Franco Mimmi, L’Unità 4/9/2007, 4 settembre 2007
Simpatico. Questa è la prima qualità che gli spagnoli hanno sempre riconosciuto al loro re, Juan Carlos di Borbone
Simpatico. Questa è la prima qualità che gli spagnoli hanno sempre riconosciuto al loro re, Juan Carlos di Borbone. Certo, è importante - e anzi importantissimo – che Juan Carlos, pur dovendo di fatto il trono al dittatore Francisco Franco, una volta insediato si sia invece battuto per la democrazia contribuendo a reprimere il golpe militare del 1981, ma ciò che soprattutto i cittadini hanno amato in lui è stato il suo atteggiamento popolare, la sua frequente presenza nei ristoranti di tutti, il suo sfrecciare in motocicletta inutilmente mascherato dal casco, e anche, perché no, gli accenni velati o meno a certe sue esuberanze amorose. Grazie a ciò, e alla discreta e impeccabile presenza della regina Sofia («Una gran professionista», la definì una volta lo stesso Juan Carlos), la monarchia spagnola non ha passato i patemi di quella inglese, e i movimenti repubblicani, pur presenti, fin qui hanno faticato a farsi spazio nell’opinione pubblica. Da qualche tempo, però, le critiche hanno incominciato a piovere sul palazzo della Zarzuela, e per il più meschino dei motivi: il denaro. Infatti le finanze della Casa Reale – che riceve, a carico dei contribuenti, la bellezza di 8 milioni di euro all’anno – sono, come ha detto un deputato di Esquerra Republicana, «un immenso buco nero», la cui nebulosità è protetta addirittura per legge. Sentendo montare la marea (ER era arrivata a ricorrere al Tribunale costituzionale), Juan Carlos è corso ai ripari e ha nominato un auditor che si incaricherà della «gestione economica, finanziaria, di bilancio e contabile» della Casa del Rey. Però ai repubblicani non basta: vogliono che l’auditor faccia un rapporto annuale al Parlamento, e che il re paghi le tasse sui suoi non indifferenti introiti privati. Infatti questo monarca, che all’insediamento non aveva una peseta, conta ormai con una fortuna valutata nel 2003, dalla rivista Forbes, a quasi 2 miliardi di euro. Ma la trasparenza delle spese reali («La regina Elisabetta – ha fatto notare il ”Times” – costa più soldi, però sappiamo dove vanno») non sono l’unico motivo degli attacchi: anche le vicende finanziarie dei mariti delle due infante, Elena e Cristina, hanno dato molto da scrivere. Il fatto è che i membri della famiglia reale, pur ricoprendo un ruolo ufficiale, sono esenti da qualsiasi clausola di incompatibilità. Così, nel caso di don Jaime de Marichalar, sposato da Elena nel ”95 e divenuto per conseguenza duca di Lugo, si parla della «improvvisa ricchezza del povero duca», che prima del matrimonio era solo un economista di rango medio e adesso presiede la Fundación Winterthur, dell’omonimo gruppo assicuratore integrato nel gruppo Crédit Suisse. Don Jaime non ha esitato a pagare, in un’asta, circa 100 mila euro per due cassettoni d’antiquariato, e la famiglia è proprietaria di un lussuoso duplex in una bella zona di Madrid. Quanto a Iñaki Urdangarín, già giocatore professionista di pallamano e sposo della infanta Cristina (nominato perciò duca di Palma), è membro del Comitato olimpico spagnolo, fa parte del consiglio esecutivo della grande impresa costruttrice Portland Valderrivas ed è direttore di pianificazione e sviluppo della Octagon Esedos, divisione di marketing della multinazionale Interpublic. Dopo essere vissuti alcuni anni in un appartamento di 300 metri a Barcellona, Iñaki e Cristina hanno comprato una villa nella zona di Pedralbes, una delle più esclusive della città, pagandola oltre 6 milioni di euro. Ma non sono solo gli appetiti finanziari a mettere in cattiva luce la Casa Reale di Spagna. Qualche tempo fa Juan Carlos finì su tutti i giornali del mondo perché era andato in Russia a caccia di orsi (specie protetta in molti Paesi, tra cui la Spagna), e aveva ucciso un povero plantigrado di nome Mitrofan fatto uscire dalla gabbia di uno zoo e messo, inerme e drogato, davanti al fucile del re. E infine: poche settimane or sono, dopo che il governo aveva annunciato un sussidio di 2.500 euro per ogni nuovo nato, una rivista ha pubblicato una vignetta in cui il principe ereditario Felipe e sua moglie Leticia stanno copulando, e lui le dice: «Se resti incinta, questa è la cosa più vicina a lavorare che abbia fatto in vita mia». Pessimo gusto, certo, ma l’intervenuto del giudice che ha sequestrato la rivista ha ottenuto tre risultati tutti indesiderati: ha confermato che re Juan Carlos considera «intoccabile» se stesso e la sua famiglia; ha fatto sì che milioni di pagine internet di tutto il mondo riportassero la vignetta; ha fatto capire che re Juan Carlos e la sua famiglia non sono più degli «intoccabili». E forse neppure simpatici.