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 2007  agosto 31 Venerdì calendario

CORRIERE DELLA SERA, VENERDì 31/8/2007

ANTONELLA BACCARO
Addio sogni di gloria. Alitalia rinuncia a competere con le grandi compagnie e toglie a Malpensa il ruolo di hub.
In attesa di un possibile acquirente. E’ la sintesi delle linee di piano di «sopravvivenza/ transizione» 2008-2010, approvate ieri dal consiglio d’amministrazione, guidato da Maurizio Prato, e subito illustrato ai sindacati, già riconvocati per lunedì. Dura la reazione delle istituzioni lombarde contrarie al declassamento di Malpensa. Mentre tra i sindacati sono i piloti dell’Anpac a ventilare lo sciopero contro il ridimensionamento della compagnia «a vettore regionale». Prato non ha precisato quali rotte verranno tagliate, né ha fornito numeri sugli aerei che resteranno a terra e sugli esuberi. Nel cda di venerdì prossimo sarà precisata solo la sostenibilità finanziaria del piano. Ma le affermazioni contenute nel comunicato sono già abbastanza drammatiche: si parla d’«insostenibilità» delle perdite, d’«impossibilità» della compagnia «di alimentare in modo efficiente e produttivo due hub», ma soprattutto d’«indifferibile esigenza di ridimensionamento» della compagnia, anche attraverso esuberi «che dovranno essere gestiti d’intesa con i sindacati e con l’utilizzo di ammortizzatori sociali». Esuberi, che nell’incontro con i sindacati, Prato ha definito «non traumatici» e che le varie sigle quantificano, a spanne, in 500-600 lavoratori di terra e un migliaio di volo, questi ultimi senza diritto a cassaintegrazione. Il piano prevede uno spostamento di naviganti a Milano che sarà decisa «auspicabilmente » con i sindacati. Colpisce l’ammissione dell’ «estrema difficoltà di recuperare il gap accumulato attraverso un nuovo tentativo di posizionamento autonomo» a livello delle grandi compagnie, che «avrebbe come conseguenza quella di confermare l’attuale ruolo marginale e regionale» della società. Dura la premessa, duri i rimedi, soprattutto per Malpensa che perderà i voli intercontinentali sostituiti da collegamenti punto a punto, dai low-cost di Volare, dai charter di Air Europe e dai cargo. A terra resteranno gli Atr e gli Md80 che trasferivano i passeggeri a Malpensa e un paio di B767, mentre viene meno l’accordo con Air Alps. La disponibilità a rivedere tale decisione è subordinata a un abbassamento dei costi e a un improponibile (per i lombardi) ridimensionamento di Linate. Si delinea invece un patto di ferro con Fiumicino: per il suo sviluppo vengono richieste infrastrutture e tariffe basse. L’accordo è già pronto e dovrebbe essere firmato a ottobre.
Az Servizi tornerà al 51% in mano a Alitalia ma il deconsolidamento verrà mantenuto grazie a accordi di partneriato, per ciascuna delle attività, con privati che avranno quote minoritarie ma otterranno la «responsabilità gestionale». Rientrerà in Alitalia invece la manutenzione, ma solo quella di linea (circa 200 lavoratori). Sul punto, che è cruciale, i sindacati, a partire da Sdl, chiedono maggiori lumi, mentre è contraria la Cub. Deciso e corale il rifiuto di norme per il recupero di produttività. In attesa della vendita che apporterà nuovi capitali (l’advisor sarà Citi), cambiano alcuni manager: Alessandro Loddo lascia la manutenzione Fly a favore di Livio Donatiello e prende il posto di Livio Vido alla manutenzione Service; mentre a Az Airport, al posto di Riccardo Raimondi, arriva Vito Mangano.

