Farian Sabahi, La Stampa 3/9/2007, 3 settembre 2007
Con quello che probabilmente è un bluff, il presidente iraniano Ahmadinejad è riuscito ancora una volta ad allarmare la comunità internazionale
Con quello che probabilmente è un bluff, il presidente iraniano Ahmadinejad è riuscito ancora una volta ad allarmare la comunità internazionale. Rivolto a un gruppo di studenti islamici a Teheran, ha dichiarato che l’Iran avrebbe raggiunto l’obiettivo delle tremila centrifughe in grado di arricchire l’uranio. Se così fosse, si tratterebbe di un risultato importante di medio periodo perché - secondo quanto rivelato da una recente inchiesta dell’Institute for Strategic Studies di Londra - permetterebbe di costruire l’atomica nel giro di 9-11 mesi. Quello del presidente iraniano è quasi certamente un bluff, visto che proprio la scorsa settimana l’Aiea aveva accertato l’esistenza di sole 1.968 centrifughe. Sul fronte interno l’obiettivo di Ahmadinejad è cercare consenso per risalire la china dopo le recenti dimissioni del ministro del Petrolio, dell’Industria e del direttore della Banca centrale. Sul fronte della politica estera, sfida ancora una volta la comunità internazionale e porta avanti ad oltranza la politica dei neoconservatori che stanno dominando la scena. Nella Repubblica islamica non tutti vogliono il nucleare e tra i politici i pareri sono contrastanti, anche se si discute sempre e soltanto di scopi civili e quindi in linea con il Trattato di non proliferazione. opinione diffusa che il costo della ricerca sia troppo alto e che la costruzione di centrali possa rendere il paese ancora più vulnerabile in caso di bombardamento. A coloro che rivendicano il diritto del nucleare a scopo di prestigio, sono ormai in molti a ribattere che il gioco non vale la candela poiché le sanzioni puniscono l’economia. Tra i pragmatici che vorrebbero una sospensione del programma nucleare per evitare un bombardamento statunitense o israeliano c’è l’ex presidente Rafsanjani. Contro i suoi fedelissimi si è scagliato Ahmadinejad che ha fatto implicitamente riferimento a Hossein Moussavian, vicedirettore di un Istituto di ricerca dipendente dal Consiglio per la determinazione delle scelte, un organo di arbitraggio il cui capo è Rafsanjani. Ex componente della squadra di negoziatori sul nucleare, Moussavian era stato arrestato a maggio con l’accusa di avere attentato alla sicurezza nazionale per avere fornito informazioni a stranieri ed è stato poi liberato su cauzione. La strategia di Ahmadinejad riduce al minimo la fiducia della comunità internazionale nelle buone intenzioni dell’Iran. Ed è il riflesso della militarizzazione della politica iraniana, dove alcuni generali dei pasdaran vestono i panni di deputati e ricoprono varie cariche pubbliche. Sono loro a cercare il confronto con la comunità internazionale, svilendo il paziente lavoro dell’Aiea, perché le pressioni esterne permettono di reprimere ulteriormente la società civile. Intanto, da Teheran arriva la disponibilità a riprendere i colloqui con gli Stati Uniti per la sicurezza dell’Iraq, come a sottolineare il ruolo strategico dell’Iran in Medio Oriente. Quale sarà la prossima mossa di Ahmadinejad? Ancora non lo sappiamo ma, per evitare di essere preso alla sprovvista, il Pentagono, a quanto pare, ha pronto un piano di attacco preventivo per annientare l’intero apparato militare iraniano. E se Washington dovesse credere ancora al miraggio dei negoziati, Israele sarebbe pronta a mettere in atto i propri piani d’attacco. Senza aspettare l’ok degli Stati Uniti. Stampa Articolo