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 2007  agosto 24 Venerdì calendario

Il mio bilancio di un’estate di ordinaria emergenza (e adesso temo i terremoti). Il Venerdì di Repubblica 24 agosto 2007

Il mio bilancio di un’estate di ordinaria emergenza (e adesso temo i terremoti). Il Venerdì di Repubblica 24 agosto 2007. ROMA. Incendi, siccità, alluvioni, immondizia: con Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, facciamo il punto della situazione. E proviamo a capire perché l’Italia vive in questo perenne stato di emergenza. "Intanto per le sue caratteristiche: ha il record mondiale di rischi naturali. Sismico, idrogeologico, vulcanico... Quanto a possibili calamità naturali, non ci facciamo mancare nulla. Abbiamo pure avuto lo tsunami a Stromboli anni fa...". Di tutto un po’. "In Giappone ad esempio hanno terremoti più forti, ma non hanno i nostri boschi a rischio di incendi. E così via". E poi ci mettiamo molto del nostro. "Il fattore umano è un’altra delle ragioni. Abbiamo grossi problemi infrastrutturali. Siamo un Paese bellissimo, ma fragile. Andiamo facilmente in tilt. Pensiamo ai terremoti, la mia maggiore preoccupazione: intorno al Vesuvio ci sono 500 mila abitazioni costruite nella zona rossa. Il 70 per cento dei comuni si trova in zona a rischio idrogeologico. Al Sud la rete idrica è un colabrodo, roba da Terzo Mondo. L’acqua ci sarebbe, ma se ne perde il 60-70 per cento. Poi il traffico...". Un’altra calamità... "Sa che da noi, statisticamente c’è un’auto ogni dieci metri? Cento al chilometro, contro le 35 della Francia o le 74 dell’Inghilterra. Per non parlare dei veicoli industriali: abbiamo il maggior numero di camion, causa anche il deficit del trasporto ferroviario e aereo. Su quello navale, poi, caliamo un velo pietoso. Se un aliscafo va a sbattere su uno scoglio, in una manovra che compie dieci volte al giorno, non è un caso". Bel quadretto, non c’è che dire. " una situazione complessivamente debole che ci trasciniamo da decenni, durante i quali non s’è programmato né investito. Ma le pare che l’acqua a Roma debba costare un quarto che a Berlino o Copenaghen? Manca la pianificazione. Difficile stupirsi se andiamo in crisi". Non c’è speranza. "Se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, abbiamo straordinarie capacità di crescere e svilupparci anche in queste condizioni. E di fronteggiare le situazioni. Le parrà strano, ma la politica della mitigazione dei danni sta dando grandi risultati". Pare strano, sì. "Noi questa estate di incendi ce l’aspettavamo: sono sei mesi che ne parliamo. Infatti abbiamo allestito un sistema senza il quale quella settimana in luglio sarebbe stata devastante". E non lo è stata? "Guardiamo a cosa è accaduto in casi analoghi in Francia o Portogallo: decine di morti e milioni di ettari distrutti. Altrove sarebbe stata una catastrofe, noi abbiamo limitato i danni: non fosse così, a quest’ora non saremmo qui perché mi avrebbero già cacciato". Quindi non aveva senso il solito scaricabarile con scambio di accuse tra lei e le amministrazioni locali. "Ho detto che ognuno deve fare il suo dovere. Abbiamo leggi splendide e inattuate, così alla fine è la Protezione emergenza terremoti) civile che si deve sostituire ad altri. E se uno ammette che qualcosa non ha funzionato, ecco che viene accusato e colpevolizzato: un altro sport nazionale". Dunque non servono leggi più dure? "Andiamo a vedere come sono rispettate quelle sugli incendi, sui rifiuti o il codice della strada. Se lo facessimo, risolveremmo tanti problemi. Ma è questione di cultura, educazione e informazione. Vige l’assoluta incoscienza del rischio, non si ha la percezione del pericolo". Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte... "Se uno fa un barbecue in un bosco, è un imbecille, altro che. Uno parte coi sandali per scalare il Cervino e, appena cambia il tempo, si ritrova assiderato e chiama il soccorso alpino. Oppure si ritrova senza nafta in mare e chiama la Guardia costiera. E tutto gratis. Le pare giusto? Uno dimentica le chiavi dentro casa e i pompieri intervengono gratuitamente per aprire la porta: siamo l’unico Paese al mondo dove non si paga, neanche se c’è imperizia, negligenza o superficialità. Siamo troppo abituati ad aspettare che sia lo Stato a risolvere i nostri guai, come fosse la mamma. E poi ci si lamenta pure se il soccorso non è stato tempestivo". Come ha fatto il sindaco di Peschici, anche se poi il governatore della Puglia Vendola ha dato ragione a lei. "Sa chi mi deve dare ragione? La magistratura. A loro ho consegnato tutte le relazioni delle prefetture e dei vigili del fuoco. Gli altri giudizi non mi toccano". In Puglia solo 49 Comuni su 257 sono in regola con il catasto delle