CORRIERE DELLA SERA, 31/8/2007
GIANNI SANTUCCI
MILANO - Lo scontro su Malpensa è arrivato ieri al punto di rottura. Da una parte l’Alitalia, che spiega senza mezzi termini: è impossibile «nell’attuale stato alimentare in modo efficiente e produttivo due hub ». L’aut aut non potrebbe avere toni più definitivi: o Malpensa, o Fiumicino. Dall’altra parte politici, imprenditori e sindacati lombardi: «La penalizzazione di Malpensa è un attacco al Nord e una scelta contraria al mercato». Allora è giusto chiedersi: che peso ha Alitalia su Malpensa? E allo stesso tempo, quanto conta Milano per il business della compagnia di bandiera?
Si può partire da un dato. I voli complessivi dell’Alitalia su Malpensa nel primo semestre del 2007 sono stati 61.154, poco meno dei 64.203 di Fiumicino. Ma a scandagliare queste cifre si scopre quale sia, allo stato attuale, l’aeroporto che può rivendicare maggiormente il ruolo di hub. Perché i due terzi del traffico Alitalia su Fiumicino (40.937 movimenti) è fatto da voli nazionali. Se ci si concentra invece su arrivi e partenze per Paesi al di fuori della Ue, i voli di Malpensa sono 18.347 (76 per cento) contro i 5.680 di Fiumicino (24 per cento). Gli intercontinentali da Malpensa sono 202 a settimana.
Rispetto a questo quadro, il sindacato Fit Cisl della Lombardia porta avanti da anni una battaglia: «A Milano – spiega Dario Balotta’ staziona solo il 19 per cento dei piloti e assistenti di volo, contro l’81 per cento che ha base a Roma. In queste condizioni i costi dei voli da Milano saranno sempre svantaggiosi ».
Su Malpensa Alitalia ha annunciato ieri una serie di mosse: sviluppo dell’attività
low cost, dei charter, del settore cargo e del "punto a punto". Elementi che tra i difensori dell’aeroporto varesino vengono presi come fumo negli occhi, rispetto al «riposizionamento » annunciato dalla società, che tutti interpretano come «tagli in arrivo». Sui voli poco redditizi «da sospendere » la compagnia non è entrata nei dettagli, ma le voci circolate in queste settimane indicano come tratte più a rischio quelle verso l’India (Mumbay e Dheli, 6 voli a settimana) e la Cina (Shangai, 5 voli). «Portare via rotte come queste – attacca il presidente lombardo Roberto Formigoni – è un attacco al Nord e un danno alla nostra economia».
 per questo che già da mesi intorno al Pirellone si è concentrata un’intensa attività diplomatica. Perché una cosa è certa: per ogni minimo spazio al quale Alitalia rinuncia, ci sarà qualcuno pronto a piombare su Malpensa. facendo leva sull’appeal dell’aeroporto e dell’economia lombarda che gli uffici internazionali della Regione sono già arrivati a un lavoro più tecnico: «Siamo nella fase di stesura dei contratti », si lascia sfuggire un dirigente. Gli accordi saranno comunque vincolati alle scelte di Alitalia, ma qualcuno sarà pronto a sventolarli come simbolo della reazione alla «politica romana». La strada è già aperta con Singapore Airlines, Air China e Thai Airways. Ma se i tagli ipotizzati non dovessero riguardare soltanto le rotte del far east, sono state già buttate le basi con la Delta e con la Emirates.

LA REPUBBLICA, VENERDì 31/8/2007
LUCIO CILLIS
ROMA - Taglio secco di gran parte delle rotte intercontinentali da Malpensa, messa a terra di oltre 20 aeromobili e mille esuberi nel personale. Un percorso obbligato per non fallire e per confluire entro l´inverno tra le braccia di uno dei pretendenti in pole position (Air France o Lufthansa).
Il cda di Alitalia ieri ha dato il via libera al nuovo piano industriale che gli stessi vertici di via della Magliana hanno definito di "sopravvivenza-transizione". Un progetto di salvataggio che è stato presentato nelle sue linee generali ai sindacati a fine cda e che punta a salvare la compagnia di bandiera prima del possibile esaurimento del "carburante" presente nelle casse dell´azienda già nei prossimi mesi, se non addirittura dicembre quando potrebbe accendersi la spia rossa della riserva. Un piano che il comunicato della società sintetizza come «finalizzato a perseguire condizioni di sostenibilità e continuità dell´attività aziendale nel breve-medio termine, nell´attesa di decisioni definitive in ordine al futuro assetto proprietario della compagnia ed al conseguente assetto industriale definitivo».
