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 2007  agosto 31 Venerdì calendario

NEW YORK

Hillary ha un guru e non si chiama Bill. lo stratega numero uno, il suo ingegnere di pista: Mark Penn, 56 anni, americano, dal 2005 amministratore delegato della Burson-Marsteller, società di pubbliche relazioni con 100 uffici in 59 Paesi. Ama definirsi un «impollinatore» che ronza tra politica e pubblicità. Conosce i Clinton da oltre dieci anni: fu lui a far entrare nel vocabolario elettorale le soccer moms, una fetta nuova e consistente di elettrici indecise che si rivelò cruciale per la riconferma di Bill alla Casa Bianca nel ’96. Oggi quelle «mamme del calcio» non hanno più il problema di conciliare ufficio e i figli da portare agli allenamenti. I ragazzi sono cresciuti, facile che le mamme abbiano divorziato e si trovino nella nuova sotto categoria delle «coguare », il nome che nel gergo di Internet viene dato alle donne che in amore balzano (come i puma) su uomini molto più giovani. un fenomeno crescente, una sotto tribù che non è sfuggita all’entomologo sociale Penn. L’elettorato femminile è il pilastro della sua strategia: secondo Penn le donne costituiranno il 60% del popolo che dovrà scegliere tra Hillary, Obama e gli altri pretendenti alla nomination democratica. Alle urne nel 2008 saranno il 54%, e i democratici vogliono recuperare la supremazia: nel 2000 Al Gore ebbe il 54% del voto femminile, che si ridusse al 51% per Kerry nel 2004.
L’operazione sta riuscendo, Penn gongola: a chi ripete che Hillary non può vincere lui ribatte che «Hillary sta già vincendo ». E sta vincendo al centro.
Penn è un centrista. Per il settimanale Economist «il genio dei sondaggi» è il Karl Rove dei democratici. Mentre l’ammaccato artefice delle vittorie di George Bush ha dovuto ritirarsi dalla scena, la stella di Penn brilla su Washington.
Ogni mattina alle 7 e 30 Penn si mette al telefono per la conference call con i collaboratori più stretti della candidata presidente, da mesi in testa ai sondaggi. A Hillaryland non si muove nulla senza che lui abbia dato la linea. stato Penn a convincere Hillary a non pentirsi dell’appoggio dato alla guerra in Iraq. Sarebbe apparso un segno di debolezza: come Rove, Penn è convinto che il lato debole dei democratici sia la sicurezza nazionale. La principale differenza tra i due? Per lo stratega di Bush si vince mobilitando la base del proprio partito, mentre il guru di Hillary crede nella «triangolazione», la capacità di rubare terreno all’avversario spostandosi al centro, il primo comandamento del clintonismo.
Su una parete del suo ufficio, Penn ha una vecchia prima pagina del Washington Post, con una foto di Bill Clinton e il titolo: Acquitted, prosciolto. C’è anche una scritta a penna: «Thanks, Bill» . Penn deve aver dato qualche buon consiglio nei giorni difficili del Sexgate, Monica Lewinsky, l’impeachment. Andato in pensione Bill, lo scopritore delle soccer moms ha servito l’ascesa della moglie. Stratega della sua doppia elezione al Senato. E ora la corsa alla Casa Bianca. Servizi ben pagati: 200 mila dollari ogni tre mesi. Penn è un maniaco dei dettagli, un «micro manager» che cura sostanza e forma (dall’Iraq fino all’opportunità di addolcire la figura di Hillary con qualche scollatura). Micro è la parola chiave. S’intitola
Microtrends il libro che ha appena mandato in libreria, in cui l’«impollinatore« descrive le 70 piccole tribù che si fanno spazio sotto la pelle della società americana. Divisi per categorie (famiglia, amore, religione, lavoro) scorrono i ritratti di questi sottogruppi a cui i politici (non solo le aziende) devono secondo Penn prestare attenzione: Donne puma, tecno insonni, neo luddisti, cristiani sionisti, miliardari che comprano l’auto di seconda mano. Le elezioni del 2008 potrebbero avere come ago della bilancia la categoria crescente dei «neopapà maturi» (lo stesso Penn vi appartiene), che hanno un approccio alla crescita dei figli molto più tranquillo dei papà giovani (a partire dall’auto che dev’essere sicura più che veloce). L’idea di fondo è che la società non è un melting pot, un omogeneizzato, ma un collage: «Basta l’1% della popolazione che si aggrega intorno a una tendenza per mettere in moto un fenomeno di successo, un film piuttosto che un movimento politico». Come far convergere tante micro tribù su un unico candidato? Il «guru delle piccole forze » la ricetta la tiene per sé. E per Hillary.