varie, 4 settembre 2007
Gianpaolo Borsotto, 42 anni. Grossista di frutta e verdura, quattro anni fa si stabilì in un magazzino al numero 44 di via Giachino a Torino, dove per servire ospedali e ristoranti cominciava a lavorare alle quattro del mattino
Gianpaolo Borsotto, 42 anni. Grossista di frutta e verdura, quattro anni fa si stabilì in un magazzino al numero 44 di via Giachino a Torino, dove per servire ospedali e ristoranti cominciava a lavorare alle quattro del mattino. Subito i vicini presero a protestare per il rumore dei camion che nel cuore della notte giravano sotto casa loro, ci fu anche un esposto, arrivarono i vigili ma il chiasso proseguì. Al numero 42 abitava da sempre, in un appartamento curato con pavimenti in cotto e mobili eleganti, Aldo Maroglio detto "l’ingegnere”, 58 anni, quadro Fiat in pensione da tre anni, aria distinta, solitario, di poche parole, la passione del tiro sportivo. Costui da quando era arrivato il Borsotto non riusciva più a dormire, fu uno tra i primi a protestare, poi dalle lamentele passò ai dispetti, ad esempio lanciava dalla finestre manciate di chiodi a tre punte per squarciare le ruote dei camion. Ad aprile il Maroglio, ormai ossessionato e in preda a un grave esaurimento nervoso, cominciò a prendere psicofarmaci, finì in clinica per un mese, a giugno uscì ma in casa ci stava il meno possibile, appena poteva andava a rifugiarsi da parenti fuori Torino. Lunedì mattina tornò per «firmare delle carte e prendere la posta», però dalla finestra della camera da letto vide Borsotto seduto sul suo Gilera Nexus rosso e nero che chiacchierava e rideva con un lavorante e allora, impugnata la Smith & Wesson per il tiro sportivo, scese in strada, gli disse «almeno così la smetti» e gli sparò tre colpi in petto. Quindi rientrò nel suo appartamento e si sparò nella pancia senza riuscire ad ammazzarsi. Mattinata di lunedì 3 settembre in via Giachino a Torino.