In pratica, cercare di ridurre i costi, tagliando le rotte meno redditizie e di conseguenza mettendo a terra il 12% degli aerei, tagliando il 5% del personale, e riportando a Roma-Fiumicino il baricentro delle attività di lungo raggio. Nel contempo però il progetto firmato dal numero uno di Alitalia Maurizio Prato e dal braccio operativo Giancarlo Schisano, sposta a Milano l´asse dei collegamenti turistici, low cost e "punto a punto" verso l´Europa con il rafforzamento di molte rotte di medio raggio affidate alle controllate di Alitalia (Air Europe, Volare) e ad Alitalia Express, cui saranno affidati i voli verso le capitali europee.
Secondo quanto risulta a Repubblica, Malpensa pagherà un prezzo molto alto sul fronte dei voli di lungo raggio: tagliati i collegamenti con India e Cina (Mumbai, Delhi, con Shangai in forse) e riportati a Roma (quasi tutte) le tratte verso l´America (Boston, Toronto, Caracas, San Paolo, forse Miami) e Giappone (Osaka). Resteranno quasi certamente a Malpensa i voli giornalieri per New York, Buenos Aires, e quelli (quattro a settimana) per Tokyo. Tutto questo al costo di mille esuberi, di cui 400 tra il personale di terra, 450 tra hostess e steward e 150 comandanti, e la vendita-restituzione di 20-25 aerei: le indiscrezioni raccolte parlano di dieci Atr 72, undici Md80, un paio di 767 e due Embraer 145.
Ma nel piano si parla anche del rientro in Alitalia Fly delle attività di manutenzione di linea (quelle più leggere e quotidiane) mentre non è stato dato il via libera all´attesa esternalizzazione delle altre attività di terra che saranno affidate, invece, a partner industriali di minoranza. Alitalia quindi non dismette al momento i settori giudicati meno redditizi. Varato anche un forte aumento di capitale (1,5 miliardi) che sia attuerà con la cessione, mentre sarà Citi l´advisor scelto per cedere la quota del Tesoro al prossimo "pilota" di via della Magliana.
I sindacati di categoria al momento aspettano informazioni più dettagliate prima di esprimere giudizi. Ma in generale la reazione più forte è quella dei piloti Anpac che con Fabio Berti minacciano lo sciopero. «Delusione e rammarico» per la riduzione della compagnia a vettore regionale, ma nessuna minaccia di proteste clamorose, vengono invece da Marco Veneziani della Uil Trasporti Tonino Muscolo coordinatore nazionale piloti Ugl. Lo scontro è solo rinviato al 7 settembre quando Prato e il cda forniranno dati concreti.

LA REPUBBLICA, VENERDì 31/8/2007
ETTORE LIVINI
MILANO - Maurizio Prato sarà il regista. Ma il pallino della privatizzazione di Alitalia resta ancora saldamente in mano al Tesoro. E il piano di salvataggio annunciato ieri – un passo necessario per evitare il commissariamento – non avvicina ma di sicuro facilita la vendita della compagnia, rafforzando il ruolo di super-favorita di Air France. Le richieste dei potenziali compratori erano chiare: nessuna Opa, ma l´acquisto tramite iniezione di liquidità nelle casse della società (e c´è l´aumento di capitale), tempi brevi (e la nota Alitalia ribadisce che le scelte saranno fatte in pochi mesi) e una terapia lacrime e sangue per non lasciare il cerino del riassetto in mano ai nuovi acquirenti. E l´addio al doppio hub, gli esuberi e gli interventi su Az Service suonano come l´ultima assunzione di responsabilità del governo prima di consegnare al nuovo "padrone" una compagnia in grado (forse) di volare con le proprie ali.
