Giornali Vari, 3 settembre 2007
Anno IV - Centottantaquattresima settimanaDal 27 agosto al 3 settembre 2007Firenze L’assessore fiorentino Graziano Cioni - già comunista d’un pezzo, oggi diessino - è diventato molto popolare per aver varato una normativa anti-lavavetri che prevede multa di 206 euro e/o arresto di tre mesi per i lavavetri (tutti romeni) sorpresi a infastidire gli automobilisti con secchio, spugna e paletta
Anno IV - Centottantaquattresima settimana
Dal 27 agosto al 3 settembre 2007
Firenze L’assessore fiorentino Graziano Cioni - già comunista d’un pezzo, oggi diessino - è diventato molto popolare per aver varato una normativa anti-lavavetri che prevede multa di 206 euro e/o arresto di tre mesi per i lavavetri (tutti romeni) sorpresi a infastidire gli automobilisti con secchio, spugna e paletta. Domanda generale: ma si può fare? C’è chi dice di no, perché provvedimenti di natura penale di questo genere dovrebbero essere decisi - almeno in Italia - dal potere centrale. Ma intanto, la mattina del 28 agosto, una decina di macchine dei vigili urbani, aiutati da qualche pattuglia di polizia, s’è messa all’opera e dopo il quindicesimo fermo con denuncia i lavavetri sono spariti dalla città e, a quanto si sa, non sono più ricomparsi. Il provvedimento ha durata temporanea, scadrà cioè il prossimo 31 ottobre e si deciderà allora se andare avanti e come. Ma intanto i sindaci di molte altre città si sono detti decisi a far lo stesso e i tre sondaggi in rete organizzati - ognuno per proprio conto - da Corriere della Sera, Repubblica e Stampa hanno dato lo stesso risultato: l’88 per cento dei lettori di quei quotidiani è d’accordo con Cioni. Nonostante questo, le prese di posizione contrarie sono state molte: il sottosegretario all’Economia, Paolo Cento (Verdi), s’è fatto fotografare ai semafori con spatola e straccio in mano, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Rosy Bindi, il ministro Ferrero («è incostituzionale»), il vicepresidente del Consiglio Rutelli («non mi pare una priorità») hanno più o meno spiegato che i lavavetri sono gli ultimi di una catena di sfruttamento che va invece colpita al livello più alto, Il Foglio ha scritto che battere il racket di strada è difficilissimo e quindi tanto vale lasciar perdere questi poveracci, la Chiesa è perplessa e Alberto Asor Rosa s’è fatto intervistare dal Corriere della Sera per annunciare le sue dimissioni da «intellettuale di sinistra». Lunedì ha poi parlato il sindaco della città, Leonardo Domenici, in vacanza fino a quel momento, e ha annunciato al Corriere della Sera l’intenzione di colpire anche parcheggiatori abusivi, graffitari, venditori di merci contraffatte, locali notturni che tengono svegli i cittadini con la musica, ubriachi e prostitute. Ha dalla sua il ministro dell’Interno Giuliano Amato. Il centro-destra, a parte la Lega che s’è complimentata, sta piuttosto zitto.
Giuliani La faccenda dei lavavetri ha riportato alla luce un’espressione d’altri tempi, la cosiddetta ”tolleranza zero”. Con queste due parole si allude alla filosofia che Rudolph Giuliani applicò all’epoca in cui era sindaco di New York (1993-2001): la grande criminalità si comincia a sconfiggere dichiarando una guerra senza quartiere alla piccola, intendendo per ”piccola criminalità” qualunque infrazione all’ordine pubblico, anche quella apparentemente più insignifcante, come l’auto in divieto di sosta o il vetro rotto da una pallonata. E in effetti, durante il governo di Giuliani, l’attività della malavita precipitò in modo vistoso, meno rapine, meno omicidi, meno furti. Merito del sindaco e della sua ricetta? Difficile negarlo, anche se ci sono state interpretazioni diverse del fenomeno e alcune anche piuttosto convincenti. un fatto però che, almeno nella sua parte colta e politicamente più avvertita (quella che fa opinione), il nostro paese pare poco preparato ad abbandonare la filosofia del perdonismo, di origine cattolica, e la tendenza al benaltrismo, tipico della sinistra radicale («i problemi sono ben altri»).
