Renato Franco, Corriere della Sera 3/9/2007, 3 settembre 2007
MILANO
«Il programma si chiamerà Bombay, un nome che evoca un casino rumorosissimo. Niente a che vedere con Lugano». Ironico, tagliente, sempre sul filo del paradosso e un metro al di qua dell’assurdo. Gianni Boncompagni ricomincia da La7 e riparte da Bombay,
una lettura surreale, anarcoide e lunare dei fatti più attuali.
Promette «un programma diverso dal solito» Boncompagni che è regista e autore del programma con Giovanni Benincasa: «Ridiamo dalla mattina alla sera, speriamo che il pubblico ci segua. Abbiamo in testa mille cose, trovate, idee». A partire dalla scenografia che, altra promessa, sarà di qualità: «Noto che in genere la grafica e l’estetica vengono tenute in bassa considerazione. Sui canali Mediaset l’estetica è pessima. Alla Rai va un po’ meglio, c’è più tradizione».
A condurre una ragazza, ma niente veline mute o ragazzine telecomandate: Boncompagni cerca una conduttrice preparata, che conosce le lingue, legge i giornali. Intorno un «coro greco» di 150 ragazze. Per Boncompagni anche un’assente presenza: si vede e non si vede, si sentirà la sua voce e ci sarà qualche inquadratura in regia.
Il via a metà ottobre, domenica in seconda serata, in diretta. « un annuale». In che senso? «Sono tarato sulla quotidianità, tutti i miei programmi lo erano, così riuscivi a far passare il tormentone. Andare in onda una volta alla settimana è un’altra cosa, lasci poche tracce, a quel punto farlo una volta all’anno è uguale». In seconda serata. Altre ironie: «Forse alle quattro e mezza di mattina, ci vedranno gli ubriachi che rincasano a quell’ora. I democristiani invece saranno a letto da un bel po’».
Il filo del surreale è sempre teso, sotto c’è la rete. «A La7 è rappresentato tutto l’arco politico istituzionale: Luttazzi il democristiano, Crozza il socialdemocratico, Ferrara il comunista, Lerner il filoislamico.
E poi c’è la Bignardi che è dell’Azione Cattolica». Ammette: ha fatto programmi belli e brutti, cosa è rimasto nel cuore? «Mi sono divertito molto a fare Non è la Rai, era un paradiso terrestre. Programmi brutti ne ho fatti tanti, ma non ho pentimenti, mi sono sempre divertito a farli, mai annoiato». Spiega: «Contiamo di fare qualcosa di diverso, di buono, rischiando un po’. I programmi sono tutti uguali, anche i tg sono molto simili. Se gli assassini vanno in sciopero non sanno più che fare ». L’affondo, al solito sarcastico, è per Vespa e Mentana: «Puntano sulla cronaca, mai una puntata, che so, sul salto in lungo. Anzi organizzano tutto loro. A Garlasco è stato Mentana, la ragazza l’ha riconosciuto e gli ha aperto la porta. Vespa, travestito da calabrese, invece è quello della strage a Duisburg».
Inevitabile parlare di Ambra, madrina a Venezia: «Mi è piaciuta molto, è intelligente e brava, ha avuto una bella evoluzione: era una ragazzotta che ignorava i congiuntivi e il condizionale. Parlava solo all’indicativo ». Se non fosse così, non l’avrebbero invitata.