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 2007  settembre 04 Martedì calendario

Brugnaro Giovanni

• Francesco San Donà di Piave (Venezia) 16 marzo 1943. Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche (dal 2007 ) • «Sembrava solo una battuta. ”Non lo so se continuo, mi sa che prima o poi mi faccio prete...”. E giù pacche sulle spalle nei corridoi di Palazzo Moroni, sede del consiglio comunale di Padova, al termine di quelle lunghe riunioni dove magari non si decideva un granché ma almeno – tra l’ennesima alzata di mano e l’ennesimo intervento in politichese stretto – la stanchezza apriva la strada a qualche confessione personale. L’assessore che diventò monsignore, però, non scherzava affatto. Giovanni Francesco Brugnaro, consigliere comunale per la Dc a Padova nel 1975, assessore alla Cultura nel 1979 non solo si è fatto prete. [...] Benedetto XVI lo ha nominato arcivescovo, diocesi di Camerino – San Severino Marche. Non è una sorpresa per chi lo conosce bene. Militante dell’Azione cattolica, scuola morotea (’mi ispiravo a Moro, Gui e Zaccagnini”), una candidatura accettata su sollecitazione dell’allora vescovo di Padova Bortignon, alla fine degli anni ’70 l’assessore Brugnaro è un politico diligente. suo il primo piano organico di restauro dei monumenti di una città italiana. Ma è sempre riservato, sfugge con gentilezza alle interviste, non sgomita come chi dalla provincia vuole fare il grande salto verso la politica che conta, quella che si vede nei tiggì. ”C’era chi glielo faceva notare – ricorda Settimo Gottardo, compagno di giunta, poi sindaco di Padova – ma si capiva che lui pensava ad altro”. Brugnaro entra in seminario nel 1980, a 37 anni: vocazione tardiva, forse semplicemente meditata. I giornali fanno due più due e parlano di scelta presa per riprendersi dalle delusioni dalla politica. Lui, ancora adesso, rifiuta la semplificazione: ”Non mi sono fatto prete per questo motivo, è stata una scelta di vita globale. La politica mi ha insegnato tante cose, prima fra tutte l’attenzione agli aspetti concreti della vita della gente. Oggi valuto quell’esperienza ancora più positivamente di allora”. Non una rottura ma una svolta. Una svolta con un nome e un cognome: Carlo Maria Martini che Brugnaro conosce nel 1971 come biblista e che frequenta tutte le estati nella casa dei gesuiti sul lago di Carezza. in quelle lunghe conversazioni, in quei pomeriggi di silenzio in montagna, che l’assessore decide di farsi prete. Dopo il seminario, a Milano (’anche per sottrarmi ai troppi legami che avevo intrecciato con l’ambiente padovano”), l’ordinazione arriva nel 1982. L’anno dopo torna proprio a Padova: non in consiglio comunale ma sull’altare della Cappella degli Scrovegni, per dire Messa sotto le volte affrescate da Giotto. Stavolta Brugnaro fa carriera: capo ufficio della Congregazione delle Chiese orientali, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione mondiale del turismo [...] Morta la Dc, ormai uomo di Chiesa, vive dall’altra parte della barricata la dispersione dell’elettorato cattolico fra i mille cespugli di destra, di sinistra e di centro della seconda Repubblica: ”Il superamento dell’unità politica dei cattolici è un fatto positivo, anche se si tratta di un processo non ancora compreso. Per un residuo schematismo ideologico si accusa la Chiesa di ingerenza: è una debolezza della politica, non della Chiesa”. Parola di arcivescovo. E di ex assessore» (Lorenzo Salvia, ”Corriere della Sera” 4/9/2007).