Paolo Emilio Petrillo, La Stampa 3/9/2007, 3 settembre 2007
Una gigantesca piramide, una monumentale tomba per milioni di persone di ogni razza e paese potrebbe sorgere in futuro nei pressi di Dessau, cittadina nel Land orientale della Sassonia Anhalt
Una gigantesca piramide, una monumentale tomba per milioni di persone di ogni razza e paese potrebbe sorgere in futuro nei pressi di Dessau, cittadina nel Land orientale della Sassonia Anhalt. Oggi Dessau è nota soprattutto per essere uno dei luoghi più colpiti dallo spopolamento che da anni infuria nell’ex Germania Est, ma se il progetto «The Great Pyramid» - nato dalla collaborazione tra uno scrittore, Ingo Niermann, e un economista, Jens Thiel - andasse in porto, il suo nome potrebbe rivaleggiare per gloria funebre con quelli delle piramidi di Giza o Saqqara. Su una base di partenza di 220 metri per 220 - è l’idea dei due progettisti - la piramide dovrebbe crescere blocco a blocco fino a raggiungere un’altezza orientativa di quasi 500 metri (oltre il triplo dell’altezza della più grande piramide mai costruita nella storia umana, quella di Cheope a Giza) e ogni blocco contenere le ceneri di qualcuno che ha deciso di affrontare il sonno eterno come compete a un faraone, ma con la modica spesa di poche centinaia di euro. In questo modo, il monumento crescerebbe nel tempo e se l’idea dovesse piacere potrebbe diventare, si legge nella pagina web del progetto, «la più grande struttura che l’umanità abbia mai costruito». «Secondo le nostre stime attuali - ha spiegato Thiel - uno spazio di sepoltura in un blocco di calcestruzzo costerà fino a 700 euro, a seconda della grandezza prescelta. Sopravvivere all’esistenza fisica era riservato a pochi eletti in Egitto, ma questa piramide sarà aperta a chiunque. A nessuno verrà negato un posto solo perché non se lo potrà permettere». Non è ben chiaro il perché però l’essere sepolto nella «Grande Piramide» possa garantire la «sopravvivenza all’esistenza fisica» (nella letteratura parascientifica si legge però che quella forma geometrica garantirebbe una sorta di conservazione del corpo e favorirebbe la mummificazione), ma, dettagli a parte, è evidente come l’idea abbia, almeno in potenza, una qualche prospettiva commerciale. Considerando che il volume della piramide completa dovrebbe essere intorno ai 40 milioni di metri cubi, il business potrebbe fruttare una cifra astronomica, calcolabile attorno ai 20 miliardi di euro. La ricaduta economica del progetto non si esaurirebbe poi nella sola vendita dei loculi di calcestruzzo. Milioni di cadaveri ridotti in cenere, ben sistemati in un luogo tanto grande e originale, attirerebbero continui afflussi di potenziali clienti, parenti in lutto e semplici curiosi: vale a dire un rilancio turistico in grande stile per le desolate lande intorno a Dessau. E non basta: le ottimistiche previsioni di Niermann e Thiel contemplano intorno alla Grande Piramide anche la nascita di un fiorente indotto, fatto di ospedali, agenzie di pompe funebri, negozi di fiori, chiese e associazioni religiose. Fantasie, si potrebbe dire, basate sulla convinzione che di fronte alla morte ognuno vorrebbe concedersi un ultimo atto di narcisismo e magari sperare che gli antichi maghi egizi sapessero esattamente quello che facevano. Fantasie, però, abbastanza concrete da spingere lo Stato tedesco a concedere, tramite una propria fondazione culturale, un primo contributo di novanta mila euro; e ad attrarre varie personalità - tra cui la stilista italiana Miuccia Prada e il docente d’urbanistica Stefano Boeri - disponibili a legare il proprio nome al progetto. Al di là delle eventuali conseguenze economiche, che sarebbero comunque molto apprezzate in una zona dove i tassi di disoccupazione sono ancora fra i più alti in Germania, nonostante la ripresa economica in atto da un paio di anni, l’idea della «Grande Piramide» presenta altre suggestioni, a partire da quella molto pragmatica di trovare un modo efficiente per risolvere il problema delle sepolture, visto che l’adesione al progetto spingerebbe ad adottare in via di principio la pratica della cremazione, che occupa molto meno spazio. Anche considerando il mestiere di uno dei due ideatori, è poi difficile non pensare alle suggestione del libro «Il problema d’Aladino», scritto dal filosofo Ernest Junger nella sua lunga vecchiaia. La storia di Friedrich Baroh, giovane soldato della Germania comunista che una volta fuggito in Occidente trova finalmente un lavoro che può dargli le soddisfazioni che cercava in una multinazionale delle pompe funebri che gestisce la morte per quel che è, un problema industriale su vasta scala. Nel libro, con un entusiasmo paragonabile a quello di Thiel quando afferma di voler costruire un «monumento per tutti noi», il giovane Friedrich si dedica al progetto di uno sterminato cimitero centrale del pianeta, Terrestra, da situare questa volta in Turchia. Anche qui si progettano ponti aerei e infrastrutture che consentano a tutti di vistare il grande cimitero, e l’idea incontra uno sterminato successo. Vedremo se anche nella realtà andrà proprio così. Stampa Articolo