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 2007  settembre 03 Lunedì calendario

FRANCESCO SISCI

PECHINO
 la fine di quasi 60 anni di guerra fredda e calda in Corea e in Asia, è la fine dell’isolamento internazionale della Corea del Nord, l’ultimo regno appartato e solitario del mondo, è una nuova pagina per l’Asia, ricca di ripercussioni positive anche sulle vicende dell’Iraq e dell’Afghanistan. O almeno è ciò che sembra in queste ore, dopo che Pyongyang ha accettato di smantellare tutte le sue strutture nucleari entro la fine dell’anno.
L’annuncio è arrivato ieri, al termine di una lunga riunione a Ginevra tra una delegazione americana, guidata dall’assistente segretario di Stato Usa Christopher Hill, e una nordcoreana presieduta da Kim Gye Gwan. I due hanno spiegato separatamente ai giornalisti l’accordo. Secondo la versione di Hill, «la Corea del Nord fornirà una dichiarazione completa di tutti i suoi programmi nucleari e li smantellerà entro la fine del 2007». Kim è stato più laconico affermando senza citare date: «Abbiamo chiarito, e abbiamo mostrato chiara disponibilità di dichiarare e smantellare tutte le attrezzature nucleari».
Il prossimo giro dei colloqui a sei, con Corea del Sud, Cina, Giappone e Russia, previsto per metà settembre, fornirà un’agenda più dettagliata. La questione era molto delicata perché esisteva ancora un divario tra gli impegni richiesti dagli americani e ciò cui i nordcoreani avevano invece acconsentito. Gli americani volevano la dichiarazione completa e lo smantellamento del programma nucleare di arricchimento del plutonio e dell’uranio. Pyongyang invece era rimasta finora ambigua accettando lo smantellamento del programma più noto, sul plutonio, ma sorvolando su quello più segreto e pericoloso dell’uranio. Un accordo simile era stato raggiunto con la Libia un paio di anni fa.
In cambio gli Usa sono pronti a una serie di concessioni politiche ed economiche. La Corea del Nord potrebbe venire depennata dalla lista americana di Paesi complici del terrorismo e gli Usa potrebbero lavorare per una normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Inoltre, a Washington non escludono anche un aiuto americano per la questione energetica, compreso un possibile trasferimento di tecnologia per la costruzione di una centrale atomica ad acqua leggera (che non produce materiale per armi nucleari).
I diplomatici coinvolti nelle trattative erano comunque prudentemente ottimisti da qualche mese, da quando cioè Pyongyang aveva accettato di ritornare ai colloqui a sei accettando anche un programma graduale di aiuti. Il primo passo concreto era stato quello di restituire a Pyongyang i 25 milioni di dollari di fondi congelati in un istituto di Macao, il Banco Delta Asia. Questi fondi erano, secondo le accuse americane, denaro riciclato proveniente da attività come la falsificazione di dollari e il commercio di stupefacenti. Ed era denaro che in qualche modo faceva capo allo stesso leader del regime nordcoreano, Kim Jong-il.
Dopo i colloqui a sei a settembre dovrebbe avere luogo a Pyongyang a ottobre il vertice tra Kim Jong-il e il presidente sudcoreano Roh Moo-hyun. Questi due prossimi appuntamenti dovranno assicurare forniture al Nord di energia e aiuti alimentari, alla vigilia di un inverno che potrebbe essere molto duro. Nelle settimane scorse la Corea del Nord è stata devastata da inondazioni che hanno ucciso centinaia di persone.
Ma al di là dei prossimi passi tattici, Stati uniti, Giappone e Cina in particolare si stanno già preparando a colloqui di più ampio respiro che pongano le basi per il futuro strategico della regione. La normalizzazione della Corea del Nord mette in una luce diversa la presenza militare americana in Corea del Sud e Giappone. Questa presenza, giustificata dalla foglia di fico nordcoreana, viene vista dalla Cina come una minaccia indiretta, ma anche come una garanzia contro una eventuale corsa al riarmo di Tokyo.
Inoltre un successo della strategia pacifica americana in Corea potrebbe incoraggiare Washington a usare più attivamente l’arma diplomatica anche con l’Iran, coinvolgendo forse ancora la Cina.