Giulia Zonca, La Stampa 3/9/2007, 3 settembre 2007
GIULIA ZONCA
INVIATA A OSAKA
Le ragazze dell’alto si sono prese a schiaffi, manate sulla faccia, sulle cosce elastiche, era un continuo sciaf sciaff per costringersi a stare concentrate, a guardare l’asticella e dimenticare il resto. Un training autogeno piuttosto violento che Antonietta Di Martino ha usato una singola volta, poi non le è servito più: le è bastata la carta di identità e un passato di occasioni perse per accorgersi che esisteva solo la misura da passare e il resto frottole. Ha preso un argento «Ed è un bell’argento pieno perché in pedana c’erano proprio tutte».
Le valchirie, una sfilata di stangone con le code di cavallo tirate e mille piccole mosse prima di ogni salto. Parlano da sole, gesticolano, cercano un modo per schiacciarsi sulle caviglie e schizzare via. Ognuna deve entrare nel suo mondo per spremere il meglio che ha, Di Martino ha fatto un giro dentro mesi fermi: infortunata, in fase di recupero, da rimettere in piedi e il frullato di immagini sbagliate ha fatto da molla. Si è tirata una piccola sberla prima di passare l’1,85, una sveglia perché ha iniziato la gara in ritardo, con un errore al primo salto. Poi ha capito che aveva già rincorso troppo, era ora di prendere una medaglia: «Non ce l’ho il tempo per un’altra volta, deve essere questa». Perché ha iniziato a 15 anni e ha smesso un sacco di volte, nel 2000 quando credeva di non poterne più e nel 2004 quando è sparita per farsi operare e ricostruire i legamenti della caviglia sinistra, quella di stacco.
In qualifica ha speso il minimo e ha litigato con il tecnico, Davide Sessa che chiedeva più determinazione, ma lei è andata dritta: «La misura di qualifica la faccio sicuro, mi devo amministrare», anche se quella misura era 1,94, dove in gara sono cadute in quattro e la prima è stata Tia Hellebaut, campionessa europea arrivata a Osaka dolorante. bastato un giro ed è uscita anche Kajsa Bergqvist, la svedese che fino allo scorso Mondiale era la più forte e oggi soffre la concorrenza. Tanta, un gruppo di russe affamate, Slesarenko, Savchenko e Chicherova e Blanka Vlasic la donna che più è andata vicino al record del mondo di Kostadinova, 2,09. In mezzo Antonietta Di Martino che ha spaventato le avversarie dal basso del suo 1,69. Per anni ha dichiarato 1,69 e mezzo, come se quell’extra potesse cambiare qualcosa, ieri ha lasciato il vezzo, tutta arruffata mentre aspettava di entrare all’antidoping, ha stretto il mazzo di fiori ricevuto sul podio e ha ceduto: «Il mezzo centimetro è scomparso, sarà colpa dell’età». Ripete di continuo che fa parte di un’altra generazione, anche se «il mio motore è più giovane di me, sono stata troppo tempo zoppa, non ho potuto usurarlo».
Quest’anno ha fatto due volte il primato italiano, 2,02 a Torino, all’inizio della stagione, e 2,03 a Milano, in Coppa Europa. Qui ha deciso di bersi la gara d’un fiato: dritta oltre i due metri. stata l’unica a superarli al primo colpo e le altre dietro. Alte e incartate mentre lei stava compatta a sfidare quel differenziale che sa far salire fino a 34 centimetri, le è riuscito anche stavolta. Ci prova e sbaglia, ma è l’unica che si rialza da quel materasso senza smorfie. In piedi in fretta per sfruttare l’effetto sorpresa: le valchirie si sono accorte di lei, non è il momento di fare scena. Per ripetersi gratta ogni grammo di energia rimasta e oltre i 2,03 atterra nello stadio di Nagai. Per la prima volta esce dal suo mondo di ricordi e sa di avere una medaglia al collo, quello che cercava. La prende in coabitazione con l’unica russa superstite, Anna Chicherova, stessa misura 2,03 e stesso numero di errori, due.
Resta solo Blanka Vlasic che va oltre i 2,05 e prova il record. Blanca è l’abbreviazione di Casablanca, il padre Josko, decatleta che ancora detiene il record croato, gareggiava lì quando lei è nata. Oggi la allena e la guarda fiero, mentre la gigantessa supera la misura che la porta all’oro e si mette a ballare. Agli Europei di Goteborg è stata la prima a saltare oltre i 2 metri senza andare a medaglia: «E questa volta dovevo rifarmi». Poi prova e manca il record tre volte, in tutto quest’anno fanno 15 tentativi: « lì vicino, ma stasera era impossibile. La gara è stata troppo tirata. Le avversarie mi hanno dato da fare». L’avversaria Di Martino è stravolta, appoggiata alle transenne: aveva un appuntamento con la medaglia in questi Mondiali e ci è arrivata. Ora calcola quanti salti può fare per arrivare a Pechino. «Dipende dal piede, se non mi fa male partecipo a qualche meeting, altrimenti ci vediamo la prossima stagione. Ho una certa età». E mezzo centimetro in meno e un argento mondiale in più e altri appuntamenti da prendere che il tempo stringe, ma non è ancora finito.