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 2007  settembre 04 Martedì calendario

ROMA – Chissà se anche la triste storia del gendarme Alessandro Benedetti finirà nel librone dei «gialli in Vaticano»

ROMA – Chissà se anche la triste storia del gendarme Alessandro Benedetti finirà nel librone dei «gialli in Vaticano». Ieri il ragazzo è morto per un colpo di pistola sparato alla testa. Un suicidio? Suicidio venne decretato per Cedric Tornay, 23 anni, vicecaporale della Guardia svizzera, il corpo che per Oltretevere è il fiore all’occhiello del Santo Padre. Ma il mistero ha continuato ad aleggiare. Era il 4 maggio 1998: il giovane Cedric si tolse la vita dopo averla tolta ad Alois Estermann, il suo comandante, 43 anni, e a Gladys Meza Romero, sua moglie, una donna venezuelana di cinque anni più grande del marito. Motivo ufficiale: una premiazione negata. Una medaglia mai appuntata sul petto. Punto. E basta. C’è una sola parola in Vaticano: quella del giudice unico. Indagini archiviate. Per questo a nulla sono valsi, negli anni successivi, gli appelli di madame Muguette Baudat: la mamma di Cedric si è rivolta persino al Santo Padre per cercare di far riaprire il caso della morte di suo figlio. Lei non ha mai voluto credere al suicidio. Non è facile per una madre. Per madame Baudat, Cedric Tornay sarebbe stato stordito nel suo appartamento e poi ucciso, dieci o venti minuti dopo, nell’alloggio del suo comandante. Perché? Le sue motivazioni hanno contorni inquietanti. E inevitabilmente sono andate ad aggiungersi alla valanga di illazioni che hanno accompagnato la strage in Vaticano: dall’instabilità psichica agli sfondi amorosi e sessuali, la teoria di madame Baudat aveva voluto legare il duplice delitto del comandante Alois Estermann e di sua moglie Gladys ai due gialli per eccellenza che hanno fatto tremare le mura del Vaticano: l’attentato al Papa e la scomparsa di Emanuela Orlandi. Già, Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, quarta di cinque figli di un commesso di un palazzo apostolico. Bisogna correre indietro nella memoria di oltre vent’anni, ventiquattro per la precisione, per ricordare il volto di questa ragazzina che tappezzava i muri di tutta la città di Roma e dintorni. Capelli lunghi e scuri trattenuti da una fascia elastica: aveva quindici anni Emanuela Orlandi quel 22 giugno 1983, domenica. Alle sette di sera di quella domenica Emanuela Orlandi finisce una lezione di musica, saluta tutti e se ne va. L’ultimo che la ricorda è un vigile urbano: vede Emanuela davanti al palazzo del Senato che sale dentro una Bmw nera. Ed entra nella leggenda: dall’intrigo internazionale per intimidire il Papa a un giallo legato al caso del banchiere Roberto Calvi, su Emanuela Orlandi si è scritto e detto di tutto. Primo fra tutti un rapimento pensato per uno scambio tra l’ostaggio e il turco Alì Agca, l’attentatore di papa Giovanni Paolo II. Era il giorno della Madonna di Fatima, quel giorno. Era il 13 maggio 1981 quando Mehmet Ali Agca si solleva nella folla in mezzo alle teste dei fedeli brandendo una pistola, Browning calibro 9. Due colpi. Ma è soltanto uno il proiettile che raggiunge Giovanni Paolo II e gli si conficca dentro l’intestino. Il Papa sopravvive (sopravviverà per altri ventiquattro anni). Ma il nome del mandante rimane e rimarrà sempre un mistero. Ali Agca ha fatto riempire interi verbali per accreditare il complotto di una pista bulgara. Servizi segreti, spiegò con dettagli che non esitò a rimangiarsi, prima di sparire nella sua terra in virtù della grazia concessa per intercessione dello stesso Pontefice. Negli anni ci hanno pensato in tanti a riempire pagine e pagine di chiacchiere. Tante teorie. Nessuna dimostrazione. Servizi segreti dell’Est che avrebbero anche pensato di uccidere il Papa avvelenandogli i cibi confezionati in Polonia. Oppure: in piazza San Pietro erano in sei pronti a sparare. Secondo una giornalista tedesca l’attentato era stato ordito da persone interne al Vaticano. Del resto basta la parola: Vaticano. E misteri e complotti si evocano, a prescindere. Come per la morte di Albino Luciani: papa Giovanni Paolo I muore, all’improvviso, il 28 settembre 1978. Era salito al soglio pontificio da 33 giorni. Trentatré, gli anni di Cristo. Perché è morto? Roberto Calvi, lo Ior, la Cia, Andreotti, la P2...