Massimo Nava, Corriere della Sera 4/9/2007, 4 settembre 2007
PARIGI - I
profeti della globalizzazione liberista, della competitività internazionale e del primato del mercato prendano nota: in Francia è nato ieri il quarto colosso dell’energia mondiale (il terzo in Europa, il primo come distributore di gas). Ma è un campione nazionale, un colosso francese, generato dalla politica (il dossier è stato seguito minuto per minuto dal presidente Nicolas Sarkozy), controllato dallo Stato, maggior azionista, con una minoranza di blocco attorno al 35 per cento. In attesa del semaforo verde di Bruxelles, la Francia - che già dispone di colossi energetici mondiali quali Edf (elettricità) Total (petroli) e Areva (nucleare) - costruisce nel giardino dell’Eliseo un nuovo gigante in grado di competere sulla scena mondiale con colossi del calibro della russa Gazprom e soprattutto di consolidare l’autosufficienza energetica del Paese. (Basterebbe ricordare le conseguenze, per l’Europa centrale, della decisione del Cremlino, nel 2006, di chiudere i rubinetti dell’Ucraina).
L’annunciato matrim onio fra Gaz-de-France (società pubblica) e Suez (società privata franco- belga) è stato celebrato ieri a Parigi con le fanfare dell’orgoglio, tipicamente francese, quando si possono vantare competenze dei manager pubblici, ruolo dello Stato imprenditore e soddisfazione degli azionisti privati. Colbert sembra più vivo che mai e il presidente francese Sarkozy ne è l’interprete attualizzato al terzo millennio: vanno bene competitività e apertura del mercato, ma meglio proteggere e rafforzare le industrie nazionali strategiche. Quando i fondi cinesi e russi alzeranno il tiro, la lezione tornerà ancora più d’attualità, con il rammarico che ancora una volta la taglia di disegni del genere non sia quella europea.
La formula di Sarkozy è il «volontarismo industriale » e poggia largamente sulla sua capacità personale di persuasione. E’ noto che gli azionisti di Suez e il suo presidente Gerard Mestrallet, pur volendo la fusione, non ne condividevano i termini proposti. D’altra parte, il progetto di fusione, lanciato in tutta fretta dal precedente governo per «stoppare» l’offensiva di Enel su consociate di Suez, rischiava di abortire, essendo venute meno le condizioni tecniche: in 18 mesi, il mercato ha infatti cambiato il valore delle sue società e reso impossibile l’ipotesi iniziale di uno scambio di azioni alla pari.
Sarkozy, in forcing sui vertici delle società fino a domenica pomeriggio, è riuscito a costruire un elegante compromesso con una buona dose di disinvoltura rispetto alle posizioni assunte in passato: era infatti contrario a fusioni del genere e deciso a mantenere la quota pubblica al di sopra del 70 per cento. Il suo «volontarismo industriale » che aveva già permesso in passato il salvataggio di Alstom (contro il parere di Bruxelles) e la fusione del colosso farmaceutico Sanofi- Aventis è stato premiato ancora una volta, con largo consenso dell’opinione pubblica quando è in gioco la bandiera.
In pratica, si è di fronte a una variante del modello adottato con successo in passato a proposito della privatizzazione di Renault e Air France: la differenza, in questo caso, è che mentre Gaz-de-France viene privatizzata, Suez entra i qualche modo nella sfera pubblica. Se si osservano infatti i termini salienti dell’accordo, il matrimonio di Gdf con Suez impone a quest’ultima di mettere sul mercato alcune attività nel settore delle acque e dell’ambiente per ridurre il proprio valore e consentire l’incrocio azionario con Gdf.
Resta da vedere se il matrimonio dell’energia sia un buon affare per le consociate di Suez messe sul mercato (Suez Environnement, 11 miliardi di capitale, 57 mila effettivi) e per i consumatori che temono un adeg uamento delle tariffe, fino ad oggi le più basse in Europa. Per questo, sindacati e opposizione socialista si sono pronunciati contro l’accordo.
Gérard Mestrallet sarà il nuovo presidente di un gruppo con 133 mila dipendenti e un capitale che supera gli ottanta miliardi di euro. Jean François Cirelli, presidente di Gdf, assumerà l’incarico di direttore generale e vice presidente. In base ai termini dell’accordo, Gdf avrà il 55 per cento del nuovo gruppo (35 per cento in mani pubbliche). Fra gli altri azionisti rilevanti la Bruxelles Lambert, il finanziere belga Albert Frére, Credit Agricole e Areva.