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 2007  settembre 04 Martedì calendario

ROMA – Un colpo secco di pistola, accompagnato da un biglietto stropicciato gettato per terra accanto al corpo agonizzante del giovane agente della gendarmeria vaticana suicida e per la Santa Sede ieri è stata una nuova giornata d’incubo e di pena dopo quelle vissute nove anni fa per il triplice omicidio- suicidio tra le guardie svizzere

ROMA – Un colpo secco di pistola, accompagnato da un biglietto stropicciato gettato per terra accanto al corpo agonizzante del giovane agente della gendarmeria vaticana suicida e per la Santa Sede ieri è stata una nuova giornata d’incubo e di pena dopo quelle vissute nove anni fa per il triplice omicidio- suicidio tra le guardie svizzere. Alessandro Benedetti, un giovane agente di 26 anni originario di Foligno, si è sparato un colpo di pistola in testa dopo aver raggiunto di primo mattino, poco dopo le sette, i bagni della camerata al primo piano della caserma adiacente alla sede dell’Osservatore Romano. Immediatamente soccorso da un commilitone svegliato di soprassalto dalla detonazione, l’agente è stato ricoverato d’urgenza al vicino ospedale Santo Spirito dove due ore dopo è deceduto. A motivare il gesto un bigliettino ora al vaglio della magistratura vaticana intervenuta con il giudice Gianluigi Marrone, che ha espletato i primi accertamenti in attesa di passare l’inchiesta al promotore di Giustizia, il professor Nicola Picardi. Soffriva per una delusione d’amore: così una zia, da Foligno, ha subito interpretato il tragico gesto del nipote. A ribadirlo, poco dopo, anche il padre Vincenzo che a don Dino Ambrogi, il parroco del SS. Nome di Gesù, ha detto per telefono: «Un mese fa Alessandro era stato lasciato dalla ragazza, stava male...». La conferma della morte del giovane gendarme è stata data ieri mattina dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, il quale ha spiegato che, per ragioni procedurali, il Vaticano non ha voluto usare ancora la parola «suicidio»: «Deve essere la magistratura ad accertarlo » ha detto padre Lombardi, aggiungendo: «I primi indizi lasciano però pensare che il ragazzo abbia voluto togliersi la vita». «Il giovane Benedetti – ha detto ancora il portavoce vaticano – era stato assunto lo scorso aprile nel Corpo della Gendarmeria, come allievo gendarme con l’abituale processo di selezione psicoattitudinale, relativo anche all’uso delle armi. Il suo comportamento finora non aveva dato motivo di preoccupazione ». In mattinata è giunto anche il cordoglio del Papa verso famiglia e colleghi del gendarme. «Il Pontefice – ha riferito padre Lombardi – ha appreso con pena la notizia e affida alla misericordia di Dio il giovane Alessandro». Una veglia di preghiera, a cui hanno partecipato anche i genitori del ragazzo accorsi da Foligno, si è svolta ieri sera nella Chiesa di San Pellegrino, una piccola cappella della gendarmeria all’interno della Città pontificia. Il suicidio dell’agente della gendarmeria è il secondo grave fatto di sangue in Vaticano in pochi anni. La sera del 4 maggio 1998, il comandante delle guardie svizzere Alois Estermann fu trovato morto, ucciso a colpi di pistola nel salottino del suo appartamento in Vaticano. Accanto a lui i cadaveri della moglie Gladys Meza Romero e del vicecaporale Cedric Tornay. Quest’ultimo fu riconosciuto responsabile dell’accaduto dall’inchiesta del Vaticano.