Paolo Artemi, Corriere della Sera 3/9/2007, 3 settembre 2007
MILANO
Copiano, è vero. Hanno riprodotto il marchio Bmw, clonato la Panda e realizzato una infinità di vetture facendo copia-incolla dei modelli occidentali. E adesso i cinesi sono di nuovo alla sbarra. Dopo scarpe, orologi e borsette, ora tocca alle automobili. L’accusa: plagio. In Italia è cominciata l’importazione e la vendita di auto di produzione cinese copiate dai modelli della Bmw e della DaimlerChrysler. E presto potrebbe toccare anche alla Toyota. Lo scrive l’autorevole rivista Automotive News Europe,
alla quale Giuseppe Martinelli, titolare della società importatrice Martin Motors, ha dichiarato: «A fine luglio abbiamo cominciato con le consegne di 150 Ceo, 120 delle quali sono già state vendute ed entro la fine dell’anno importeremo mille auto di questo modello». A commercializzarle anche la concessionaria Menozzi Auto di Milano.
La Ceo è una Suv, cioè una
sport utility, una di quelle 4x4 che vanno tanto di moda più per andare al supermercato che non per affrontare percorsi in fuoristrada, a cinque posti molto simile per forma e grandezza alla Bmw X3, qualcuno direbbe che si assomigliano come due gocce d’acqua. Nasce dalla collaborazione tra la casa automobilistica cinese Shuanghuan Auto ed il gruppo milanese Omci srl di Martinelli, ed è equipaggiata con un motore Mitsubishi 2400 Euro4 bifuel, perché usa come carburanti la benzina verde o il Gpl.
Martinelli però non ha puntato solo sulla Ceo, ma anche sulla linea accattivante e sul prezzo sorprendente della Noble, una vetturetta da città quasi identica alla Smart. Solo aprendo la porta si scopre la diversità: non si tratta di una due posti come l’urban
car tedesca ma di una utilitaria destinata a quattro passeggeri.
Le dichiarazioni di Martinelli ad Automotive News Europe hanno scatenato un putiferio. La Bmw e la DaimlerChrysler, infatti, intendono compiere azioni legali per impedire che le case automobilistiche cinesi espongano al prossimo Salone dell’Auto di Francoforte, che si aprirà al pubblico il 13 settembre, modelli di auto esteriormente identiche alle loro. E sembra proprio che sullo stand della China Automobile Deutschland dovrebbero essere presentate la Ceo, la Ufo (copia della Toyota Rav4) e la Noble. Una posizione sostenuta anche dal cancelliere tedesco Angela Merkel, che durante la sua visita in Cina, all’inizio della settimana scorsa, aveva protestato con le autorità cinesi per la prassi dell’industria locale di imitare i prodotti occidentali, in particolare le auto. Il cancelliere aveva aspramente condannato il fatto che al prossimo Salone dell’Auto di Francoforte «all’improvviso possa comparire un’auto che sembra la Smart, ma non lo è poiché si tratta di una copia realizzata in maniera non del tutto legale».
Bmw e DaimlerChrysler, inoltre, starebbero studiando un’azione legale contro la distribuzione in tutta Europa dei modelli prodotti dalle case cinesi. Il problema dei plagi del made in Cina rischia di compromettere e di svilire il lavoro dei produttori che spendono di più in termini di innovazione tecnologica e sicurezza.
Le vetture d’importazione nella Ue sono infatti omologate come esemplari unici e non sottostanno a tutta le mole di controlli che vengono richiesti alle macchine progettate e costruite in Europa. Le verifiche si limitano, in sostanza, all’altezza dei fari e ai dispositivi di inquinamento. Quando ci si è presi la briga di controllare la sicurezza della Landwind, il primo Suv cinese da 16mila euro, il risultato fu a dir poco catastrofico: il voto del crash test tedesco fu di zero stelle (il massimo è di cinque). Nel settembre del 2005, l’Adac pretese addirittura uno stop alle vendite del fuoristrada, grande come una Range Rover e venduta al costo di una Polo. La Landwind, prodotta dalla Jiangling MotorCompany, fu in breve tempo ritirata dal mercato europeo.
Pollice verso anche per la sicurezza della Brilliance Bs6, prodotta dalla Shenyang Brilliance JinBei Automobile. «Per fortuna, nessuno era seduto all’interno», ha titolato il settimanale tedesco
Bild dopo aver letto i risultati dei crash test eseguiti dall’Adac, la motorizzazione tedesca. Infatti, la prima auto cinese creata appositamente per il mercato europeo ha fallito miseramente il test dell’incidente simulato. Si è letteralmente accartocciata su se stessa.
«Siamo stupiti e dispiaciuti dei risultati del test. Apporteremo dei miglioramenti alla vettura», è stato il commento del responsabile del mercato europeo della casa cinese, Hans-Ulrich Sachs. Eppure le vendite, nel frattempo, continuano. Entro l’anno in Germania verranno installati 150 punti vendita della Bs6 con lo scopo di immatricolarne almeno 3.000 entro la fine del 2.007.