Pierangelo Sapegno, La Stampa 1/9/2007, 1 settembre 2007
Adesso vanno tanto di moda i Ris, tutti questi scienziati da telefilm, con i camici bianchi e la mascherina sul naso, ma poi c’è sempre un maresciallo che ha capito tutto, un maresciallo di paese, con un po’ di pancetta e i capelli perduti sotto il berretto da carabiniere, uno di quelli che è un po’ come un curato: conosce i segreti di tutti e li conserva come un padre di famiglia
Adesso vanno tanto di moda i Ris, tutti questi scienziati da telefilm, con i camici bianchi e la mascherina sul naso, ma poi c’è sempre un maresciallo che ha capito tutto, un maresciallo di paese, con un po’ di pancetta e i capelli perduti sotto il berretto da carabiniere, uno di quelli che è un po’ come un curato: conosce i segreti di tutti e li conserva come un padre di famiglia. Non si sa che fine farà l’inchiesta di Garlasco, ma se c’è uno che ha capito qualcosa di questa storia, dev’essere quel signore che dopo due giorni hanno messo un po’ in disparte, a dirigere il traffico dei cronisti, fra la villetta di Chiara, quella di Alberto e quella delle gemelle Cappa, perché il giallo era diventato troppo importante per farlo fare a un semplice maresciallo. Francesco Marchetto, da 10 anni comandante della stazione di Garlasco, ha un curriculum niente male, compreso un encomio perché, nel novembre 2001, «fuori servizio e disarmato fece arrestare quattro banditi che stavano rapinando una banca a Dorno». Marchetto ha fatto un mucchio di catture strane, travestito da imbianchino o saltando fuori da un presepe. Però, in paese sa tutto di tutti: un padre di famiglia con la divisa da carabiniere, come Gigi Arnaudi, quello raccontato da Mario Soldati e portato in tv da Turi Ferro, o come il maresciallo Rocca di Gigi Proietti. Come Luciano Gallorini, il maresciallo di Erba, che quando tutti davano la caccia ad Azouz, disse: «Andiamo a vedere dai vicini. So che ci litigavano sempre, dovevano vedersi domani in Tribunale». Entrarono, e ci trovarono i vestiti macchiati di sangue che avevano messo in lavatrice. Poi arrivò la testimonianza decisiva dell’unico sopravvissuto e arrivarono i Ris. Ma il maresciallo aveva già capito tutto. Come per il delitto della metropolitana, a Roma, di Vanessa Russo: in mano avevano due volti sfumati, un filmato, ma nessun nome. Un vecchio maresciallo riconobbe Doina Matei, una prostituta romena che lavorava sulla Tiburtina. L’aveva fermata un mucchio di volte. Sapeva tutto di lei, conosceva anche la pensioncina senza pretese dove andava a dormire. Così la presero. Di quel maresciallo ai giornali non hanno consegnato neanche il nome. Perché si fa così. Sono solo dei soldati, «usi a obbedir tacendo». Eppure, a guardare bene dentro la cronaca, sono qualcosa di più. Sciascia diceva che «il nostro è un Paese senza memoria e verità. Io cerco di non dimenticare». A modo suo, era un maresciallo anche lui. E il suo protagonista de «Il Giorno della Civetta», il capitano Bellodi, ispirato nientemeno che al generale Dalla Chiesa, era in fondo come uno di questi marescialli, perché ne conservava il valore e questa traccia quasi unica, anche quando, come scriveva lui, «la giustizia poliziesca si presentava sotto la spoglia di un uomo biondo e ben rasato, elegante nella divisa, che non alzava la voce e non gli faceva pesare disprezzo: e pure era la legge, quanto la morte paurosa». Sono campioni di un’idea diversa della giustizia, basata in fondo sulle relazioni sociali e sui modi di essere, sulle regole civili che esistono davvero nella vita di tutti i giorni, più che fra le carte e nei commi. Sono uomini come il maresciallo Paolo Leoni, di Palena, in provincia di Chieti, uno che non è finito neppure nei libri di storia anche se ha ispirato un film famoso come «Pane amore e fantasia». Paolo Leoni, prima, aveva fatto qualcos’altro. Durante la guerra, aveva salvato degli ebrei e della gente comune dalla furia dei nazisti, come avavno fatto tanti altri carabinieri. I tedeschi ne fucilarono tre in una caserma vicino a Teramo, strappandogli gli alamari e i gradi. Leoni fu mandato a sostituirli: e lui continuò a far scappare gli ebrei. I nazisti scoprirono un suo carabiniere, Giuseppe Cardo, e li arrestarono tutti. Prima di essere preso, il maresciallo chiamò suo figlio Gianni e gli fece un discorso di poche parole: «Tu rimani l’unico uomo della casa. Aiuta tua madre e sii fiero di tuo padre». Poi, quando li portarono via, successe uno di quei miracoli che capitano ogni tanto solo nei film: l’ufficiale tedesco non ebbe il coraggio di ucciderli perché disse che conosceva questo Leoni ed era davvero un bravuomo. Finita la guerra, al maresciallo volevano dare una medaglia. Solo che lui non ne volle sapere: «Perché la medaglia non serve a niente. Uno Stato che si rispetti, prende i miei figli e li fa studiare gratis». Sono fatti così, questi marescialli.