Vari, Corriere della Sera 5/9/2007, 5 settembre 2007
ARTICOLI SUI PROVVEDIMENTI DA PRENDERE CONTRO CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E DEGRADO URBANO
CORRIERE DELLA SERA, 5/9/2007
ROMA – Per i reati di criminalità organizzata e di allarme sociale come le rapine, le violenze, la pedofilia, la pena in appello non potrà più essere patteggiata. Il governo trova l’accordo sul provvedimento che prevede la custodia cautelare anche per chi commette furti, scippi, incendi dolosi. Ma prende tempo prima di decidere le norme che riguardano il cosiddetto «degrado urbano». Perché la linea va concordata con i sindaci in modo che ci siano misure uguali in tutta Italia, ma soprattutto perché la sinistra radicale già manifesta la propria contrarietà come sottolinea il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano quando dice: «Vorrei evitare che tutta la costruzione del Partito democratico si limiti ad avere come unico e solo avversario i lavavetri. Basta inseguire le logiche della destra, la percezione dell’angoscia e della paura».
Il malessere viene espresso in maniera altrettanto esplicita dal ministro Paolo Ferrero: «Io alla riunione non sono stato invitato. Si discute di sicurezza delle città con il titolare della Difesa, ma senza chiamare il ministro della Solidarietà Sociale, questo è già un punto da rilevare. In ogni caso mi sembra che l’impostazione sia sbagliata su due piani: primo, questi fenomeni vanno affrontati con la logica dell’integrazione; secondo, si parte dai graffitari che sarebbero più pericolosi degli speculatori. Non mi aspettavo queste priorità politiche, indirizzate a lavavetri e prostitute».
Palazzo Chigi assicura che «entro tre settimane il governo metterà a punto un provvedimento
ad hoc per combattere la criminalità organizzata e l’illegalità». In mattinata il ministro dell’Interno Giuliano Amato aveva frenato, affermando di non aver mai pensato di introdurre il reato di «questua molesta». In realtà nella bozza di provvedimento preparata dagli uffici tecnici del Viminale e della Giustizia era stata inserita questa ipotesi, assieme al lavoro obbligatorio come sostitutivo della sanzione pecuniaria per togliere dalla strada lavavetri, venditori ambulanti e graffitari. Ma all’interno della maggioranza non c’è accordo su queste misure e dunque si è deciso di sottoporle all’esame della conferenza Stato-città. Sarà comunque punito il «possesso ingiustificato di bombolette spray», si aggraveranno le pene per «l’occupazione abusiva di suolo pubblico» e saranno «distrutte dopo il sequestro le merci contraffatte».
Dura due ore la riunione convocata da Romano Prodi con i responsabili di Interno, Giustizia, Difesa e Pari Opportunità. E il tema centrale torna a essere quello della certezza della pena, con il Guardasigilli Clemente Mastella che insiste sulla necessità di modificare le norme che consentono a chi commette gravi delitti di restare in libertà. E ripropone l’ipotesi di rendere definitiva la condanna in primo grado per alcuni reati più gravi. Di questo si parlerà nelle prossime settimane, intanto si decide di garantire un maggior numero di magistrati e di uomini delle forze dell’ordine nelle regioni dove dominano le cosche, anche se resta esclusa la possibilità di impiegare l’esercito. Non a caso, all’ultima parte dell’incontro partecipa il governatore della Calabria Agazio Loiero, volato a Roma proprio per sollecitare misure urgenti per la sua Regione.
Al termine, la nota di Palazzo Chigi fa sapere che «per dare un segnale di presenza forte sul territorio, nella Finanziaria ci saranno misure economiche e non solo, che riguarderanno anche i diversi ministeri». Il primo segnale è per i giudici che accettano di lavorare in aree esposte alla criminalità organizzata, ai quali saranno assegnati «incentivi economici». Proprio per combattere mafia, ’ndrangheta e camorra si pensa di ampliare le possibilità di sequestro dei beni e di regolare il sistema degli appalti con la creazione di una centrale unica che possa controllare l’affidamento dei lavori e l’istituzione del tutor per gli imprenditori, che potranno ottenere l’appoggio delle istituzioni anche nella denuncia di racket e usura.
CORRIERE DELLA SERA, MERCOLEDì 5/9/2007
ROMA – Va bene il «pacchetto sicurezza del governo» ma sarebbe più utile iniziare subito da alcuni interventi organizzativi del sistema giustizia che spesso non sa riconoscere i recidivi: «Basterebbe rendere efficiente il casellario giudiziario e quello dei carichi pendenti perché oggi può succedere che solo a Roma ci siano migliaia di condanne che non sono ancora state messe in esecuzione». Va subito al cuore del problema Giovanni Salvi, ex consigliere togato di Magistratura democratica al Csm, e da settembre destinato alla procura generale della Cassazione: «La proposta del governo va portata fino in fondo ma è ora di finirla con la politica del pendolo: quella che oscilla dall’aggravamento delle misure, dal tutti fuori e nessuno dentro, all’indulto».
Partiamo dai lavavetri: serve il codice penale?
«Il ricorso all’articolo 650, come proposto a Firenze, potrebbe far insorgere un problema di legittimità perché la Corte costituzionale, con una sentenza del 1995, ha dichiarato illegittimo punire chi in condizioni di difficoltà economica chiedeva l’elemosina come prevedeva l’articolo 670 sulla mendicità. Un meccanismo del genere, poi, genererebbe migliaia di decreti penali di condanna indirizzati a persone che risultano irreperibili».
utile estendere l’obbligatorietà della custodia cautelare per rapine e furti?
«Questo mi sembra un discorso più serio. E a questi reati ci aggiungerei anche quelli commessi da chi incendia i boschi, perché la norma non è ben strutturata e non consente di punire anche chi è colto nel compiere atti preparatori. Non è sbagliato, dunque, collegare la gravità del quadro indiziario al permanere in una condizione di detenzione purché, poi, i tempi del processo siano ragionevoli. Il processo va fatto il più in fretta possibile e col rispetto di tutte le garanzie, ma nel momento in cui c’è una sentenza di primo grado anche le esigenze cautelari cambiano».
Ma il sistema processuale reggerà?
«Il rischio esiste, anche perché in Italia c’è un serio problema di criminalità e purtroppo manca un casellario giudiziario efficiente che sia in grado di mettere rapidamente in esecuzione le sentenze. Far conoscere in tempo reale le condanne definitive, e anche quelle non definitive, avrebbe un’efficacia decisamente superiore a qualsiasi altro intervento. Spesso vengono processate persone che risultano ancora incensurate perché sentenze di condanna precedenti non sono state registrate. Infine, bisognerebbe rendere effettiva la revoca immediata della sospensione condizionale delle pene tutte le volte che vi è una nuova condanna».
Perché? In caso di recidiva questo non è automatico?
«No. Perché il giudice si limita a condannare e poi in sede esecutiva si vedrà. Ecco, c’è un serio problema organizzativo. Succede quando le risorse scarseggiano, quando il personale è limitato, quando si sceglie di non investire sulla giustizia perché si ritiene che sia un macchina che non funziona...».