Fulvio Bufi, Corriere della Sera 5/9/2007, 5 settembre 2007
NAPOLI
L’articolo compare su Le Monde nella pagina delle opinioni. Il titolo è eloquente: «Il disonore della Francia», ma la firma non è francese, è italiana: Erri De Luca. Il tema è la politica di Parigi nei confronti di quegli italiani accusati di terrorismo che da anni vivono lì e che grazie all’ospitalità ricevuta hanno potuto evitare il carcere. La nuova politica, bisognerebbe dire. Quella iniziata anni fa con l’estradizione di Paolo Persichetti e successivamente con il caso di Cesare Battisti (fuggito per evitare il carcere e poi arrestato in Brasile). Furono i primi segnali che qualcosa stava cambiando. Poi, nemmeno due settimane fa, l’arresto di Marina Petrella, altra brigatista di cui l’Italia ha chiesto la riconsegna.
De Luca – che prima di diventare uno dei più grandi scrittori italiani fu militante di Lotta Continua e ne guidò il servizio d’ordine – sugli anni del terrorismo ha detto più volte come la pensa: se ne potrà parlare davvero soltanto quando una soluzione politica chiuderà ogni strascico. Sulla politica francese, però, sceglie di parlare ora, anzi di scrivere. E pure se il nome di Marina Petrella nell’articolo non è citato nemmeno una volta, il ragionamento ruota tutto intorno al suo arresto. Persichetti ormai è storia vecchia, Battisti con la Francia non c’entra più niente. Il caso che ha spinto De Luca a intervenire su Le Monde è l’ultimo arresto, pensando anche a quelli che potrebbero venire dopo. Perché ancora ce ne sono di persone che in Italia sono state condannate ma lì vivono libere. «Non sono stati e non sono rifugiati – dice di loro lo scrittore ”. Dopo tanti anni, sono di fatto degli ospiti della terra e del governo francese. Hanno documenti in regola e sono rintracciabili al loro domicilio».
Alla Francia, nelle prime righe, De Luca riconosce di essere stata «terra d’asilo», ma subito aggiunge che questo «è un compito nobile ma grave. Implica essere generosi con i deboli, i vinti, e inflessibile con i governi che li reclamano per metterli in prigione».
E la Francia di oggi lui non la riconosce più: «Ad agosto – scrive – la nuova Francia è stata generosa con i forti, andando dopo un secolo a rendere omaggio al peggior presidente degli Stati Uniti (...) ed è stata inflessibile con i deboli, con i vinti, con coloro che, dopo tanto tempo, si erano arresi e avevano trovato asilo».
Il riferimento alla resa è un passaggio quasi impercettibile. Quello è un argomento che riguarda l’analisi degli anni di piombo, e De Luca nell’articolo per Le Monde
non vuole parlare di questo. Insiste sulla politica francese. Parla dell’«immagine della nuova Francia nel mondo» e dice: «Nell’arco di un mese è stata offuscata da due piccoli avvenimenti: l’omaggio a un potente e l’oltraggio all’ospite impotente». All’Italia De Luca dedica un raffronto quando definisce l’arresto di Petrella (sempre senza citarlo) «un atto che assomiglia molto a quello compiuto dal governo italiano nei confronti del capo della resistenza curda Ocalan. L’ha invitato sul suo territorio e poi l’ha espulso consegnandolo ai suoi nemici».
Poi lo scrittore lancia quasi un appello: «Se la nuova Francia consegna i rifugiati politici all’Italia, non li donerà a una giustizia più che tardiva, ma a quelli che "si ergono a giudici senza cessare d’essere nemici", come ha scritto in un altro contesto il giurista tedesco Carl Schmitt. Essi sono stati condannati sulla base di leggi speciali che indignerebbero la Francia di trent’anni fa. Sì, è una storia vecchia di trent’anni. Il mio Paese, cronicamente incapace di chiudere con questa stagione lontana decretando un’amnistia, continua a perseguitare i vinti».
Alla fine il colpo all’Italia quindi arriva. E non può non attirarsi critiche. Come quella del senatore dell’Ulivo Gerardo D’Ambrosio che negli anni Settanta fu giudice istruttore e si occupò molto di terrorismo: «Altro che protestare. Io direi che finalmente la Francia si è decisa a cambiare atteggiamento. L’assurdo era prima, quando si negava l’estradizione di gente condannata per terrorismo e omicidi e si era fatto di quel Paese una zona franca dove chi aveva distrutto la vita di altri poteva ricostruirsi tranquillamente la propria».
Erri De Luca, 57 anni, napoletano, scrittore, ha vissuto in Francia