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 2007  settembre 03 Lunedì calendario

TORINO

Per tre giorni, non in segreto ma con grande discrezione, i 50 massimi dirigenti dell´Onu si sono riuniti in Italia, a Torino, guidati dal nuovo segretario generale Ban Ki Moon. stato quasi un ritiro spirituale, convocato attorno alla sede dell´UN Staff College, la scuola dei dirigenti delle Nazioni Unite guidata da Staffan de Mistura. Ieri, al termine dei lavori il segretario Ban ha accettato di rispondere alle domande di Repubblica. Sull´annuncio che la Corea del Nord smantellerà definitivamente il suo arsenale nucleare, il sud-coreano Ban è molto, molto cauto: «Vedremo, se la notizia sarà confermata si tratterà di uno sviluppo molto incoraggiante, ma per ora io vorrei parlare della crisi che affronterò questa settimana, quella del Darfur».
Segretario, lei parte direttamente da Torino per un viaggio in Sudan, nel Darfur, in Ciad e Libia. In quattro anni in Darfur si sono avuti 300 mila morti, due milioni di profughi, una guerra costruita attorno allo sterminio di donne e bambini che ancora non è stata fermata.
«Il Darfur è al primo punto nella mia lista delle crisi da affrontare: da quando in gennaio ho iniziato il lavoro da segretario generale, ho speso buona parte delle mie energie su questo dossier. Ci sono stati dei progressi, ma il successo deve essere completo: la crisi del Darfur deve essere risolta. La mia visita avviene in un momento cruciale: il 31 luglio il Consiglio di Sicurezza ha approvato la risoluzione 1769 che crea una forza di peacekeeping di 26mila uomini. In questa visita innanzitutto discuterò con il presidente sudanese Bashir la necessità di agevolare il dispiegamento della forza di pace, per riportare la pace e la sicurezza rapidamente. Secondo punto: bisogna accelerare il processo politico, il negoziato fra le parti in campo. Visiterò Juba, nel Sud Sudan, per verificare come procede il processo di riconciliazione Nord-Sud. Poi a El Fasher, nel Darfur, controllerò la situazione che sul campo troveranno gli uomini della forza di peacekeeping e proverò ad incontrare alcuni leader locali; vorrei visitare anche i campi in cui trovano rifugio le persone che sono state colpite. In Ciad la crisi umanitaria provocata dall´afflusso dei profughi dal Darfur è molto seria: le relazioni fra quel governo e il Sudan sono critiche, i leader dei due governi devono lavorare alla loro riconciliazione. Ancora: la via visita continuerà in Libia, dove vedrò Gheddafi che in questi mesi ha giocato un ruolo positivo a livello regionale per rafforzare il processo di pace. Voglio chiedere a Gheddafi di continuare ad offrire il suo sostegno al dialogo politico tra i paesi coinvolti nella crisi del Darfur».
Per la prima volta l´Onu metterà in piedi un´operazione con l´Unione Africana: sarà la UA ad offrirvi buona parte dei 26 mila soldati della forza per il Darfur. una sfida che potrebbe crearvi dei problemi, molti si chiedono come funzionerà una forza ibrida Onu-Ua.
«Questa è una buona domanda: una forza di pace di questo tipo è una assoluta novità nella storia delle operazioni di pace dell´Onu, in termini di dimensione della forza e di guida congiunta delle operazioni tra Onu e Unione Africana. Fino ad oggi l´Onu ha condotto le operazioni di pace con i contributi di stati membri o di organizzazioni, utilizzando risorse e contributi di vari Paesi. Noi abbiamo negoziato ogni aspetto della composizione e della gestione dell´Operazione Darfur: c´è una divisione dei compiti chiara e concordata. Al momento abbiamo ricevuto offerte di soldati dai Paesi africani superiori alle necessità della forza; adesso però abbiamo bisogno di assetti tecnici, logistici, di capacità di trasporto aereo, e in questo speriamo nel contributo dei paesi europei, anche dell´Italia. Al vostro governo in particolare chiediamo aiuto nel trasporto aereo: sarebbe molto apprezzato dall´Onu».
 sicuro che il governo sudanese ha deciso di collaborare? L´Onu entra in uno stato Stato sovrano che arma le milizie che l´Onu dovrebbe fermare.
