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 2007  settembre 03 Lunedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

PECHINO – Era notte fonda a Pyongyang quando ieri, a Ginevra, l’uomo di Washington ha annunciato che la Corea del Nord acconsente a smantellare tutti i suoi programmi nucleari. C’è anche una data, ed è vicina: «Entro il 2007», ha dichiarato Christopher Hill, segretario di Stato «aggiunto» che da tempo segue il labirintico dossier nordcoreano. Hill ha parlato al termine di due giorni di colloqui con la delegazione della Repubblica democratica popolare, guidata da Kim Gye Gwan: «Ciò su cui ci siamo trovati d’accordo è che la Corea del Nord fornirà una dichiarazione completa dei suoi programmi nucleari. E che smantellerà i suoi programmi nucleari – l’inviato statunitense ha volutamente ripetuto il termine – entro la fine di quest’anno». Poco oltre, ha spazzato via le ambiguità residue: «Quando diciamo "tutti" i programmi nucleari, intendiamo tutti». Precisazione doverosa, visto che la Nord Corea il 9 ottobre 2006 proclamò di sorpresa (ma non troppo) di aver eseguito test atomici sotterranei.
La notte che avvolge le vere intenzioni di Pyongyang, tuttavia, non è del tutto rischiarata. Il regime di Kim Jong Il – una compatta miscela di stalinismo e nazionalismo autarchico, confucianesimo e militarismo – è d’imprevedibilità proverbiale, benché a luglio abbia chiuso il famigerato impianto di Yongbyon.
Per Bush, è uno Stato- canaglia nell’«Asse del male », mentre Bill Clinton nel 2000 aveva spedito Madeleine Albright a Pyongyang (dove un affabile Kim le chiese l’indirizzo email). La promessa di ieri, in mancanza di dettagli che Hill non ha voluto rivelare, ha i toni della svolta ma dovrà concretizzarsi a metà mese. A Pechino tornerà infatti a riunirsi il Gruppo dei Sei, tavolo diplomatico cui partecipano, oltre a Nord Corea e Stati Uniti, anche Cina, Giappone, Russia e Sud Corea. Avviato nel 2005, il Gruppo ha una storia di passi in avanti, tira- e-molla estenuanti e brutali stop, e solo lo scorso febbraio è riuscito a strappare ai nordcoreani una significativa disponibilità a trattare.
Di ben altro tenore la disfida con Teheran. Bush lo ammonisce, la comunità internazionale lo invita a cambiare passo e lui risponde a tono. Il presidente iraniano Ahmadinejad ha annunciato ieri che l’Iran ha messo a punto tremila centrifughe, uno strumento necessario per l’arricchimento dell’uranio. «Le grandi potenze pensavano che votando qualche risoluzione l’Iran avrebbe fatto marcia indietro. Invece ha compiuto un altro passo avanti lungo la via dello sviluppo nucleare», sono state le parole del leader davanti ad una platea di studenti. Se l’annuncio del presidente fosse vero vorrebbe dire che entro un anno Teheran raggiungerà un punto critico nel cammino per arrivare alla bomba atomica. Fonti israeliane stimano che il Paese potrebbe arrivare ad una capacità nucleare nel 2009 ma avrebbe bisogno di altri 3-4 anni prima di costruire un ordigno.
E a patto che tutto fili liscio.
Ma gli esperti internazionali, a cominciare da quelli dell’Energia Atomica (Aiea), sono scettici. Nell’ultimo rapporto gli ispettori affermano che l’Iran avrebbe a disposizione solo 1.968 centrifughe e il programma starebbe incontrando serie difficoltà. E aggiungono: Teheran sarebbe voluta arrivare alle 3 mila macchine in marzo ed ha fallito. Ritardi che non minano la missione e la fede di Ahmadinejad. Il presidente segue infatti la strada indicatagli dalla sua guida spirituale e politica, l’ayatollah Mohammed Masbah Yazdi, capofila dell’ala intransigente. In un libro, del quale sono state pubblicate appena tremila copie distribuite ad un pubblico selezionato, il capo religioso difende il diritto dell’ Iran di produrre «armi speciali ». Yazdi, dopo aver ribadito che il successo sarà garantito dall’aiuto divino, invita a non farsi intimidire dalla condanna internazionale e a non avere paura delle conseguenze economiche. L’intervento dell’ayatollah si somma a quello di altri esponenti religiosi che hanno preso posizione in favore della Bomba. Dichiarazioni necessarie, visto che la linea ufficiale era che l’Islam metteva al bando le armi nucleari. In realtà i mullah agirebbero sotto la copertura di una fatwa segreta che autorizza lo sviluppo del programma atomico.