Giuseppina Manin, Corriere della Sera 3/9/2007, 3 settembre 2007
VENEZIA
Il sesto senso di Woody Allen è quello di colpa. Traboccante e inscalfibile per la gioia e la parcella del suo psicanalista, motore immobile di tanti suoi film per il nostro godere. «E’ tutta la vita che ci lotto contro. Gli ho anche fatto il verso, mi sono divertito a esasperarlo", confessa il regista, ieri applauditissimo protagonista alla Mostra. Stavolta però Woody non ha voglia di ridere. Stavolta, in Cassandra’s Dream
quegli eterni dilemmi morali li assurge in una severa apoteosi, usando come detonatore un delitto senza castigo e come esche due fratelli (Ewan McGregor e Colin Farrell) messi davanti alla più insidiosa delle proposte: uccideresti un uomo, uno sconosciuto, per far diventare realtà i tuoi sogni? Non dite subito sì. Passare dalla teoria alla pratica può innescare soprassalti inattesi. Il sogno di Cassandra (nel film il nome di una barca) genera incubi. Fatali per alcuni, meno per altri. «Ci sono due modi per raccontare il senso di colpa - teorizza Allen - . Quello che ho usato io tante volte, l’esagerazione paradossale virata in commedia, e quello, come accade in questo film, che lo mostra nella sua prospettiva più seria, dell’esplorazione morale ».
Due punti di vista, uno per fratello. «Entrambi carini, simpatici, cresciuti nello stesso ambiente. Ma uno con la coscienza del bene e del male e l’altro no». Un po’ come Caino e Abele... «Mi hanno fatto notare che il complotto fatale si svolge sotto un albero in un giardino... Non me ne ero reso conto: evidentemente queste storie bibliche emergono da sole, a tua insaputa». Sta di fatto che l’omicidio torna nei suoi film con una frequenza ormai allarmante.
«L’omicidio è la stampella del dramma, un espediente utile per tener viva l’attenzione e permettere di esplorare il resto spiega - . Dai grandi delitti della tragedia greca e di Shakespeare, ai suicidi di Arthur Miller. Togliersi la vita è un altro spunto drammatico per me molto interessante ».
Considerazioni poco allegre. Come poco allegro è parso ieri Woody.
Forse un po’ stanco per l’estate passata sul set spagnolo del nuovo film («Una commedia romantica con tocchi divertenti») forse un po’ segnato dalla morte del regista più ha amato, Ingmar Bergman. «La mia visione della vita di oggi è un cupo caos con qualche oasi di comicità - ammette quasi parafrasando Macbeth, "la vita è una storia senza senso raccontata da un idiota" - . La mia vocazione era la tragedia, ma siccome tutti dicevano che facevo ridere mi sono dedicato ad altro. Avrei tanto voluto scrivere Amleto, adesso che sono vecchio posso permettermi di farlo». Non si scorda però di citare i suoi maestri di comicità: «Groucho Marx in testa, ma anche Bob Hope, mi hanno molto influenzato. Invece io credo di non aver mai influenzato nessuno. Coppola, Spielberg, Scorsese hanno fatto scuola. Io no», sostiene Woody da pochi giorni anche in libreria, autore di
Pura Anarchia (Bompiani).
«Lavorare con Woody è diverso che con qualsiasi altro regista - interviene lo scozzese McGregor - . Con lui si gira in tempi brevi, spesso in unica ripresa, senza possibilità di ripetere. Questo ti costringe a un gran lavoro di preparazione. E se anche lui ti spinge a sentirti libero, a modificare le battute, quelle che ha scritto funzionano così bene che nessuno le cambia mai». Aggiunge l’irlandese Farrell: «Non c’è clima da carnevale sul suo set, ma un’atmosfera di grande pace e di semplicità».
Bruna, flessuosa, seduta tra i due «fratelli », c’è Hayley Atwell, l’attricetta che nel film ne seduce uno. «Un anno fa ho terminato la scuola di recitazione e subito arrivata la proposta di Woody. Un onore», ringrazia memore dei tanti talenti lanciati da Allen. A proposito, Woody, è vero che Scarlett Johansson è da considerarsi la sua nuova musa? La nuova Diane Keaton? «Ridiamo sempre quando lo dicono - risponde lui - . Ma Scarlett è solo una giovane attrice fantastica. Con lei ho girato tre film, e come attore ho partecipato a uno solo. Con Diane era un’altra cosa. E’ stata protagonista di otto o nove titoli e in tutti le ero accanto. C’era una chimica molto forte tra noi, ci divertivamo un sacco a recitare insieme ».