«No, non si tratta di entrare in uno stato sovrano: si tratta di applicare una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza, l´organismo decisionale delle Nazioni Unite. Una decisione adottata con consenso dal Consiglio: il governo sudanese ha dato il suo accordo a questa risoluzione, e questa missione si farà con il suo accordo. Ieri qui, a Torino, ho avuto una lunga discussione telefonica con il presidente sudanese Bashir, che mi ha anticipato che collaborerà con la forza di pace Onu-Ua. Mi ha detto che farà di tutto per aiutare logisticamente la missione».
Segretario generale, 4 anni fa a Bagdad l´Onu subiva l´attentato più devastante nella sua storia, saltava il vostro quartier generale, veniva ucciso anche l´inviato speciale Segio Vieira de Mello. Adesso una nuova risoluzione ha deciso che l´Onu debba tornare in forze in Iraq, per occuparsi dei destini di quel paese sull´orlo della disintegrazione.
«La risoluzione 1770 chiede alle Nazioni Unite di rafforzare la nostra presenza e il nostro contributo a Bagdad. La situazione in Iraq è un problema assai serio per tutti i Paesi del mondo: la comunità internazionale deve offrire collettivamente il suo sostegno per risolvere la crisi. Dobbiamo aiutare il governo e il popolo iracheno a riportare pace e sicurezza nel loro Paese, a far ripartire con lo sviluppo. tragico vedere ancora ogni giorno soldati, civili, bambini uccisi nelle città irachene. L´Onu ha giocato un ruolo importante per promuovere la riconciliazione nazionale e per offrire assistenza umanitaria. Ma è vero che il nostro ruolo è stato limitato dalla situazione sul terreno, dalla mancanza di sicurezza: oggi, per questo tipo di problemi, abbiamo solo 65 funzionari schierati sul terreno. Migliorando le condizioni di sicurezza, vogliamo rafforzare la nostra presenza sul campo. L´Onu può aiutare le parti irachene a rafforzare il dialogo politico, possiamo naturalmente mobilitare l´assistenza umanitaria, come abbiamo già iniziato a fare. Ma soprattutto possiamo lavorare a un dossier decisivo, chiedere la collaborazione dei paesi della regione».
Tutti credono che presto gli americani annunceranno l´inizio del ritiro dei loro militari: è vostro dovere essere presente sui luoghi di crisi, ma qualcuno vi accuserà di sostituire gli americani, di «coprirli» per permettere loro di sfilarsi da una crisi che non riescono a gestire.
«Le Nazioni Unite non giocheranno un ruolo in sostituzione degli Stati Uniti. In Iraq gli Usa sono stati impegnati soprattutto nelle operazioni militari: quello che gli Stati Uniti decideranno in termini di strategia militare lo decideranno confrontandosi con la Forza multinazionale presente in Iraq. Quello che le Nazioni Unite faranno sarà di adempiere al loro dovere istituzionale, promuovere la pace, la democrazia, i diritti umanitari come fanno con i popoli di tutto il mondo».
Kosovo: sembrava una crisi già risolta, si è trasformato uno strumento del nuovo scontro globale Usa-Russia.
«Sul Kosovo il Gruppo di Contatto ha deciso di continuare il negoziato, mi presenteranno un rapporto il 10 dicembre. Le raccomandazioni del mio inviato speciale per il Kosovo (Marti Ahtisaari) non hanno ricevuto il consenso unanime del Consiglio di Sicurezza. Il negoziato va avanti, vorrei vedere progressi sostanziali: spero che nessuno voglia fare del Kosovo un strumento di confusione, di instabilità non solo nei Balcani, ma in tutta l´Europa».
Per tre giorni, a Torino, Ban Ki Moon e i suoi «manager» hanno sospeso le «ostilità», hanno trovato il tempo per riflettere e ragionare: « la mia seconda visita in Italia, devo ringraziare Torino. Il nostro «ritiro» è stato assolutamente utile, costruttivo, positivo. Per la prima volta nella storia Onu è stato organizzato un incontro dei vertici dell´organizzazione, tre giorni, per discutere le nostre strategie con i «senior manager» del sistema. Il focus era come fare meglio, come adempiere alle promesse che l´Onu fa al mondo e alle richieste che il mondo ci fa. Per far questo dobbiamo discutere anche del nostro modo di lavorare interno, del modo in cui operano e collaborano le nostre varie agenzie: dobbiamo costruire una «squadra Onu» sempre più unita, con un sistema di governance armonizzato per le sue varie istituzioni».
Da oggi la pausa di riflessione è finita: gli uomini dell´Onu ritornano a «combattere» per la pace. Lui, Ban Ki Moon, parte per l´Africa.