aree bruciate. "Se la legge dice che su un terreno bruciato non si può costruire, pascolare, coltivare, cacciare o campeggiare, è un bel deterrente per i piromani. Ma se il sindaco non fa il catasto entro 90 giorni, come fa la forza pubblica a intervenire? Questa legge è in vigore da sette anni e ci sono sindaci che in tv hanno ammesso di non conoscerne l’esistenza. E ignorano anche che è il sindaco il capo della Protezione civile nel proprio comune". Alle solite: chi controlla i controllori? "Bravo. Non c’è un supervisore. Ora Prodi firmerà un decreto legge che affida alle prefetture il censimento delle aree bruciate. Ma a preparare i piani di emergenza dovrebbero pensarci le Regioni. Sulla base della devolution, io dovrei solo avere un ruolo di coordinamento, mandare i Canadair quando ce li chiedono e approntare i grandi piani di evacuazione tipo eruzione del Vesuvio". Su 137 piromani denunciati nel 2007 ne è stato arrestato solo uno. "Invoco da sempre una maggiore severità della magistratura. Ma serve soprattutto intensificare la vigilanza: se invece di cento su diecimila ne identificassero cinquemila, mille finirebbero in galera". A proposito di emergenza perenne, in Umbria e Marche, a dieci anni dal terremoto, non è stato ancora revocato lo stato di emergenza. "Quello è un escamotage per aggirare normative farraginose. Ad esempio, cosa che molti ignorano, i terremotati giustamente non pagano le tasse. In Umbria e nelle Marche la ricostruzione è stata quasi completata, un ottimo lavoro. Questo sarà l’ultimo anno di emergenza. La vergogna piuttosto è un’altra". Quale? "Lo stato di emergenza decennale sui rifiuti: una pagina nera nella storia dell’Italia. ora non di girare pagina, ma addirittura di cambiare libro". Lei stesso, nei panni di commissario straordinario in Campania, ha fallito, intrappolato nel groviglio di competenze tra Regione e ministero. "Da quando mi sono dimesso non se ne parla più. O hanno tolto tutti i rifiuti o non interessa più di tanto". Lei disse di avere poteri solo sulla carta e che la classe dirigente le era ostile. " successo di tutto. Ma è troppo presto per tornare sull’argomento. Il Prefetto porti avanti il suo lavoro fino alla fine dell’anno e la Regione si riprenda riprenda e assuma tutte le sue responsabilità. Poi ne riparliamo". Hanno anche detto che il governo non l’ha difesa come avrebbe dovuto. "Non è vero. Io ho lavorato con nove governi e se sono sopravvissuto è perché ho sempre cercato di fare il mio mestiere al meglio. Non sono uno yes-man, ma qualche risultato l’ho portato. Ribadisco che se della questione rifiuti se ne occupa il ministero dell’Ambiente è la cosa migliore. Ho sempre sostenuto che non dobbiamo essere noi a farlo" Nel giugno 2006 anticipò che l’emergenza imminente sarebbe stata lo smaltimento dei rifiuti, nel maggio scorso disse che ci aspettava un’estate da incubo: che ora la sua principale preoccupazione siano i terremoti è inquietante. "Confermo. Bisogna fare gli scongiuri. Ricordo che di grandi tragedie, dopo l’Irpinia, non ce ne sono state. Il 60 per cento dei comuni non ha fatto una seria opera di prevenzione. Solo dopo il sisma di San Giuliano di Puglia si è iniziato a investire per mettere in sicurezza scuole, ospedali eccetera. Servirebbero altri vent’anni di tempo". E nella fascia circumvesuviana? "Ci si deve augurare che il Vesuvio dorma per altri due secoli". Il vostro piano di evacuazione per il Vesuvio cosa prevede? "Servirebbero sette giorni per sgomberare la zona. Abbiamo fatto un’esercitazione anche nello scorso ottobre, e sono venuti da tutto il mondo". La Protezione civile italiana è un modello internazionale, vero. Ma non è che le sue competenze si siano allargate un po’ troppo negli anni? " successo per tre motivi. Primo: dipendiamo direttamente dal premier, e questo filo diretto facilita. Secondo: la legge ci consente di derogare alle normative e saltare la burocrazia che ingessa questo Paese. Terzo: abbiamo una rete di un milione e duecentomila volontari semplicemente eccezionale". Va bene, ma perché dovete occuparvi anche del raduno dei giovani cattolici a Loreto in settembre? "Non ci crea nessun problema e anzi ci serve come esercitazione. Quanto ai costi, non gravano sul nostro bilancio ordinario ma il ministero dell’Economia, senza dover fare una legge ad hoc, mette a disposizione della Protezione civile quei due o tre milioni necessari. Si passa da noi per aggirare la burocrazia. Se poi ci sono altre strutture disponibili a fare lo stesso, io non chiedo di meglio che occuparmi solo di incendi, frane e sismi. Non sgomito per assumermi altre responsabilità gratuitamente, e sottolineo gratuitamente: a me piace far fare bella figura al mio Paese, sa?". Emilio Marrese