Stefano Lepri, La Stampa 31/8/2007, 31 agosto 2007
STEFANO LEPRI
ROMA
Tagli di spesa sì ma non al mio ministero, è il ritornello all’uscita del primo consiglio dei ministri sulla manovra 2008. In concreto non si è ancora discusso di niente, eppure tutti mettono le mani avanti, all’inizio dei 30 giorni di discussioni che si concluderanno con la presentazione alle Camere del disegno di legge finanziaria per l’anno prossimo venerdì 28 o sabato 29 settembre.
Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc), vuole anzi aumentare le tasse per avere più fondi, e rilancia l’aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie. Il centro-destra ne trae spunto per sostenere che, di fronte a contrasti insanabili sulle spese, l’impegno del governo alla «tregua fiscale» sarà accantonato. Ma il ministro della Giustizia Clemente Mastella (Udeur), che pure per sé di tagli non ne vuole («basta il taglio delle cime della mia barca» scherza), l’aliquota al 20% annuncia che non la voterà.
Dunque ci si confronterà sui tagli. Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, che si incontreranno di nuovo stamattina, hanno confermato ieri il principio, a cui Ferrero si ribella, che ogni proposta di nuove spese dovrà indicare dove risparmiare altrettanto all’interno dello stesso ministero. Ma in più c’è almeno una dozzina di miliardi di tagli da trovare al netto, per finanziare impegni già sottoscritti. Se ne discuterà alla prossima riunione del consiglio dei ministri, il 10 settembre, dove Padoa-Schioppa tirerà fuori le sue proposte.
Nel frattempo il ministro dell’Economia avrà ricevuto alcune prime proposte dalla commissione di economisti da lui nominata, che sta esaminando i bilanci di cinque tra i ministeri più grossi. Qui si spiega l’inquietudine più forte espressa ieri non solo da Mastella ma anche del ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, secondo cui «per i tagli questa volta tocca ad altri ministeri» perché già l’anno scorso «abbiamo fatto quanto era possibile fare rispetto a ciò che non era utile o speso in maniera irrazionale».
Il primo a protestare, qualche giorno fa, era stato il ministro della Difesa Arturo Parisi, che pure è un fedelissimo di Prodi. Non è un caso. Infatti i cinque ministeri studiati dalla commissione per la spending review (riesame della spesa) sono Difesa, Giustizia, Istruzione, Infrastrutture e Trasporti. Al Tesoro la questione sarà esaminata probabilmente in una riunione di lavoro convocata per mercoledì 5 settembre.
Il metodo del riesame della spesa ha ricevuto l’appoggio del candidato alla guida del Pd Walter Veltroni, che ne ha fatto il presupposto del suo programma fiscale in dieci punti. In realtà è di lunga lena, e non solo finalizzato alla prossima finanziaria, il lavoro della commissione di economisti; il primo frutto ne è stato il «Patto per l’università e la ricerca» presentato dal ministro Fabio Mussi all’inizio del mese, con lo scopo di far funzionare meglio gli atenei spendendo meno /