Il Sole 24 Ore 31/08/2007, pag.8 Ugo Tramballi, 31 agosto 2007
Libano, una guerra da 15 miliardi di dollari. Il Sole 24 Ore 31 agosto 2007. BEIRUT. «Quando sommi i costi di una guerra, quanto valgono 250mila libanesi, due terzi dei quali giovani professionisti, che emigrano durante il conflitto e non tornano? E come conteggiamo nei bilanci dello Stato altri 400mila libanesi che se ne sono andati dopo, a causa dell’instabilità politica?»
Libano, una guerra da 15 miliardi di dollari. Il Sole 24 Ore 31 agosto 2007. BEIRUT. «Quando sommi i costi di una guerra, quanto valgono 250mila libanesi, due terzi dei quali giovani professionisti, che emigrano durante il conflitto e non tornano? E come conteggiamo nei bilanci dello Stato altri 400mila libanesi che se ne sono andati dopo, a causa dell’instabilità politica?». Marwan Iskandar, l’autore del più letto annuario dell’economia nazionale, dà anche delle cifre: i danni materiali della guerra sono 3 miliardi e mezzo di dollari; se però si contano anche «le perdite invisibili» e 15mila posti di lavoro scomparsi, il costo è di 15 miliardi. Ma per Iskandar è più importante ricordare che la fuga di braccia e di cervelli «è la peggiore perdita della storia libanese». Chi può, chi ha mezzi e specializzazione, cerca di andarsene. Già oggi il 30% dei libanesi in età da lavoro vive all’estero, soprattutto nel Golfo. «In qualche modo la perdita secca di questo valore umano ed economico viene ripagata dalle sue rimesse. l’unica liquidità che oggi fa girare il Paese», spiega Iskandar, che era consigliere economico di Rafik Hariri del quale ha scritto una biografia. «Anche se parliamo solo di 63 miliardi di dollari: la liquidità di un paio di banche saudite». La situazione dell’economia è sconfortante. Nel giugno 2006, prima della guerra fra israeliani e palestinesi, cresceva del 5%; le conseguenze del conflitto e lo scontro fra governo moderato e opposizione guidata da Hezbollah, l’hanno fatta crollare di 5 punti sotto la crescita zero. Solo le banche vanno bene: 63 miliardi è comunque tre volte il Pil. Ha del miracoloso, ora che lo scontro per il nuovo presidente della Repubblica che deve essere eletto entro il 25 novembre, paralizza ancora di più il Paese. Mai un’altra guerra civile è stata così vicina. I siriani non possono più decidere per il Libano, ma hanno ancora la forza di bloccare le decisioni degli altri. Tutti qui a Beirut si aspettano un altro attentato «eccellente». Sostituendosi allo Stato, che non fa un censimento dal 1932, la rivista Monthly ha fatto uno studio sulla distribuzione confessionale, dal quale emerge la crescente islamizzazione del Libano. Sciiti e sunniti sono ciascuno il 29% dei 4 milioni e mezzo di libanesi; i cristiano-maroniti il 19. Ma fra 20 anni gli sciiti saranno il 31%, i sunniti il 30 e i maroniti il 17. Nel 2081 gli sciiti diventeranno il 44% e i maroniti meno del 7 per cento. Con loro diminuiranno tutte le altre confessioni cristiane. La gente fuggirà sempre di più da quello che Marwan Hammade chiama «il dio della guerra di Hezbollah». Tutti quelli che contano a Beirut vivono nel loro bunker. Saad Hariiri, leader sunnita, nel quartiere di Koraytem; il druso Jumblatt a Clemeceau; il premier Siniora al Gran Serraglio; Nasrallah, capo degli sciiti Hezbollah, a Daniyeh e Berri, degli sciiti di Amal, a Ein el-Tineh. Beirut è diventata una città di fortilizi. Anche Marwan Hammade, ministro delle Telecomunicazioni e braccio destro di Jumblatt, vive nel suo. il condominio a Ras Beirut dove ha sempre abitato, che però ora è chiuso da cavalli di frisia e protetto da una decina di soldati. « così che viviamo, da qualche tempo», sospira. Anche andare di tanto in tanto al ministero è un viaggio pericoloso. Marwan Hammade sta privatizzando la telefonia mobile libanese. Un affare da tre miliardi di dollari che aiuterebbe a ridurre il debito dello Stato, arrivato a 40 miliardi, il 180% del Pil, uno dei tassi più alti del mondo. Ma Hammade è anche stato il primo obiettivo degli attentati eccellenti, pochi mesi prima di Hariri, sopravvivendo per miracolo. In questo Paese si può separare l’economia dalla politica? «No e non lo faccio nemmeno nelle mie scelte economiche», spiega Hammade. « tutto pronto per la messa all’asta delle prime due licenze. Ma raccoglierò le offerte solo dopo che avremo eletto il nuovo presidente della Repubblica: voglio ricavare il massimo dalle privatizzazioni, senza stabilità sarei costretto a svendere». Un modo di agire saggio, perché «la telefonia è una priorità economica dello Stato». Nel frattempo, però, si è scoperto che Hezbollah ha creato una sua rete telefonica, parallela a quella statale. «Manca solo che si facciano il loro inno nazionale», ha commentato il primo ministro, quando i servizi segreti gli hanno comunicato la novità. «Hezbollah è sempre più uno Stato nello Stato», riconosce Marwan Hammade. Tutti si preoccupavano delle armi di Hezbollah, ma il potere del partito di Dio si estende ad altri settori non meno pericolosi per la stabilità economica del Libano. «Avevano cominciato con un network autonomo per le loro esigenze militari. Ma ora, con l’assistenza di un paio di compagnie iraniane e con il pretesto di ricostruire il Sud del Libano bombardato dagli israeliani, hanno creato una rete nazionale sotterranea con centinaia di cavi, di linee internet che vanno oltre le aree abitate dagli sciiti. Passare da una linea militare a una rete commerciale è semplice». Ugo Tramballi