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 2007  settembre 04 Martedì calendario

Ezio Garofalo, 54 anni. Piccolo imprenditore di Torino, sposato con Eleonora Sorrenti, padre di tre figlie, due by pass nel cuore da trent’anni, «gentile ed educato», abitava in una stradina di cascine ristrutturate coi gerani ai balconi

Ezio Garofalo, 54 anni. Piccolo imprenditore di Torino, sposato con Eleonora Sorrenti, padre di tre figlie, due by pass nel cuore da trent’anni, «gentile ed educato», abitava in una stradina di cascine ristrutturate coi gerani ai balconi. Anni fa il vicino Giovanni Borda, 49 anni, artigiano edile, su quella stradina volle costruire un dosso, fatto che gli scatenò contro l’ira di molti, un tale l’aveva pure denunciato in Comune ma senza spuntarla. Ad agosto il Garofalo non era andato in ferie per ristrutturare la cascina ereditata dalla madre e quel dosso, avanti e indietro con il materiale del cantiere, gli aveva creato qualche problema. Lui non se n’era mai lamentato ma domenica pomeriggio, rientrando a casa con la moglie su un furgoncino carico di legna, abbassò il finestrino e chiese al figlio del Borda, che in quel momento trafficava nel garage davanti a casa, se si potesse far qualcosa per rimpicciolirlo. Il ragazzo rispose «vado a chiamare mio padre, ne parli con lui», quello uscì di casa come una furia, s’affacciò dentro il finestrino e assestò una capocciata nel petto del Garofalo. Lui scese dalla macchina, cercò di replicare con le buone, l’altro continuò a insultarlo, accorsero la moglie e i figli di Borda e alcuni vicini di casa, il Garofalo gli disse «adesso chiamo i carabinieri», «chiama chi vuoi, io me ne infischio», «certo, perché lei è un maleducato e un mafioso». A quelle parole, l’altro gli si lanciò in petto con un’altra testata che stavolta lo fece stramazzare in terra, una macchia di sangue ad allargarsi sotto la camicia a quadretti. Poco dopo le 14 di domenica 1 settembre in una stradina a ridosso del centro storico di La Cassa, un paese rurale alle porte di Torino.