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 2007  settembre 02 Domenica calendario

ROMA – Lettere, tante lettere, complessivamente sono 63. E poi una dozzina di telegrammi, altri biglietti e cartoline

ROMA – Lettere, tante lettere, complessivamente sono 63. E poi una dozzina di telegrammi, altri biglietti e cartoline. Tutte carte firmate «Tua soltanto Maria», oppure «La tua Maria», «Eternamente tua Maria». Messaggi scritti da Maria Callas tra il 1947 e il 1950 al suo unico marito Giovanni Battista Meneghini, il compagno-impresario più vecchio di lei di ben 27 anni sposato nel 1949 e poi lasciato per Aristotele Onassis dopo la famosa crociera dell’agosto 1959 sul panfilo «Christina». Una passione, quella con «Arì», anche sessualmente così folgorante da incenerire un matrimonio basato soprattutto sulla tenerezza e la complicità sul lavoro.  questo il lotto principale della clamorosa asta callasiana curato da Esmeralda Benvenuti che Sotheby’s organizzerà a Milano il 12 dicembre. Domenica prossima, 8 settembre, ci sarà un’anteprima alla villa Torrigiani di Cammigliano a Capannori, vicino Lucc a, in collaborazione tra Sotheby’s e l’Associazione ville e palazzi lucchesi. Philippe Daverio alle 18.30 terrà una conversazione sugli anni della Callas con Meneghini. Il 12 dicembre andrà all’asta anche altro. Una cinquantina di abiti da pomeriggio, sera e cocktail, per lo più firmati dalla sarta milanese Biki. Lettere spedita alla Callas da Franco Zeffirelli, Luchino Visconti, Leonard Bernstein, Elsa Maxwell, la grande cronista di gossip americana degli anni 50. E poi il metronomo personale della cantante, un servizio da tavola tedesco in porcellana, una ciotola d’argento dono di John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti. Materiale rimasto in possesso di Meneghini, dopo la morte della Callas nel 1977, fino alla sua propria morte nel 1981. Chi ha affidato tutto questo alla Sotheby’s? Com’è tradizione della casa d’aste, l’identità dei proprietari è protetta. Si dice solo che si tratta di «ambienti vicini alla famiglia». Forse gli eredi di Emma Brutti, governante di Meneghini e a sua volta unica erede di Meneghini? Chissà. Ciò che conta è il tenore delle lettere. Non inedite (apparvero in parte nel volume «Maria Callas mia moglie», scritto poco prima di morire da Meneghini per Rusconi e curato da Renzo Allegri e nei volumi callasiani scritti dallo stesso Allegri per Mondadori, soprattutto nel recente «Callas by Callas»). Ma comunque coinvolgenti. Per i toni, per la grafia in corsivo elegante. Chiunque acquisterà il lotto unico di lettere (base d’asta 50.000 euro, niente vendite separate) potrà vantarsi di aver acquistato un pezzo di cuore della Callas. A partire da uno dei primi biglietti prematrimoniali: «Caro amore! Si avviccina il giorno che verrò da te! Mi vuoi? Sono tua!» ( avviccina è scritto con due «c», raddoppio dovuto all’incerto uso dell’italiano da parte della cantante greca). Maria teme per molto tempo che il matrimonio vada a monte. Meneghini è un ricco industriale veronese di laterizi appassionato di lirica, quando si conoscono nel giugno 1947 nelle ore del debutto italiano di Maria all’Arena di Verona. La famiglia di lui sospetta che quell’amore quasi senile per i tempi (lui ha 51 anni) possa distoglierlo dai suoi doveri industriali. Così sarà. Lei gli scrive dopo aver stracciato una prima lettera d’addio: «Lasciarti sarebbe per me una punizione troppo grande». Comincia una relazione intensissima tra quella ragazza giovane, ancora fisicamente imponente e un po’ sgraziata e lontanissima dalla splendida Callas che conquisterà Onassis, e il maturo signore veronese. Callas scrive anche tre lettere al giorno, soprattutto durante le tournée. Ogni tanto lei gli rimprovera di essere più innamorato della cantante che della donna (30 ottobre, da Roma, hotel Milano: «Tu dimentichi l’anima mia!»). Ma forse la lettera più eloquente sulla giovane Callas porta la data 18 novembre. Lei sta per debuttare con «Norma» al comunale di Firenze. Sarà un suo ruolo di riferimento. Gli scrive: «Sto sempre bene quando sono vicino a te... Ma non sono il tipo da prendere le cose come vengono. Voglio il meglio in tutto! Voglio il mio uomo che sia meglio di tutti, voglio la mia arte prima e meglio di tutte. Voglio insomma avere tutto, anche tutto quello che porto addosso che sia meglio di tutto. Fosse possibile. So che non posso». Maggio 1949, lei è a Buenos Aires. Lo implora verdianamente: «Caro- amami com’io t’amo». Il 20 dicembre è a Napoli, al San Carlo. Una struggente confidenza coniugale: «Ti comunico, niente bambino!! ». Il nodo della maternità, mai sciolto nella complessa vita della Callas. Gli conferma il 5 giugno 1950: «Ho un gran desiderio di avere un bambino nostro». Ora arriva questa asta a trent’anni dalla morte della cantante. A differenza delle altre (famosa quella dei suoi gioielli sempre da Sotheby’s nel 2004) qui si venderà un capitolo sentimentale della prima Callas. Alla casa d’aste già pregustano una lotta all’ultima offerta a Milano tra i callasiani di mezzo mondo.