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 2007  agosto 31 Venerdì calendario

PECHINO

Mancano sei settimane all’inizio del XVII Congresso del Partito comunista, ma i giochi sono cominciati da un pezzo. I primi risultati della cruenta partita a scacchi sono ufficialmente emersi ieri: ministri che lasciano, ministri che arrivano, motivazioni varie dopo giorni di speculazioni. Non proprio purghe, ma mirati regolamenti di conti probabilmente sì: il presidente Hu Jintao sta preparando il terreno al rito che dovrà indicarlo alla guida del Partito per un secondo quinquennio.
Deposizioni e nomine consolidano il suo potere e lanciano segnali politici più netti di quanto possa fare un editoriale sul Quotidiano del popolo. Ieri sono cadute cinque teste. Una è quella di Jin Renqing. Dal 2003 era ministro delle Finanze, aveva messo mano al sistema di riscossione delle tasse per adeguarlo alle conquiste del «capitalismo socialista », aveva puntato la sua attenzione sugli alti redditi e sull’evasione fiscale. Qualcosa però non dev’essere andato come doveva. Sedere nel Comitato centrale non gli è bastato, ieri Jin si è dimesso «per ragioni personali» e, con una retrocessione di rango, diventerà vicedirettore di un pensatoio governativo, il Centro per lo sviluppo e la ricerca del Consiglio di Stato. Tuttavia, se le sue mancanze avessero avuto rilievo penale, gli sarebbe toccata ben altra sorte: in luglio, l’ex capo dell’agenzia governativa per l’alimentazione e i farmaci, il ministro Zheng Xiaoyu, era stato giustiziato per corruzione. L’osservazione della nomenklatura cinese non è una scienza esatta. Così, anche la rimozione di Jin è oggetto di un accavallarsi di ipotesi.
Il contesto economico non lo ha aiutato: i sussulti delle Borse, un’inflazione che supererà il 3% fissato dalle linee guida (con il picco del 5,6% di luglio rispetto all’anno prima, record negativo dal 1997), incertezze varie e rigidità vecchio stile sottolineate dallo stesso Hu Jintao. Ma a Hong Kong sia il South China Morning Post sia il
Ming Pao insistono su relazioni un po’ troppo pericolose.
Jin avrebbe apprezzato i favori di un’ambiziosa ragazza, in intensa familiarità con diversi boss del Partito e degli affari: fra questi, Du Shicheng, già segretario del Pcc a Qindao, sollevato da ogni incarico in dicembre per «condotta immorale», ovvero corruzione e frequentazioni sessualmente disordinate. Nel giro di amici di Du e della ragazza, c’è anche Chen Tonghai, ex presidente del colosso petrolifero Sinopec, arrestato per corruzione.
Il Viagra fa male ai gerarchi. L’abitudine di sancire il potere circondandosi di giovani amanti, eredità di una consuetudine ancestrale, è stata favorita dalla pillolina blu: secondo un luminare della sessuologia, Li Yinhe, l’attività amorosa in Cina è cresciuta di pari passo con le percentuali a due cifre del Pil, e i potenti della Repubblica popolare non si sono sottratti al cimento. Per poi magari cadere nelle maglie della campagna moralizzatrice di Hu Jintao, com’è successo in ottobre al «bigamo» Qiu Xiaohua, capo dell’Ufficio nazionale di Statistica. Salutato Jin Renqing, il ministero delle Finanze passa a Xie Xuren, 59 anni, responsabile dell’Agenzia delle entrate, una vita a scalare il potere a piccoli passi (e senza caratteristiche vistose, aggiunge qualcuno) partendo da un’officina meccanica dov’era operaio. Gli altri avvicendamenti riguardano il sensibilissimo ministero della Sicurezza dello Stato (Xu Yongyue lascia a un vice, Geng Huichang) e altri tre portafogli, tra cui l’Industria bellica.
Nuove mosse non sono da escludere, da qui al 15 ottobre, apertura del Congresso del Partito. Hu Jintao vuole mettersi comodo, e le indagini anticorruzione portano spesso a silurare personaggi politicamente sgraditi. Ieri quattro dirigenti sono stati fatti fuori: incluso nel gruppetto è Chen Lyangu, già segretario a Shanghai silurato nel 2006 per aver impiegato illegalmente oltre 300 milioni di euro di fondi pensione per progetti immobiliari e viabilistici.
Di Shanghai era il precedente leader cinese, Jiang Zemin. La cui influenza residua Hu Jintao vuole contrastare, scegliendosi le personalità che lo accompagneranno per i prossimi 5 anni e poi dovranno succedergli. Il Congresso potrebbe ridurre da 9 a 7 membri il comitato permanente del politburo, secondo speculazioni del giornale di Hong Kong Xin Pao. Chi, oltre a Hu e al premier Wen Jiabao, siederà su quelle poltrone avrà vinto. Ora è il momento di combattere, e magari di fare attenzione a mazzette e Viagra.