Borse Venerdì 31 agosto Bush ha comunicato alla nazione che «si farà qualcosa» per le famiglie americane che non riescono a star dietro alle rate dei mutui sulla casa. È una dichiarazione che contraddice completamente non solo il pensiero di fondo della destra repubblicana (lo Stato non si mette in mezzo alle faccende dei privati, per nessuna ragione), ma anche quanto lo stesso Bush aveva detto all’inizio d’agosto, quando era cominciata la crisi dei cosiddetti mutui subprime: alla domanda di un giornalista che gli aveva chiesto se l’Amministrazione avrebbe dato una mano ai neopadroni di casa insolventi, Bush aveva risposto con tre parole: «Non credo proprio». Venerdì, mentre Bush parlava, il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, spiegava che le perdite causate dai mutui superavano ogni previsione. Si ricorderà in che consiste la faccenda: le banche hanno finanziato clientela priva di garanzie e hanno poi impacchettato questi crediti in prodotti finanziari venduti a tutto il mondo, aiutate in questo dalle valutazioni, forse compiacenti, forse solo cieche, delle agenzie di rating. Quando i poveracci che avevano fatto il passo più lungo della gamba hanno smesso di pagare, il sistema è venuto giù. Le Borse negli ultimi giorni hanno tenuto solo perché le banche centrali hanno continuato a immettere soldi nel sistema (dovremmo aver superato di parecchio, ormai, i 500 miliardi di dollari). Ma negli Stati Uniti si sono volatilizzati intanto almeno 30 mila posti di lavoro, in Germania salta fuori ogni giorno una banca coinvolta e anche in Italia il governo sta studiando un fondo di una decina di miliardi da destinare alle famiglie in difficoltà con le rate della casa. L’ultimo giorno d’agosto è stata anche rimossa dal suo incarico la presidente dell’agenzia di rating Standard and Poor’s, Kathleen Corbet.
Alitalia Il nuovo presidente di Alitalia, Maurizio Prato, ha deciso di risparmiare rinunciando ai voli da Malpensa per l’India e la Cina (come minimo). Ne è nata una disputa al calor bianco con le istituzioni lombarde (Formigoni e il sindaco Moratti, ma anche il presidente della Provincia, il diessino Penati) che hanno vissuto la decisione come «un attacco al Nord». In realtà Malpensa non è mai decollata completamente anche per la decisione, in gran parte milanese, di non rinunciare del tutto a Linate: i due aeroporti alla fine si sono fatti concorrenza. Anche se la responsabilità principale deve essere individuata a Roma: tra l’altro, il personale non ha mai accettato di trasferirsi a Gallarate o a Varese e, secondo dati che ha fornito lo stesso Formigoni, l’Alitalia è stata costretta a tenere affitatte per 365 giorni l’anno trecento camere d’albergo per hostess e piloti. Costo: 48 milioni di euro. La decisione di tagliare Malpensa sarebbe stata presa anche per favorire Air France, che l’aveva posta come condizione preliminare alla formulazione di un’offerta d’acquisto. I conti della società sono naturalmente peggiorati: il debito è adesso di un miliardo e 50 milioni, in casa sono rimasti solo 592 milioni.
Chiesa L’Unione europea ha chiesto lumi all’Italia in merito al trattamento privilegiato di cui gode, fiscalmente parlando, la Chiesa. I beni ecclesiastici, effettivamente, grazie a un intervento legislativo di Berlusconi confermato poi da Prodi nell’ultima finanziaria, non pagano l’Ici, versano solo il 50 per cento di Ires e hanno parecchi sconti anche sul trattamento fiscale dei dipendenti. Gli immobili posseduti dalla mano cattolica sono almeno centomila, gli ospedali e le strutture assistenziali in genere 4.712, le scuole o le istituzioni culturali 8.779. Polemiche.
Turchia Tensione in Turchia: il Parlamento ha eletto presidente della Repubblica Abdullah Gül, un moderato di forti radici islamiche (la moglie, Hayrunissa, gira sempre col velo). La laicità dello stato turco è sempre stata difesa dai militari, che in passato non hanno esitato a intervenire per impedire deviazioni. Per ora i generali si sono limitati a disertare la cerimonia d’insediamento. Per nominare Gül capo dello Stato, il premier Erdogan era stato costretto a sciogliere il Parlamento e a far svolgere, lo scorso luglio, elezioni anticipate.