Il piano di Prato ha però un´altra sottile ricaduta: disegna un´Alitalia tagliata su misura sulle esigenze di Air France e (in subordine) di Lufthansa. Ridimensiona Malpensa – come chiedevano da anni i francesi – rafforza i collegamenti punto a punto con l´Europa per strappare quote di mercato alle low-cost e battezza un´aerolinea "regionale", nata per gestire un po´ di tratte intercontinentali da Fiumicino e alimentare un superhub mondiale (Parigi o Francoforte) difendendo il fronte interno. Non a caso ieri i più delusi erano i vertici di Air One. Ancora pronti a giocare la loro partita nel nome della difesa dell´italianità ma spiazzati dai tagli su Milano, che il piano di Carlo Toto voleva piuttosto potenziare. La stessa cordata Tpg-Mediobanca sembra pronta a cambiar strategia saltando sul cavallo vincente. E nelle ultime settimane a Piazzetta Cuccia e dintorni starebbe prendendo quota l´ipotesi di affiancare Parigi nell´operazione. Alla finestra, malgrado le dichiarazioni dei vertici, c´è anche Lufthansa. Ma i francesi, forti di un rapporto commerciale consolidato e favoriti dalle prove tecniche di nozze già simulate negli anni scorsi, sembrano decisamente in vantaggio. Lasciando alle cordate Alazraki e Baldassare il ruolo delle comparse.
La logica, insomma, dice Air France. Ma di logico nella partita Alitalia, come si è visto nei mesi scorsi, c´è davvero poco. La partita si gioca anche su altri fronti, quello politico in primis. Romano Prodi e il ministero del Tesoro sarebbero da tempo favorevoli alla soluzione transalpina. Ma c´è un pezzo trasversale della maggioranza, dalla sinistra cosiddetta radicale a frange dei Ds, che spinge per una scelta tricolore che rilanci le quotazioni di Air One, l´ipotesi più gradita anche ai sindacati. Altri calibri forti del governo hanno caldeggiato partnership più esotiche con alleanze mediorientali o cinesi.
In realtà a tirare i fili è ancora Tommaso Padoa Schioppa. Entro pochi mesi il cda Alitalia porterà sul suo tavolo (è lui l´azionista di controllo) le proposte di partnership. E poi via XX settembre deciderà a chi cedere i diritti di sottoscrizione per la ricapitalizzazione della compagnia. Un´operazione, dicono fonti vicine agli acquirenti, che potrebbe andare in porto già verso la fine di quest´anno.

LA REPUBBLICA 31/8/2007
LUCA PAGNI
MILANO - Presidente Formigoni, nonostante i richiami e le minacce del Nord, Alitalia alla fine ha deciso il "riposizionamento" di Malpensa. Ora cosa intende fare?
«La pervicacia di questa decisione conferma lo stato comatoso in cui versa Alitalia: è il quindicesimo piano industriale in sette anni. I precedenti sono tutti falliti. E per come è messa Alitalia anche questo appare destinato a non avere sorte migliore. I motivi li sappiamo tutti: è attorno a Malpensa che ruota il business principale di Alitalia, è al Nord che vengono venduti il 70% dei biglietti business, è qui che i collegamenti hanno un indice di rendimento altissimo».
Ha annunciato che userete tutti i poteri che ha la Regione per agire «sugli aeroporti del Nord e tutelare i cittadini del Nord». Concretamente?
«Le linee di azione sarà duplice. Sostituzioni di Alitalia con altre compagnie non appena sapremo quali voli verranno trasferiti a Fiumicino. I contatti con compagnie straniere sono già stati avviati e sono positivi. Intendiamo usare i poteri di regolamentazione degli aeroporti. Non lo dico come ritorsione ma per una maggiore efficacia dei servizi per i cittadini. Per esempio, potremmo studiare dei regolamenti che diano accesso alle linee più ricche come la Milano-Roma solo in proporzione ai collegamenti internazionali della stessa compagnia su Malpensa».
E il secondo intervento?
«Presenteremo ricorso all´Unione Europea. Si sta verificando una discriminazione tra cittadini di cui è responsabile il governo. Alitalia è ancora azienda controllata dallo Stato. Ma allo stesso tempo, come ente regolatore, non sostiene l´hub di Malpensa come invece dovrebbe. Come ho già detto questo è anche un attacco politico al Nord».
