Sergio Romano, Corriere della Sera 3/9/2007, 3 settembre 2007
Il disarmo nucleare Sergio Romano sul Corriere di venerdì 31 agosto ha scritto che il disarmo nucleare gli sembra «soltanto una generosa utopia»
Il disarmo nucleare Sergio Romano sul Corriere di venerdì 31 agosto ha scritto che il disarmo nucleare gli sembra «soltanto una generosa utopia». Ma senza il Trattato di Nonproliferazione delle Armi Nucleari (Tnp), realizzato alla fine degli anni ’60, oggi diverse decine di Paesi, compresa l’Italia, disporrebbero di armi nucleari. Si o no? E un tale mondo sarebbe migliore o peggiore dell’attuale? Avrebbe consentito, un tale mondo, il realizzarsi di quella che i Gaja e i Ducci, quando si battevano contro l’adesione dell’Italia al Tnp, consideravano per l’appunto un’utopia, cioè che per oltre 60 anni armi nucleari non sarebbero mai più state usate, dopo le due terribili esperienze di Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945)? Il Tnp ha enormemente rallentato la proliferazione «orizzontale » delle armi nucleari, e ha fornito il quadro internazionale nell’ambito del quale è stato possibile per Sudafrica, nonché per Ucraina, Kazakhstan e Bielorussia, rinunciare agli arsenali nucleari di cui disponevano (nel caso di Ucraina e Kazakhstan, arsenali enormi, maggiori della somma di quelli di Inghilterra Francia e Cina). Il rischio di un collasso di tale regime oggi sussiste. La sola alternativa è il disarmo nucleare, del resto in qualche misura in corso di realizzazione, ancorché con insufficiente determinazione da parte dei principali protagonisti, in primis Stati Uniti e Russia. L’Italia e l’Europa dovrebbero più attivamente farsi carico di evitare tale collasso e le conseguenze catastrofiche che ne conseguirebbero. Francesco Calogero Professore di Fisica Teorica Università di Roma «La Sapienza»