Ilaria Leccardi, La Stampa 3/9/2007, 3 settembre 2007
Sul letto ha un peluche che abbraccia ancora quando dorme. Ma i suoi sogni vanno ben al di là dei giochi, delle vacanze o delle prime esperienze sentimentali comuni alle sue coetanee
Sul letto ha un peluche che abbraccia ancora quando dorme. Ma i suoi sogni vanno ben al di là dei giochi, delle vacanze o delle prime esperienze sentimentali comuni alle sue coetanee. No, Shawn Johnson, americana di quindici anni, ha in mente un altro obiettivo: scalare l’olimpo della ginnastica mondiale e sostituire sul trono un’altra baby, l’azzurra Vanessa Ferrari, che si è imposta da tempo, ma che di anni deve compierne ancora diciassette. Il duello va in scena in questi giorni a Stoccarda, teatro dei campionati mondiali della specialità. L’operazione successo, per Shawn Johnson, è cominciata alla grande. poco più che una bambina, ma la sua stanza è già piena di medaglie. Si mette a contarle e sono più di cento. Scendono da una mensola come una tenda luccicante che tintinna. Shawn è la nuova stella della ginnastica artistica internazionale. Viene da Des Moines, nello stato dell’Iowa. Aveva solo tre anni quando ha messo per la prima volta piede nella palestra del rinomato Chow’s Gymnastics & Dance Institute. Questa è la sua prima stagione da senior ed è diventata una serie ininterrotta di vittorie. Sua è stata l’American Cup. Suoi i Giochi Panamericani, dove ha conquistato quattro medaglie d’oro e una d’argento. Suoi i Campionati americani che ha vinto battendo tutte le più esperte ginnaste statunitensi. E adesso è arrivata in Germania decisa a conquistare il titolo iridato che un anno fa fu della Ferrari. «Mi sento come in un sogno - dice la Johnson -. Chiedo sempre alla gente di farmi un pizzicotto perché tutto questo non mi sembra vero». Poco più alte di un metro e quaranta, entrambe decise e sicure di sé, le due ragazzine prodigio sono al primo confronto diretto sul campo di gara. Ma mentre la campionessa bresciana si è avvicinata al Mondiale con il suo solito modo di fare, schivo e silenzioso, l’americanina dagli occhi piccoli e dalla bionda coda di cavallo è arrivata all’appuntamento sotto la luce dei riflettori delle televisioni. E con un sorriso da folletto ammette: «Amo l’attenzione dei media, penso che mi aiutino a eseguire gli esercizi. E soprattutto mi incoraggiano a fare sempre meglio». Tutto il contrario di Vanessa, che ben poco si concede alle domande insistenti di chi vuole scoprire qualcosa della sua vita privata. Poche interviste, poche apparizioni, anche se accompagnate da una certa verve polemica: «I giornali si ricordano di questo sport solo quando arrivano le vittorie». La sua lingua è la ginnastica, fatta di lavoro e precisione. Il diverso stile di Vanessa e Shawn è ben testimoniato dai rispettivi siti Internet. Quello della Ferrari è nato solo dopo la vittoria mondiale, ha un approccio sobrio, sfondo azzurro con tanto di richiamo all’Unicef di cui è testimonial. Chi vuole contattarla può mandarle una mail oppure, come dice lo stesso sito, andare al suo bar, il «Vany Club», nella piccola frazione Mairano, vicino a Brescia. Quello di Shawn è un vero manifesto yankee: multicolor, con una pagina dove si possono acquistare i poster della piccola diva e un’altra dedicata ai fan, che rilasciano messaggi d’amore, saluti e dediche. Fan che sono per lo più bambine, le stesse che, armate di palloncini e striscioni l’hanno trionfalmente accolta in aeroporto al suo ritorno dopo il dominio nei giochi Panamericani che si sono svolti in Brasile a luglio. L’esercizio preferito della Ferrari è il corpo libero. Quello della Jonhson la trave. Ma entrambe sono fortissime su tutti e quattro gli attrezzi. Così come nel carattere, anche sui campi di gara gli stili sono diversi. Ma un denominatore comune c’è: la fatica, il lavoro di ogni giorno fatto di impegno e rinunce per diventare numeri uno. Rinunce fra cui né la Ferrari né la Johnson includono la scuola. L’italiana si allena due volte al giorno, mattino e pomeriggio e frequenta le lezioni alla sera. L’americana invece continua a seguire i corsi regolari del mattino. In tanti, fra cui la sua agente newyorkese Sheryl Shade (sì, a 15 anni ha già un’agente totalmente dedicata a lei), le hanno consigliato di seguire un corso da privatista. Sarebbe stato il modo più facile per conciliare gli studi con la ginnastica. Ma la Jonhson ha detto no: «La scuola che frequento è l’unica possibilità che ho di mantenere una vita sociale. Non posso rinunciare». I suoi genitori hanno trovato un accordo con gli insegnanti che le ha permesso di continuare a frequentare la scuola senza sottrarre tempo agli allenamenti. Sveglia all’alba e subito un’ora e mezza in palestra. Arrivo a scuola alle 8 per frequentare cinque delle otto ore di lezioni. E poi via, di nuovo fra gli attrezzi fino almeno alle 7 di sera, anche se non sono rari i giorni in cui lo stop arriva soltanto alle 10. Sugli attrezzi questi piccoli geni di equilibrismo, forza e precisione dimostrano una maturità da adulti. «Quando la vedi in palestra - spiega parlando della Johnson Alicia Sacramone, veterana della squadra statunitense - è matura e sempre concentrata. Ma fuori ti rendi conto che è solo una bambina. divertente vederla nei due mondi». Oltre alla ginnastica ama andare a cavallo e leggere, mentre la Ferrari ha una passione per il ballo e il disegno. Se qualcuno le chiede quali sono le sue paure l’americana risponde: «Cadere, sbagliare, fare un errore dopo tutte quelle ore di allenamento». E poi abbandonare un giorno questo sport: «La ginnastica è la mia vita». La ricetta della Ferrari è diversa: «Le altre non mi fanno paura. L’unica di cui posso avere paura sono io stessa». La Johnson è arrivata ai Mondiali con i pronostici favorevoli di molti allenatori, mentre i media americani già la proiettano verso le Olimpiadi di Pechino. Dopo le qualificazioni, a Stoccarda, lei è terza, la Ferrari quinta. Ma la loro sfida è soltanto all’inizio.