Non crede che la cura dimagrante di Alitalia serva per rendere più appetibile la società in vista della sua vendita?
«Il piano rende Alitalia ancora più indigesta. Alitalia dovrebbe essere come una bella donna che dopo essere rifiutata fa di tutto per essere più attraente. Invece, dopo la prima gara andata deserta sembra fare di tutto per apparire ancora più brutta. Non vorrei invece che si andasse verso una svendita di Alitalia».
Il piano non parla solo del ridimensionamento di Malpensa. L´Alitalia, in realtà, è disponibile a rivedere le sue posizioni su Malpensa a patto di spostare voli da Linate. Si può fare?
«Su questo punto sia Formigoni che il sindaco Moratti sono disponibili a ragionare. Ma anche noi vogliamo una merce di scambio. Siano disponibili a ridurre, per esempio, le destinazioni da Linate, ma a patto di aumentare in modo consistente le rotte intercontinentali da Malpensa. Il passaggio deve essere contestuale: ne abbiamo visti fin troppo di impegni disattesi da parte di Alitalia».
Ma se Malpensa è un business così vantaggioso per Alitalia, perché dalla ricca Lombardia né imprenditori né istituzioni finanziarie si sono fatti avanti per comprarla?
« vero. Anche se a noi sono state avanzate disponibilità importanti per investire nel sistema aeroportuale. Ma con il nuovo progetto che porterà avanti la Regione».

LA REPUBBLICA, 31/8/2007
ROBERTO MANIA
ROMA - «Il cuore dell´industria italiana è al nord che ha sete di infrastrutture. E che fa la politica? Riduce Malpensa. Ecco, il caso-Alitalia è la riprova di una politica che non sa fare l´interesse generale». Massimo Calearo è imprenditore settentrionale, guida l´associazione degli industriali vicentini e anche l´importante federazione dei metalmeccanici. Sul fisco, quando non ha escluso lo sciopero, ha detto di aver interpretato il sentimento diffuso tra i suoi associati. Ora guarda al declino dell´Alitalia con un mix di malinconia e di rabbia per un disastro largamente annunciato. Calearo ha la suoneria del cellulare con l´Inno di Mameli, ma questa volta pensa davvero che la compagnia di bandiera abbia il destino segnato: o fallire o finire in mano ai francesi di Air France.
Il nuovo piano industriale non offre un altro futuro all´Alitalia?
«Appare più una scelta politica che strategica. Sembrerebbe una via senza uscita. A meno che non si avvicina un accordo per rendere l´azienda più competitiva. Ma questo potremo scoprirlo solo nei prossimi giorni».
Un accordo con chi?
«Non vedo altro che Air France. Ma per fare un accordo si deve lavorare molto e parlare poco. Esattamente il contrario di quello che si fa sempre in Italia».
Con il ridimensionamento di Malpensa cosa cambia per gli imprenditori del settentrione che operano sui mercati internazionali?
«Se va via l´Alitalia e non arriva nessuno può essere un handicap. Ma se al suo posto arriva una compagnia più competitiva, come mi auguro, il discorso può cambiare. Questo è il mercato. D´altronde quando il mio gruppo era più piccolo usavo Lufthansa, poi sono passato all´Alitalia. E ora l´offerta si è ulteriormente allargata».
Pensa che all´origine delle ultime difficoltà ci siano i troppi vincoli alla privatizzazione della compagnia?
«Sicuramente. D´altra parte l´hanno detto i potenziali compratori che in quel modo non sarebbe stato facile».
Che responsabilità hanno - secondo lei - i sindacati nel disastro dell´Alitalia?
«Sono stati l´"azionista occulto". Lo sanno tutti».
Investirebbe un euro sull´Alitalia?
«No, oggi no. Certo, se l´amministratore fosse Marchionne cambierei idea perché sono gli uomini che fanno la differenza».
Considera il fallimento dell´azienda una prospettiva realistica?
