Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 03 Lunedì calendario

Padoa-Schioppa vuole tagliare la spesa pubblica? Cominci dai costi della politica. Prodi è d’accordo? Se ha coraggio, faccia un Prodi-bis con soli 15 ministri, come in Germania e in Spagna»

Padoa-Schioppa vuole tagliare la spesa pubblica? Cominci dai costi della politica. Prodi è d’accordo? Se ha coraggio, faccia un Prodi-bis con soli 15 ministri, come in Germania e in Spagna». Per il senatore Cesare Salvi queste sarebbero le iniziative serie e concrete. L’ex ministro del lavoro poi chiede alla Sinistra democratica di cui fa parte, di partecipare alla manifestazione del 20 ottobre alla quale ha aderito Rifondazione e Pdci: «Non è sopportabile questo maccartismo intimidatorio di D’Alema». La sua parte politica contrasterà i tagli alla spesa pubblica annunciati da ministro dell’Economia? «Padoa-Schioppa non dice cose insensate rispetto a chi chiede la riduzione della pressione fiscale. Tutti capaci di promettere meno tasse. Il problema non è demonizzare il ministro dell’Economia, ma cosa va tagliato. Comincerei dai costi della politica. Io e Villone, con la nostra proposta di legge, abbiamo fatto un calcolo di 6 miliardi. Confindustria di 4 miliardi. Il ministro Santagata con il suo disegno di legge del quale si sono perse le tracce, di 1,3. Prendiamo quello che scrive il Sole 24 Ore su Sviluppo Italia e guardiamo cosa sta succedendo in questo ente inutile: nessuno pone un freno. Ma io ricordo che quello che abbiamo scritto in Finanziaria per abolire Sviluppo Italia: è stato aggirato». E i tagli ai ministeri? «Certo ci sono spese che possono essere ridotte ma bisogna entrare nel merito dei tagli. Se si cominciasse a ridurre i membri del governo, dei parlamentari, dei consiglieri regionali..., altro che risparmi!» Ma ci vorrebbe un Prodi bis. «E perchè no? Qualcuno deve mettersi un po’ da parte. Non è lo stipendio del ministro o del sottosegretario che pesa, ma il fatto che ogni nuovo ministro reca con sè tesoretti individuali, comitati di consulenza. Altrimenti, poveretti, che devono fare: devono dimostrare che esistono, prendere iniziative e organizzare convegni. Se il governo non dà il buon esempio, allora anche le comunità montane gli fanno un pernacchione. Sarei contento se ci fosse un Prodi bis in questa chiave. Se Prodi non se la sente, alcuni ministri restino senza portafoglio. Che devo dire: se il problema è drammatico, e non se ne vogliono andare... Appena si è dimesso Giarretta da sottosegretario, subito hanno nominato un sottosegretario nuovo. Prodi dovrebbe avere il coraggio di dire che la Francia e la Spagna hanno dimostrato che bastano 15 ministri per governare. Se non se la sente allora faccia una norma con cui si ripristina la Bassanini fin dal prossimo governo e intanto decurti fortemente tutto ciò che è superfluo. Padoa-Schioppa dia un segnale in questo senso e dica ”quando parlo di taglio di spesa comincio dai costi della politica”. E allora noi ti sosteniamo perché la Sinistra democratica non è il partito della spesa, al contrario del Pd che è bulimico di posti». Lei propone di manifestare il 20 ottobre. Mussi ha dei dubbi. «Mussi giustamente era preoccupato che la manifestazione fosse un attacco al governo e al sindacato. Allora chiariamo bene la piattaforma dell’iniziativa e diamo agli italiani che ci hanno votato il diritto di dire ”rispettate il programma per cui vi abbiamo votato”. Adesso c’è un attacco alla libertà di manifestare. Quello di D’Alema e di altri è maccartismo. Non puoi andare in piazza, altrimenti ti devi dimettere ministro o sei responsabile della crisi di governo. D’Alema dovrebbe ricordare che il governo è caduto una volta ma al centro quando lui venne al Senato a parlare di politica estera. Turigliatto fu cacciato per aver votato contro mentre mancarono i voti centristi. Chi minaccia ogni giorno di cambiare alleanze e di far cadere il governo è il ministro della Giustizia e non quello degli Affari sociali Ferrero. Quindi è maccartismo e anche deformazione della verità per colpire il processo di unità a sinistra». Stampa Articolo