Stefano Lepri, La Stampa 3/9/2007, 3 settembre 2007
STEFANO LEPRI
ROMA
Oggi comincia a pieno ritmo il lavoro sul disegno di legge finanziaria, per cominciare a mettere insieme un po’ di numeri. Rientrato stabilmente in sede anche Vincenzo Visco, il prossimo appuntamento al Tesoro tra ministro, viceministri e sottosegretari è fissato per dopodomani 5 settembre. Tommaso Padoa-Schioppa sta facendo mettere insieme i dati per dimostrare che lo Stato italiano spende male, e che i tagli alle spese sono la prima necessità; li inserirà in un «libro verde» da presentare la settimana prossima.
Come mai per la scuola spendiamo più degli altri Paesi europei, anche utilizzando un maggior numero di docenti rispetto agli studenti (9,2 nelle elementari, contro 6,8 nella media europea), con risultati più modesti ai test? Come mai all’Italia costa più che ad altri Paesi l’amministrazione della giustizia, e le cause civili sono le più lente d’Europa, tre anni in tutto per una sentenza di divorzio tra prima e seconda istanza? E perché le Regioni dove l’assistenza sanitaria è più efficace, Lombardia Emilia e Toscana, spendono meno di Regioni dove è peggiore?
La battaglia sarà dura: perché le spese in fondo premono più di tutto anche ai politici che tutti i giorni proclamano di voler ridurre le tasse. C’è già nel governo un clima di rivolta contro il ministro dell’Economia, che per il 10 al più tardi attende le proposte dei suoi colleghi su dove tagliare a fronte dei nuovi interventi richiesti. Né sarà facile far restare snella una legge finanziaria in un Parlamento che l’anno scorso l’ha appesantita fino alla lunghezza di un romanzo, infilandoci dentro anche il credito di imposta alle piccole e medie imprese di produzioni musicali per «opere prime o seconde di artisti emergenti».
Tutti chiedono di essere consultati prima. Prodi e Padoa-Schioppa hanno in testa un calendario di massima ma per ora niente date. L’arma del ministro è semplice: senza tagli, niente nuove spese. Il minimo assoluto da mettere insieme per la manovra potrebbe essere perfino inferiore ai 10 miliardi di euro: se non si trova di più, gli altri interventi saranno rinviati. Rispetto ai calcoli riportati a luglio nel Dpef 2008-2011, il governo può contare per il 2008 su 4-5 miliardi di euro di gettito fiscale in più; ma nel frattempo si sono anche rafforzate le spinte a un calo delle tasse, oltre alla semplice «tregua» finora prospettata da Padoa-Schioppa. Tra sgravi all’Ici (prima tranche, da ampliare poi nel 2009), parallelo intervento sugli affitti, e «assegno per i figli» servono minimo un paio di miliardi.
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