«Se facessi parlare il cuore direi di no, ma il cervello dice il contrario. D´altra parte ci sono diversi casi, dalla Svizzera al Brasile, che hanno visto rinascere compagnie fallite. L´Alitalia deve uscire dall´orbita della politica. Guardi cosa è successo all´Eni: fuori dalla politica è diventata un´azienda con i fiocchi».
Ancora la politica.
«Sì, perché ogni volta che è in gioco una scelta strategica, la politica non è in grado di compierla, indipendentemente dal colore. E quando noi imprenditori proviamo a suggerire alcune soluzioni veniamo "richiamati all´ordine" o schierati dall´una e dall´altra parte. Ma così non si va molto lontano».

LA REPUBBLICA, VENERDì 31/8/2007
MILANO - «La compagnia di bandiera sta compiendo scelte contrarie a ogni logica di mercato. Scelte contrarie ai dati che dicono di una costante crescita di Malpensa». questa la reazione stizzita di Letizia Moratti, sindaco di Milano, alla notizia sui tagli dei voli previsti dal nuovo piano di Alitalia. Secondo il primo cittadino, la scelta dei vertici della compagnia è sbagliata anche perché «gli interscambi commerciali della Lombardia con Asia e Oceania rappresentano il 42% del totale nazionale, con una crescita del 10% nel traffico passeggeri sul 2006». Si dichiara «dispiaciuto» anche Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, che però è convinto che «il vero piano industriale nascerà con la privatizzazione, seguendo quindi la logica di mercato che indica chiaramente come il grande traffico internazionale passi dall´hub lombardo».

LA STAMPA, VENERDì 31/8/2007
ALESSANDRO BARBERO
L’hanno definito «un piano di sopravvivenza». Il tentativo di restare in piedi fino al momento dell’agognata vendita. Per i vertici di Alitalia è «neutro»: potrebbe andare bene a qualunque dei potenziali compratori. Eppure sembra prendere una strada ben precisa: prevede un «consistente» aumento di capitale (le indiscrezioni dicono fino a 1,5 miliardi), il ridimensionamento di Malpensa a favore di Fiumicino, un ridisegno delle rotte intercontinentali (più Americhe e meno Oriente) ed esuberi: potrebbero essere fra i seicento e i mille in tempi brevi. Ieri il consiglio di amministrazione della compagnia ne ha varato le linee guida, i dettagli verranno resi noti il 7 settembre in una nuova riunione del cda.
Le indiscrezioni della politica e del mondo del trasporto aereo continuano a immaginare per Alitalia un futuro in Air France-Klm. Prato, nel successivo incontro con i sindacalisti, non ha scoperto le carte. Ha però ammesso che il futuro di Alitalia sarà nell’«integrazione» con un altro grande vettore. Due i punti fermi. Primo: il fatto che il cda abbia già deliberato un aumento di capitale indica che il governo conta di portare a termine la vendita in pochissime settimane. Senza compratore non c’è aumento di capitale. E viceversa. Secondo: il piano di Prato è in parte diverso da quello del predecessore Giancarlo Cimoli. L’ultimo presidente di Alitalia che - circa un anno fa - aveva avuto mandato dal governo a tentare la fusione con la compagnia franco-olandese. Gran parte delle attività di terra rientreranno nel perimetro di «Alitalia Fly», ovvero nei servizi di volo. Verranno individuati partner privati a cui vendere una quota di maggioranza di tutte le attività di terra. Resterà di Alitalia solo la maggioranza di «Maintenance»: l’unico pezzo di attività di terra utile all’integrazione con un grande vettore straniero. Se Alitalia dovesse andare a nozze con Air France o Lufthansa avrà comunque bisogno di una base di armamento in Italia.
La scelta più netta del piano è quella a favore di Roma contro Malpensa. Basti pensare che sulla concorrenza Roma-Milano saltò nel ”99 il piano di fusione fra Alitalia e Klm. Da Fiumicino partiranno quasi tutti i voli intercontinentali da e per l’Italia: aumenteranno quelli verso il Nordamerica, diminuiranno verso Oriente, anche se dovrebbe spostarsi a Roma il Malpensa-Shanghai. Alitalia farà partire da Malpensa i voli low cost (attraverso la controllata Volareweb), charter (con Air Europe) e di trasporto delle merci (Alitalia Cargo).
