Claudia Di Giorgio, la Repubblica 1/9/2007, 1 settembre 2007
Se sparisse la razza umana, in che modo il mondo andrebbe in rovina
ROMA - Quarantotto ore, o forse anche meno. quanto sopravviverebbe la metropolitana di New York prima di essere sommersa dall´acqua se un evento misterioso (un´epidemia? una catastrofe nucleare? un´invasione aliena?) spazzasse via di colpo l´intera umanità. Senza più esseri umani a curarne la manutenzione, centrali elettriche e nucleari funzionerebbero ancora per circa sette giorni, prima di incendiarsi o fondere, mentre alle strade andrebbe un po´ meglio: l´asfalto resisterebbe almeno un anno, ma già dopo uno o due lustri le radici delle erbacce e le fognature esplose per l´accumulo di detriti trasformerebbero la Fifth Avenue, Broadway e altre arterie di Manhattan in una desolata sequenza di crateri. Volpi e uccelli rapaci colonizzerebbero le macerie dei grattacieli e dei palazzi distrutti dagli incendi, e da Central Park querce e aceri comincerebbero a invadere il resto della città. Trecento anni dopo, non ci sarà più neanche il ponte di Brooklyn, e dopo cinque secoli, tutta l´area di New York sarà ricoperta da una foresta. Ma perché sparisca il piombo depositato al suolo dalle automobili, di anni ce ne vorranno 35.000, e 100.000 perché il livello dell´anidride carbonica nell´aria ritorni com´era prima dell´era industriale. Dopo dieci milioni di anni, infine, sul pianeta non ci sarà quasi più traccia di ciò che fu l´umanità, e tanto meno di New York: sul fondo dell´oceano, forse la testa gigantesca della Statua della LibertàAtlante conserverà ancora la sua forma originale. Questo scenario, che sembra tolto di peso da una sceneggiatura di Spielberg, è la risposta di un giornalista e saggista americano, Alan Weisman, a una domanda affascinante: se il genere umano sparisse di colpo, che cosa resterà sulla Terra di tutto ciò che abbiamo costruito? Per capirlo, Weisman ha parlato con scienziati e ingegneri, ha raccolto quintali di dati, e ha poi descritto in dettaglio la sequenza di eventi che avverrebbero con maggiore probabilità nei mesi, nei decenni e nei secoli successivi alla scomparsa dell´umanità, scegliendo New York come sintesi della civiltà più avanzata. Il risultato è un libro, The World without Us, che la rivista Le Scienze anticipa nel numero in edicola da oggi (il volume uscirà in italiano presso Einaudi all´inizio del prossimo anno) con un´intervista allo stesso Weisman. L´autore spiega di non aver scelto un tema così complesso, e anche un po´ inquietante, per fare del catastrofismo (il libro non dice mai che cosa ha distrutto il genere umano) ma per proporre un modo nuovo e diverso di capire qual è, e quanto è profondo, il nostro impatto sul pianeta. Un libro ambientalista, insomma, che racconta, fatti e cifre alla mano, di quanto tempo avrebbe bisogno la natura per cancellare ogni traccia di ciò che abbiamo fatto: di cattivo e di buono. Senza giudicare, ma ricostruendo il destino futuro delle nostre tecnologie e dei nostri manufatti. Dei grandi monumenti, di cui andiamo così fieri; e di cose di cui lo siamo un po´ meno, come la plastica e i pesticidi.