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 2007  settembre 03 Lunedì calendario

GIUSEPPE DEL BELLO

DAL NOSTRO INVIATO
VIENNA - Associazione di due molecole per rivoluzionare la terapia del diabete. Alla base della storica svolta due farmaci, già noti e ampiamente utilizzati anche in Italia nel trattamento dell´ipertensione arteriosa: sono risultati efficaci a ridurre drasticamente le complicanze di una malattia che colpisce 246 milioni di individui in tutto il mondo e oltre tre milioni in Italia. A questa conclusione sono giunti gli autori di uno studio, il più ampio finora condotto al mondo su 11.140 diabetici, presentato ieri nella sessione plenaria della prima giornata del Congresso Europeo di Cardiologia che si concluderà mercoledì a Vienna.
I numeri che emergono dal lavoro che sarà pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet spiegano l´ottimismo dei ricercatori: insieme, il Perindopril (appartenente alla classe degli Ace-inibitori) e l´Indapamide (un diuretico), entrambi validi per abbassare la pressione arteriosa, sono riusciti a ridurre la mortalità globale e quella conseguente ad accidenti cardiovascolari, rispettivamente del 14 e del 18 per cento. «Dati straordinari», li definisce il professor Roberto Ferrari, presidente eletto della Società Europea di Cardiologia e ordinario all´università di Ferrara, «perché questo significa la salvezza per milioni di malati, sia perché ci saranno meno vittime, sia per la diminuzione di infarti e ictus che si otterrà nei diabetici. La combinazione delle due molecole agisce indipendentemente dai valori pressori, funzionando negli ipertesi e in quelli con pressione normale». Ma l´Advance, oltre ad offrire un nuovo approccio terapeutico, costringe ad una rivisitazione del diabete in termini scientifici. «Finora la ricerca si è concentrata sui problemi metabolici della malattia», continua il docente, «per esempio, tenendo sotto rigido controllo il livello glicemico, mentre da oggi, pur essendo quest´ultimo un fattore da non trascurare, si dovrà attribuire maggiore importanza alll´ace-inibitore per salvaguardare l´endotelio vascolare. Insomma anche il diabete potrebbe essere classificata patologia dei vasi e non più metabolica. Anche perché le complicanze di tipo cardiovascolare rappresentano per il 60 per cento dei pazienti affetti da diabete di tipo 2 la più frequente causa di morte».
Il sistema vascolare, se le pareti interne sono indenni da alterazioni di tipo aterosclerotico (placche), assicura un´ossigenazione dei tessuti senza il rischio di eventi trombotici. Claudio Ceconi, anche lui cardiologo all´università di Ferrara, paragona le lesioni della parete interna delle arterie (endotelio) ad un pavimento «quando le piastrelle si staccano si può andare incontro a meccanismi pericolosi, come le placche aterosclerotiche che ostacolano il normale flusso del sangue e possono addirittura occludere il lume del vaso». Ancora più ottimistiche le proiezioni che, secondo gli esperti, tra 5 anni grazie al nuovo protocollo (tra l´altro privo di effetti collaterali), indicano in un milione e mezzo le vite salvate in tutto il mondo e 40 mila solo in Italia. «I risultati dello studio», ne è sicuro Stephen MacMahon del George Institute for International Healh di Sydney e coordinatore dell´Avance, «avranno importanti ripercussioni sulle linee guida, sulla pratica clinica e sulle politiche sanitarie ». Il farmaco, che riunisce in una sola pillola le due molecole e agisce contrastando l´irrigidimento delle grandi arterie negli ipertesi e preservando l´endotelio dalle alterazioni microvascolari, in Italia è prescrivibile dal medico di famiglia.