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 2007  settembre 01 Sabato calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA

Ha rimesso in aria i bombardieri strategici e ha piantato la bandiera nazionale sul fondo dell’Oceano Artico per rivendicare una fetta di Polo Nord con tutto il suo petrolio e il suo gas. Ma la Russia di Vladimir Putin starebbe per lanciare la sua vera offensiva su un piano completamente diverso da quelli militare o energetico. Si appresterebbe a tentare di scardinare la supremazia finanziaria dell’Occidente basata su dollaro ed euro. Almeno secondo un editoriale del Wall Street Journal che giovedì ha addirittura parlato di una possibile nuova Bretton Woods, la località dove nel dopoguerra si stabilirono i nuovi standard valutari internazionali.
Il dieci giugno al Forum economico di San Pietroburgo il presidente russo aveva rivendicato un ruolo maggiore per la valuta russa, diventata pienamente convertibile. E aveva rilanciato il progetto di una borsa del petrolio e del gas da creare proprio nella antica capitale sul Baltico.
Ieri l’idea di Putin che molti avevano preso alla leggera, è stata rilanciata dal ministro dell’economia German Gref il quale ha affermato che la borsa potrebbe essere operativa già a fine anno.
A quel punto la Russia chiederebbe ai paesi acquirenti di pagare per le forniture di petrolio e forse anche di gas (ma in questo settore i contratti sono a lungo termine) in rubli e non più in dollari o in euro.
Il disegno del presidente russo è però più ambizioso. La supremazia dei paesi «forti» non va a genio nemmeno alle altre economie emergenti, a cominciare dalla Cina per finire al Brasile e all’India. Così Putin punta alla creazione di un fronte anti-occidentale guidato da Mosca. Nei giorni scorsi ha messo in discussione il diritto europeo di scegliere il direttore del Fondo Monetario Internazionale. L’attacco a dollaro ed euro potrebbe essere la prossima mossa: «L’attuale sistema non rispecchia le esigenze del mercato globale. Ci vogliono più centri finanziari e più valute di riferimento».