Javier Moreno, la Repubblica 3/9/2007, 3 settembre 2007
INTERVISTA A ZAPATERO
JAVIER MORENO
Possiamo considerare questa intervista come un bilancio della legislatura?
«Se il bilancio è anche un progetto per il futuro, andiamo avanti».
In realtà, la campagna elettorale comincia oggi, con la ripresa dell´attività politica. Le elezioni saranno a marzo, come previsto?
«A marzo, saranno a marzo. Rimangono più di 30 leggi in Parlamento, vogliamo approvarne il più possibile, alcune di esse sono molto importanti in ambito sociale. Dobbiamo sfruttare la legislatura fino all´ultimo minuto».
Ricorderà di sicuro quel gruppo di giovani che la sera della sua vittoria elettorale le gridava: "Non ci deludere".
«Di quella serata ricordo due cose. La prima, è il minuto di silenzio che abbiamo osservato per le vittime dell´11 marzo, e l´impegno che ho assunto di onorarne la memoria e in secondo luogo, quel "non ci deludere". Ho sempre interpretato quel "non ci deludere" come governare a partire dalla verità e mantenendo gli impegni. Se abbiamo deluso o no, starà a loro dirlo».
Ma dovrà affrontare la prossima campagna elettorale assicurando a quei giovani che non li ha traditi...
«Assicurandoli che continuerò a lavorare per migliorare la loro formazione, perché abbiano un posto di lavoro più stabile. Abbiamo guadagnato posti di lavoro, abbiamo guadagnato in sicurezza sul posto di lavoro. Dobbiamo fare più sforzi nel settore della casa, e garantire una convivenza per un paese che si comporti nel mondo con i valori che ha la maggioranza».
L´altro grande punto è il negoziato con ETA. ovvio che anche questo ha rappresentato un fattore di logoramento.
«Il dovere di un governo è quello di combattere, di prevenire e lottare per farla finita con la violenza terroristica. Questo è quello che ho fatto fin dal primo giorno. E uno si assume la responsabilità del governo non solo per affrontare i problemi facili, ma anche quelli difficili. mio dovere e mia responsabilità. ovvio che la democrazia ha già vinto la partita con i violenti. Riguardo a ETA, c´è solo da chiedersi quanto durerà, ma mai che cosa riuscirà a ottenere, perché non otterrà niente».
Da dove crede che dovranno passare le linee generali della prossima legislatura?
«Ci sono tre obiettivi fondamentali. Il primo è completare, arrivare alla meta della nuova economia, che abbiamo cominciato a produrre in questo tempo, vale a dire, fare un paese più competitivo. In secondo luogo, metterci all´altezza dei paesi con più prestazioni, con più politiche sociali d´Europa e quindi del mondo. Ci possiamo riuscire in materia di educazione, in materia di sanità, in materia di pensioni, in materia di aiuti alla famiglia, dove abbiamo aperto uno scenario finora praticamente inedito».
Quello sarebbe l´orizzonte al quale la Spagna deve aspirare nel 2012?
«No, non nel 2012. Bisogna essere più ambiziosi. Da due anni abbiamo una crescita superiore a quella di Stati Uniti, Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Canada, Giappone. Nel momento delle turbolenze finanziarie, la Spagna cresce al 4%, mentre la maggior parte delle grandi economie è intorno al 2%. La maggior parte dei paesi ha un deficit pubblico e noi abbiamo un surplus di bilancio. Nel 2010 saremo il paese con più chilometri di ferrovia ad alta velocità del mondo, e il paese con più chilometri di autostrada d´Europa. Siamo un paese con un muscolo economico e sociale straordinariamente potente. Questo ci permetterà nel 2010, vale a dire tra due anni, di essere in testa in quanto a infrastrutture, a capitale fisico, come paese, che continua a essere fondamentale. Nel frattempo, siamo in grado di salire molti scalini nella politica sociale. Una delle priorità che abbiamo è quella delle pensioni, abbiamo fatto un grande sforzo in materia di pensioni.
La sua scommessa iniziale in politica estera fu sull´asse franco-tedesco nella Ue come alternativa all´appoggio di Aznar alla guerra in Iraq. Che cosa rimane di quella impostazione dopo l´elezione della Merkel e di Sarkozy?
«La nostra politica estera ha avuto dei vettori e delle linee definite e di successo. Uno: europeisti, attivi e costruttivi. Due, seconda linea: il rapporto preferenziale con i nostri vicini. un principio di politica estera molto conveniente. Marocco, Algeria, Portogallo e Francia. Un rapporto preferenziale. Tre: abbiamo rafforzato la nostra presenza latinoamericana in termini politici. Quattro: prima ho detto che la Spagna in questo periodo ha smesso di stare dove non doveva stare, è uscita da dove non doveva stare e ha cominciato a stare dove non stava ed è conveniente che stia. Specialmente in Africa e in Asia, dove in termini politici, economici e di cooperazione stiamo cambiando le cose. E infine, la Spagna è diventata un paese esemplare nell´appoggio alle istituzioni multilaterali e in particolare delle Nazioni Unite.
(Copyright El Pais-la Repubblica/traduzione di Luis Moriones)