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 2007  settembre 03 Lunedì calendario

WASHINGTON

Le foto trasmesse dai satelliti spia americani hanno fornito indizi importanti. Nella zona di Natanz gli iraniani scavano come dannati per preparare un tunnel protetto che sarà poi collegato agli impianti di ricerca. Teheran non si fida, teme una sorpresa. Le voci che arrivano dagli Stati Uniti invitano i mullah a stare in guardia: avvertimenti, indiscrezioni su possibili iniziative. Per alcuni è la danza di guerra. Per altri è solo campagna psicologica. Probabilmente la verità sta nel mezzo. E dunque l’Iran deve preoccuparsi. Un nuovo rapporto sostiene che gli Stati Uniti sono in grado di lanciare in qualsiasi momento un massiccio attacco contro migliaia di obiettivi iraniani. L’apparato militare, si afferma, è pronto, in attesa di un ordine. Per eseguirlo sono sufficienti pochi giorni.
Il dossier di 80 pagine è stato redatto da Dan Plesh, direttore del Centro di studi internazionali e diplomazia di Londra e dall’esperto Martin Butcher. A far da sfondo il continuo scambio di schiaffi tra Bush e il presidente iraniano Ahmadinejad. In questa fase gli Stati Uniti sembrano voler dare ancora tempi alla diplomazia pronti però a tirare fuori dal mazzo l’asso di bastoni.
Se Bush dovesse fare luce verde al Pentagono – scrivono i due ricercatori – toccherebbe all’aviazione passare all’offensiva con uno schieramento di oltre 200 velivoli. Dai «veterani» B52 ai B2 passando per gli invisibili F117A. Nel mirino non ci saranno solo gli impianti nucleari o quelli per la produzione di armi strategiche (missili, gas). Per assestare il colpo di maglio – precisano gli esperti – gli americani dovranno distruggere centri di comando e controllo, basi dei pasdaran, ministeri, uffici «sensibili». La lista presente nei computer dello Stato Maggiore contempla quasi 10 mila bersagli.
Nei raid dovranno essere usate le speciali bombe bunker-buster. Questo perché gli iraniani hanno da tempo iniziato a proteggere i loro impianti in rifugi sotterranei come confermano le ricognizioni satellitari su Natanz. I bombardieri B2A hanno condotto numerosi test con i nuovi ordigni ad alta penetrazione (Mop) capaci di perforare un bunker fino a 60 metri di profondità. Negli scenari che vengono periodicamente fatti al Pentagono ve ne uno che prevede anche il ricorso ad una speciale bomba atomica tattica (la B61-11) ma secondo lo studio Washington avrebbe escluso il ricorso a questo tipo di azione.
Rilanciando precedenti indiscrezioni il rapporto rivela che sarebbero già in atto azioni clandestine da parte di forze speciali americane e britanniche. I commandos darebbero assistenza alle bellicose minoranze che popolano l’Iran. In particolare i separatisti curdi nel Nord-Ovest, gli arabi nel Khuzestan e i baluchi. Manovre che hanno toccato nervi sensibili a Teheran. I pasdaran hanno reagito con attacchi contro i vari gruppi indipendentisti (gli ultimi a farne le spese i curdi) e sulla stampa locale sono circolate informazioni sulla cattura di informatori. Non senza risvolti comici. In una zona di confine sarebbero stati intercettati misteriosi scoiattoli che avevano degli strani sensori: in poche ore si sono tramutati in «spie al servizio degli stranieri».
In caso di scontro il Pentagono prevede un uso limitato di forze terrestri lungo la costa e nelle installazioni petrolifere. In particolare unità dei marines che dovrebbero contrastare l’eventuale risposta dei pasdaran. I guardiani della rivoluzione si sono addestrati da anni ad azioni mordi e fuggi con barchini esplosivi, vedette veloci e mini-sub. Una squadra, composta da Special Forces e Us Navy, avrebbe la missione di impedire un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz, una minaccia più volte evocata dagli ayatollah. Altri commandos – come i Ranger e la Delta Force – si occuperebbero della caccia ai missili Scud. Una ripetizione di quanto avvenne nel primo conflitto iracheno.
Una delle maggiori preoccupazioni è infatti la ritorsione di Teheran. I mullah possono affidarsi sia al buon arsenale di missili terra- terra che ad azioni terroristiche. Due i compiti, in questo settore, per le unità scelte: A) individuazione di lanciatori e distruzione degli ordigni. B) Incursioni su siti ad alta tecnologia.
Nello studio, pur considerando i rischi di una operazione militare così imponente, si evidenzia come lo stato dell’arte del sistema difensivo iraniano sia obsoleto. I khomeinisti hanno fatto sforzi di ingegno e fantasia per rimettere insieme pezzi d’aereo – come tre vecchi F14 comprati dallo Scià ”, navi ed elicotteri. I sistemi contraerei non possono competere con l’high tech dell’Us Air Force e i mezzi navali potrebbero fare ancora meno. Forse è per questo che i vertici dei pasdaran hanno annunciato, con rullo di tamburi e fanfare, la produzione di una bomba intelligente, di missili e siluri dalle prestazioni «sorprendenti».
L’esperienza irachena, però, invita alla cautela. Gli Usa possono vincere la guerra in pochi giorni, ma possono perderla nelle settimane a seguire. E i recenti conflitti (dall’Iraq al Libano sud) dimostrano che l’aviazione da sola non basta. Il blitz aereo può rivelarsi insufficiente – visto anche il grande numero di bersagli presi in esame – e le ripercussioni sulla stabilità della regione rischiano di essere fuori controllo. Guai a sottovalutare il pericolo terrorismo. I khomeinisti hanno una lunga esperienza nel ramo e mantengono uno strano rapporto con Al Qaeda. Sono divisi dalla ideologia, ma i mullah ospitano in case sorvegliate alcune decine di capi jihadisti. Potrebbero tornare utili. Infine i Paesi del Golfo. Siedono tanto sul petrolio che su una miscela esplosiva di estremismo, debolezze, ambiguità e paure. Basta un nulla per accenderle. Tutto vero, ribattono i fautori della linea dura, ma pensate come sarebbe peggio se l’Iran arrivasse alla Bomba.