Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 03 Lunedì calendario

La revisione della spesa pubblica che vuol fare Tommaso Padoa-Schioppa è una vera rivoluzione, e io mi aspetto che riesca a sconfiggere le resistenze dei ministri di spesa (che saranno durissime) per lo meno almeno in alcuni casi emblematici

La revisione della spesa pubblica che vuol fare Tommaso Padoa-Schioppa è una vera rivoluzione, e io mi aspetto che riesca a sconfiggere le resistenze dei ministri di spesa (che saranno durissime) per lo meno almeno in alcuni casi emblematici. Quanto alle tasse, non credo che si debba aspettare all’infinito il risanamento prima di tagliarle: l’extra-gettito della più efficace lotta all’evasione deve servire a finanziare tagli delle aliquote dei lavoratori dipendenti. Però questo va fatto con una cautela, cioè va verificato che quell’extra-gettito ci sia davvero». Così Giacomo Vaciago, docente di politica economica alla Cattolica di Milano ed ex sindaco ulivista di Piacenza. Che cosa vede di nuovo nella strategia di Padoa-Schioppa? «Finora nelle Finanziarie si è dibattuto, anno dopo anno, di come trovare i soldi per le spese nuove, ma non si sono mai messe in discussione le spese ”storiche”, quelle decise in passato. Certe scuole restano aperte anche se non hanno più studenti, e gli insegnanti e i bidelli continuano a ricevere gli stipendi. Ci sono musei dove non va quasi nessuno ma rimangono aperti. Si continua a finanziare nel 2007 capitoli di spesa aperti per il terremoto del 1908 e cose simili. Di questa massa di spese fisse che costituiscono il grosso del bilancio pubblico finora non si parlava nelle Finanziarie, adesso invece Padoa-Schioppa vuol fare la ”spending review” di tutto quanto». Ma le sembra una cosa seria? Realistica? «Che sia una cosa nuova e seria è dimostrato dal fatto che i ministri di spesa sono subito insorti a gridare ”ma siete matti?”. E credo sia realistica perché è scritta nel Dpef sottoscritto da tutti. L’anno scorso Padoa-Schioppa ha fatto pagare più tasse per finanziare nuove spese, quest’anno fa sul serio e credo che intraprenderà una dura lotta per logorare le resistenze dei ministri». Facciamo esempi. Dove si taglia? «Nella scuola, e nel pubblico impiego in genere, bisogna abolire gli scatti di anzianità. Gli aumenti di retribuzione vanno riconosciuti esclusivamente per merito. Nella sanità ci sono molti ospedali buoni, anche eccellenti, ma ce ne sono centinaia che si sa da anni che andrebbero chiusi, senza danno per i cittadini e con enorme risparmio». Un ospedale da chiudere? «L’Umberto I di Roma». Nei lavori pubblici si può risparmiare? «Neanche un euro si può risparmiare sulla manutenzione delle infrastrutture, che anzi è molto carente e ha bisogno di più risorse. Ma prima di fare opere pubbliche nuove bisogna rimettere in sesto quelle che abbiamo già». Che cosa pensa del ritornello: prima il risanamento, e solo dopo il taglio delle tasse? «Negli ultimi due anni c’è stata una crescita dell’economia che ha prodotto più entrate fiscali. Questo extra sarebbe dovuto andare alla riduzione del debito, anche se poi per la gran parte, in realtà, è stato mangiato dalle spese. Invece l’extra-gettito della lotta all’evasione va redistribuito subito ai non evasori, abbassando le aliquote dei lavoratori dipendenti. Però non credo alla favoletta che racconta Visco, cioè che l’anno scorso gli evasori, spaventati dalla vittoria del centrosinistra, si siano messi immediatamente a pagare più tasse. Se la lotta all’evasione è diventata più efficace lo è da pochi mesi, e sapremo solo a fine anno quanto ha reso, e quanto va distribuito ai dipendenti. Per ora credo che il tesoretto sia quasi tutto del primo tipo, cioè dovuto alla crescita del pil, e vada diretto al debito. L’anno prossimo anche ai lavoratori».