Marco Zatterin, La Stampa 3/9/2007, 3 settembre 2007
Benita Ferrero-Waldner non perde il suo garbo nemmeno quando ammette una realtà che fatica a mandare giù
Benita Ferrero-Waldner non perde il suo garbo nemmeno quando ammette una realtà che fatica a mandare giù. «La Russia è diventata molto più assertiva» dice la ministra degli Esteri della Commissione Ue, austriaca con fascino da vendere, soprannominata Ferrero-Küsschen, il bacio Ferrero, per i modi comunque delicati anche nelle trattative più dure. Si spiega: «Mosca è nuovamente forte dal punto di vista economico e vuole giocare tutte le sue carte per tornare a essere una potenza politica». Di qui l’atteggiamento spregiudicato di Putin che Sarkozy ha definito «brutale». Cosa che l’ex ministro degli Esteri di Vienna magari pensa pure, ma non direbbe mai così a muso duro. I suo messaggi arrivano tra le righe. Diplomazia dolce, pugno di ferro e il più classico dei guanti di velluto. «Il nostro interesse è avere buone relazioni con la Russia perché c’è una diffusa interdipendenza fra i nostri due sistemi. Però, come sempre accade in tutte le buone relazioni, bisogna essere in due a ballare il tango». Qual è lo scoglio? «Ci sono ostacoli che dobbiamo rimuovere in modo da far decollare l’accordo di partnership e cooperazione. Il caso della carne polacca è lampante: due anni senza far rientrare una disputa ingiustificata». E i russi? «Ci aspettiamo molta più flessibilità anche da parte loro». Sennò niente partnership? «Avremmo dovuto avviare la trattativa da un anno. Siamo stati aperti e flessibili. Ma se la Russia non ci ripaga con la stessa moneta possiamo continuare a vivere benissimo senza un accordo. Sappiamo che Mosca è in una fase preelettorale, il che non semplifica le cose». Come far cambiare idea a un’opinione pubblica sempre più scettica sul ruolo dei russi e convincerla che non c’è ragione di averne paura? «Una risposta è l’adesione della Russia al Wto, cosa che noi abbiamo sempre sostenuto. Deve avvenire al più presto. Il fatto che sia fuori le permette condizioni di gioco differenti. Allo stesso tempo non dobbiamo rinunciare alla decisa tutela dei nostri valori democratici, a partire dai diritti umani». Altro terreno difficile. O no? «Sono state arrestate alcune persone che avrebbero partecipato all’omicidio Politkovskaja. Non possiamo valutare le prove, ma sembra un passo nella giusta direzione. E’ positivo che si siano mossi. Sarebbe importante se ci fosse data qualche assicurazione sul fatto che i veri colpevoli finiranno davanti alla Giustizia». L’energia è un esempio di come l’Ue non riesce a parlare con una voce sola. Ci sono proclami a Bruxelles e poi gli accordi bilaterali. Non è bello. «Vero. Dovremmo avere una politica unica e una sola strategia. Il nuovo Trattato dovrebbe consentirci di lavorare in modo più coerente con una migliore visibilità dell’Ue nei confronti del mondo esterno». Esiste una politica estera comune senza il Regno Unito? «L’Europa è cresciuta a piccoli passi e sono ottimista sul futuro. Prenda l’ultimo discorso di Sarkozy. Il messaggio è che la Francia non farà nulla da sola, ma valuterà le sue decisioni con il resto dell’Ue. Con la Merkel, e spero con Gordon Brown, può contribuire a consolidare il ruolo dell’Unione». Vede un Sarko filoamericano? «Vuole essere un buon alleato degli Stati Uniti. Anche la sua vacanza è servita a dimostrare che è ben disposto nei loro confronti, senza togliere che intende mantenere un certo grado di indipendenza». attivo. Dopo le infermiere bulgare preme per la Betancourt. La politica degli ostaggi? «Le questioni umanitarie sono importanti per lui e la signora Sarzkozy. Sono contenta che insieme abbiamo trovato una soluzione coi libici. Ci lavoravamo da anni e il risultato è venuto». C’è chi pensa che abbia rubato gli onori del successo. «Ho detto ciò che penso. Il caso Betancourt è complesso, diverso da quello libico. Molti hanno provato. Lo stesso presidente colombiano ha fallito». L’Italia spinge per la risoluzione Onu contro la pena di morte. Il sostegno europeo non sembra troppo convinto... «Non è vero. Tutta l’Ue è per la moratoria. La questione è che bisogna scegliere il momento giusto per agire. L’affermazione dipende molto dai tempi». Il momento è adesso? «E’ un problema su cui bisogna ragionare a fondo».