dei genomi è il motore dell’ evoluzione delle specie, nelle pieghe di queste variazioni si trovano anche le cause di molte malattie. Venter guardando dentro se stesso ha scoperto una predisposizione ad alcolismo, malattie delle coronarie (probabilmente questo tratto deriva dal padre), obesità, comportamento impulsivo e antisociale, Alzheimer. Il marcatore di quest’ ultima malattia è piuttosto preciso, e il premio Nobel per la medicina James Watson (scopritore della doppia elica), che pure a maggio aveva potuto leggere nella sequenza dei suoi geni, aveva chiesto espressamente che il dato sull’ Alzheimer gli fosse nascosto. Venter invece conosce solo l’ acceleratore, non i freni. Ed è ancora in palio il premio che offrì nel 2003: 10 milioni di dollari a chi sarebbe riuscito a leggere in dieci giorni il genoma di 100 individui a un prezzo inferiore a 10mila dollari ciascuno.