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 2007  settembre 04 Martedì calendario

3 - Il grande fotografo Jean-Claude Lepedalin Maria Laura Rodota’ per il Corriere della Sera La profana che entra in un giornale femminile (a me è capitato, per dirigerlo poi, e hanno avuto tutti molta pazienza) come prima cosa s’informa: «Ma perché nelle foto non si vedono i vestiti? Perché qui c’è solo l’immagine sfocata di una manica? Perché la doppia pagina in mezzo a questo servizio è dedicata a un cavallo?»

3 - Il grande fotografo Jean-Claude Lepedalin Maria Laura Rodota’ per il Corriere della Sera La profana che entra in un giornale femminile (a me è capitato, per dirigerlo poi, e hanno avuto tutti molta pazienza) come prima cosa s’informa: «Ma perché nelle foto non si vedono i vestiti? Perché qui c’è solo l’immagine sfocata di una manica? Perché la doppia pagina in mezzo a questo servizio è dedicata a un cavallo?». Gentilmente ti spiegano: questa è moda «alta», sono questioni di immagine. Così capisci che (1) a volte gli abiti sono poco visibili perché poco fotografabili o direttamente brutti, e allora si arrangia la foto artistica; e/o (2) i fotografi di moda importanti sono cattivissimi, senza di loro il giornale perde appeal con gli inserzionisti di alto livello, e spesso bisogna lasciargli fare quello che vogliono. Da cui le doppie col cavallo. Da cui i dubbi quando sei lì a guardare i conti e chiedi ingenua «ma era proprio necessario mandare fotografo redattrice assistenti e modelle nelle savane del Kenya se poi ci troviamo con ragazze quasi invisibili perse in uno sterrato che sembra di stare a Torbellamonaca? Non era più economico andare a Torbella, almeno? ». Si ottengono risposte desolate. Il grande fotografo Jean-Claude Lepedalin sceglie personalmente le locations, ci mancherebbe. A Roma Sud non andrebbe, manco morto. E a far vedere i vestiti ben bene si rischia «un’immagine bassa », tipo catalogo di vendite per posta, non sia mai. E non è colpa di nessuno. Ovvero è colpa di tutti. Del circolo vizioso tra giornali-fotografi-inserzionisti della moda. Diventato così autoreferenziale da escludere il punto di vista della lettrice- eventualmente compratrice. Che infatti compra sempre meno, sia riviste che abiti e accessori. Perché, a furia di elevare l’immagine, la moda ha perso immagine. Non ha più la centralità di un tempo nei discorsi e nei desideri. Non solo perché ormai certe cose se le possono permettere solo le morose dei milionari russi, o di qualche calciatore. E neanche perché oggi chi ha qualche soldo lo spende più volentieri per cure estetiche (si indossano sempre). Una moda che non si riesce a visualizzare non fa sognare, ahimè. Ed è un peccato. Si danneggia la più creativa e fascinosa industria italiana. Diminuisce la voglia di guardare, desiderare, comprare e sentirsi, col capetto nuovo, invincibili o perlomeno carine. Insomma, mettetevi d’accordo e fateceli vedere, i vestiti. Se non per noi fatelo per la Patria; è una missione altissima, messa così, più delle foto.