Nei prossimi giorni si capirà dunque in quale direzione strategica va il piano. Il mandato di Prato è di trovare l’acquirente entro la fine dell’anno grazie ad un nuovo advisor finanziario che sarà Citi. Oltre all’alleato Air France, formalmente restano aperte le porte per Lufthansa, il fondo di private equity Texas Pacific e i concorrenti italiani di Air One. «Noi continuiamo ad essere interessati all’ipotesi», ricorda una fonte del gruppo. Nell’attesa i sindacati sono cautissimi. O perché temono un esito al quale sono contrari (è il caso di Cgil e Cisl nel caso di Air France), o perché considerano questo piano il primo assaggio di una cura da cavallo che arriverà solo in un secondo momento. il timore del potente sindacato dei piloti Anpac: «Se ci saranno esuberi fra di noi non escludiamo nemmeno lo sciopero», faceva sapere ieri il leader Fabio Berti. Paradosso vuole che il meno negativo ieri era il leader del più «a sinistra» dei sindacati Alitalia, l’Sdl: «Il giudizio è sospeso. Ma ci sono alcuni interessanti elementi di novità». Andrea Cavola prende atto della disponibilità dei vertici a riunire attività di terra e di volo.

LA STAMPA, VENERDì 31/8/2007
STEFANO TOTORO
ll Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e il sindaco di Milano Letizia Moratti percepiscono il piano Alitalia come un messaggio di guerra al Nord. Meno pessimista è il presidente della Provincia, Filippo Penati, che parla di un piano «di transizione», ma sottolinea la necessità di «una riorganizzazione del sistema aeroportuale». Non c’è dubbio che da Roma si possa percepire una «dichiarazione bellica», ma a questo punto si aggiunge anche una guerra intestina lombarda: il derby Malpensa-Linate.
La frase utilizzata nel piano industriale è la seguente: «La società punta a un riposizionamento delle attività sull’aeroporto di Malpensa, con focalizzazione su specifici segmenti di business. La disponibilità a riconsiderare questo riposizionamento, è subordinata alla necessità in cui venga modificata la regolamentazione di accesso all’aeroporto di Linate». Tradotto: c’è una sovrapposizione fra i due scali lombardi e si dovrebbe puntare a una diversificazione dei servizi.
Se da una parte Formigoni considera quello di Prato come un piano «irrazionale, che penalizza il Nord e la stessa azienda riducendone la dimensione in un mercato più ristretto», dall’altra accoglie la richiesta romana, ma chiede una ricompensa. «Sia io che la Moratti - afferma il presidente della Regione Lombardia - abbiamo detto che siamo disposti a parlare di razionalizzazione di Linate, ma all’interlocutore (il Governo, ndr) chiediamo serietà e soprattutto vogliamo qualcosa in cambio». Cosa? Preferisce non sbilanciarsi, il governatore, ma sembra chiaro, anche stando a quanto ha detto nei giorni scorsi, che l’amministrazione lombarda punta a ottenere un maggior numero di rotte intercontinentali da assegnare allo scalo più grande della regione.
Proprio le rotte intercontinentali sono sotto i riflettori sia della Regione sia del Comune di Milano. Le due istituzioni lavorano in tandem e sono già diverse le trattative avviate con interlocutori stranieri che, secondo i vertici meneghini, sono molto interessati ad accaparrarsi l’hub di Malpensa. Ai nomi già citati da Formigoni (le statunitensi American Airlines e Delta Airlines, e la compagnia di Dubai, Emirates Airlines), si aggiungono altre compagnie che potrebbero prendere il posto di Alitalia, nel caso in cui si concretizzasse la volontà di abbandonare alcune rotte intercontinentali.
In lizza ci sarebbero, per esempio, la tailandese Thai, la Singapore Airlines e la China Southern Airlines, pronte a mettere le mani sulle tratte Milano-Shanghai e Milano-Mumbai.

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