Sergio Romano, Corriere della Sera 3/9/2007, 3 settembre 2007
Caro Romano, rispondendo a un lettore, scrive: «Mentre la Spagna d’oggi è pur sempre erede di uno Stato secolare, fiero del proprio passato imperiale, l’Italia è una giovane nazione afflitta da localismi e campanilismi
Caro Romano, rispondendo a un lettore, scrive: «Mentre la Spagna d’oggi è pur sempre erede di uno Stato secolare, fiero del proprio passato imperiale, l’Italia è una giovane nazione afflitta da localismi e campanilismi. Ma esiste ormai una lezione spagnola da cui la classe politica italiana potrebbe ricavare qualche utile ammaestramento ». Mi permetta di essere in completo disaccordo con quanto Lei ha sopra affermato. I localismi italiani sono irrisori in confronto a quelli spagnoli. Tanto che gli stessi spagnoli amano dire «Le Spagne» piuttosto che Spagna. Basti pensare ai Paesi Baschi e la loro totale diversità socioculturale e linguistica, rispetto al resto della Spagna; alla Catalogna e il loro desiderio di indipendenza, nonché la Comunitat Valenciana e la Galizia: Stati in un presunto «Stato» chiamato Spagna. Forse lì le cose vanno meglio perché il «localismo» è protetto e valutato? Michele Castro libertaaipopoli@ hotmail.com • Il particolare federalismo spagnolo (un federalismo a geometria variabile) ha dato complessivamente buoni risultati. E l’esistenza di molte Spagne non ha impedito al Paese di realizzare grandi programmi nazionali come l’Alta Velocità e lo sfruttamento del sole per la creazione di energia. Occorre ricordare poi che la Spagna, a differenza dell’Italia, ha saputo fare un uso molto proficuo dei fondi comunitari per le regioni meno favorite.