Sergio Romano, Corriere della Sera 4/9/2007, 4 settembre 2007
Sarà anticonformista, imprevedibile e a volte sconcertante, ma il ruolo svolto in Francia da Cécilia Sarkozy mi piace veramente molto
Sarà anticonformista, imprevedibile e a volte sconcertante, ma il ruolo svolto in Francia da Cécilia Sarkozy mi piace veramente molto. una first lady un po’ anomala che se da una parte non desidera mettersi in mostra più di tanto (vedi la sua recente assenza in casa Bush) dall’altra invece si impegna di persona quando le circostanze lo richiedono (vedi liberazione delle infermiere bulgare imprigionate a Tripoli). Noto enormi differenze rispetto alle precedenti, compassate signore Pompidou e Chirac. Possiede spirito autonomo, è assai vitale e dispone di una invidiabile carica. Tuttavia vorrei chiederle: come giudicherà il presidente Sarkozy, sotto l’aspetto politico, questo vulcano che gli vive accanto, sempre attivo e ricco di energie pronte a esplodere? Carlo Radollovich carlo.radollovich@libero.it Caro Radollovich, il termine «first lady» appartiene alla storia politica di un Paese dove il capo dello Stato fu concepito dai padri fondatori come una sorta di monarca elettivo. Avrebbe condiviso i suoi poteri con quelli del Congresso e sarebbe uscito di scena alla fine del mandato. Ma il suo ruolo nella vita pubblica, le cerimonie di cui sarebbe stato protagonista, il palazzo in cui avrebbe abitato, le guardie e i collaboratori da cui sarebbe stato circondato, dovevano essere una versione sobria e austera dell’istituzione che i coloni ribelli maggiormente odiavano e ammiravano: la monarchia britannica. Questo re eletto dal popolo avrebbe avuto al suo fianco una «regina repubblicana » che venne chiamata first lady: un nome americano per una istituzione americana. In Europa, dove i sistemi politici hanno una matrice diversa, la first lady non esiste o, per lo meno, non dovrebbe esistere. Eleggiamo un magistrato della repubblica non un sovrano, una persona non una coppia, un individuo non una famiglia. E il presidente di una repubblica europea (penso a Giscard, Mitterrand, Pertini e Cossiga) può benissimo avere una moglie che preferisce, per motivi a cui dovremmo essere del tutto indifferenti, non apparire al suo fianco nelle occasioni pubbliche. Ma negli ultimi decenni anche il concetto di first lady, come tante altre consuetudini americane buone e cattive, ha attraversato l’Atlantico e ha finito per contagiare i sistemi politici del vecchio continente. Il caso più singolare è quello dell’Unione Sovietica. Da Stalin a Gorbaciov la moglie del segretario generale fu un personaggio pressoché invisibile. La signora Krusciova e la signora Brezhneva uscivano dall’ombra familiare soltanto una volta all’anno, in occasione della giornata della donna, per organizzare una festicciola pomeridiana a cui venivano invitate le consorti degli ambasciatori stranieri a Mosca. Bevevano tè, mangiavano pasticcini e ballavano fra di loro al suono di un’orchestra femminile. Le cose accennarono a cambiare quando Michail Gorbaciov volle rinnovare con qualche tocco americano lo stile della leadership sovietica, e la moglie Larissa cominciò ad apparire al suo fianco durante i viaggi e le cerimonie ufficiali. Fu, come sappiamo, la fine dell’Urss. Vengo ora finalmente a Cécilia Sarkozy. Mi è difficile giudicare una persona di cui non conosco le idee e che frequenta ambienti con cui non ho familiarità. Ma vorrei fare due osservazioni. In primo luogo la soluzione del caso delle infermiere bulgare fu preceduto da lunghi negoziati e preannunciato, sia pure con qualche cautela, in un’intervista del figlio di Gheddafi quando Sarkozy, se non sbaglio, non era ancora insediato alla presidenza della Repubblica. In secondo luogo le funzioni di una first lady, se qualcuno desidera esercitarle, non possono essere soggette agli umori e ai capricci della titolare, come sembra essere accaduto quando Cécilia ha deciso di non accompagnare il marito nella casa dei Bush in Nuova Inghilterra. Alla sua domanda sul modo in cui Sarkozy reagirà alle iniziative della moglie, infine, non saprei come rispondere. Ho già qualche difficoltà a interpretare i suoi programmi politici e non ho, in materia di rapporti familiari, alcuna competenza.