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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

NEW YORK – In comune, oltre al colore della pelle, l’infanzia poverissima nei ghetti e genitori assenti, hanno la rassegnazione di chi è entrato troppo giovane dentro il «system»: il sistema carcerario Usa, una strada senza ritorno per chi ne varca la porta anche solo per un furto di
i-Pod. Nessuno di loro si è potuto permettere i costosi Perry Mason che hanno portato all’assoluzione di presunti killer miliardari come O.J. Simpson, Robert Durst e Robert Blake.
Sono tanti i detenuti giustiziati in America senza mai avere commesso un crimine. Stanotte tocca a Kenneth Foster, il 30enne afro-americano al centro di una mobilitazione internazionale perché finito nel braccio della morte per aver aiutato a fuggire un amico che aveva commesso un assassinio.
Foster è vittima di una legge iniqua: la «law of parties» o legge delle bande, secondo cui un individuo è «responsabile di un crimine commesso da altri qualora egli abbia agito con l’intenzione di promuovere o assistere al compimento di tale crimine». Foster sarà legalmente messo al patibolo anche se non ha mai ucciso una mosca.
Non è il solo. Uno studio dell’Università di Stanford ha individuato ben 23 casi negli ultimi 100 anni di individui messi a morte nonostante «prove incontrovertibili della loro innocenza». Almeno 123 persone sono state esonerate dal capestro dal 1976 (anno in cui l’America l’ha ufficialmente reintrodotto), di cui 22 solo in Florida.
Negli ultimi due anni tre grandi quotidiani Usa – Chicago Tribune, Houston Chronicle
e St. Louis Post-Dispatch
’ hanno condotto inchieste indipendenti da cui è emerso come gli Stati, soprattutto il Texas, abbiano ucciso almeno una decina di innocenti.
Uno dei casi che più ha indignato le coscienze riguarda Ruben Cantu. Un teenager ispanico con la sola licenza di scuola media, cresciuto nel violento ghetto di San Antonio e arrestato nell’85, a soli 17 anni, con l’accusa di aver ucciso un bottegaio durante un furto. «Quell’uomo è innocente » ha testimoniato al
Chronicle Juan Moreno, un emigrante illegale rimasto ferito durante la rapina, che durante il processo testimoniò contro Cantu. «Fui costretto con la forza e le minacce dalla polizia – aggiunge ”. Che voleva vendicarsi contro Cantu, per aver fatto a botte con uno dei loro agenti alcuni anni prima ». «Abbiamo ucciso un innocente » afferma Miriam Ward, il capo dei giurati che lo spedirono al patibolo, «ce l’abbiamo tutti sulla coscienza».
Un altro famigerato caso riguarda Carlos de Luna, un muratore ispanico giustiziato nell’89 con l’accusa di aver fatto fuori la commessa Wanda Lopez nel 1983, sempre per furto. Ma una montagna di prove dissotterrate dai reporter Maurice Possley e Steve Mills incastra un altro uomo: Carlos Hernandez, detenuto texano che per anni si è vantato del misfatto con i compagni di cella, prima di morire di cirrosi epatica in prigione.
«De Luna è morto per il crimine commesso da Hernandez? » si sono chiesti i tg del prime time. A sollevare un’analoga domanda sono i casi di Larry Griffin, in Missouri e Joseph O’Dell in Virginia. Anche Griffin, un giovane emarginato nero di St. Louis, giustiziato nel 95 per l’omicidio dello spacciatore Quintin Moss, era innocente. O almeno così ha stabilito un’indagine svolta dagli avvocati del gruppo afro-americano Naacp. Un uomo che stava acquistando la droga da Moss quando fu ucciso – e che non fu mai ascoltato al processo – ha rivelato alla Naacp che Griffin «non era neppure lì quel giorno». E così anche il primo poliziotto accorso sul luogo del crimine, la cui deposizione sparì misteriosamente dagli atti processuali.
Anche Joseph O’Dell aveva in tasca una carta vincente: il test del Dna, che lo avrebbe dovuto far uscire dal carcere dove è stato giustiziato nel 1997. Ma lo Stato della Virginia si rifiutò di ammettere quell’inoppugnabile prova, «perché tardiva» e anche la Corte suprema di Washington si rifiutò di riesaminare il suo caso nonostante l’appassionata crociata per salvarlo dell’ Italia. Che più tardi si mobilitò, senza risultato, per l’indiano d’America Scotty Moore e l’italo- americano Derek Rocco Barnabei.
A nulla sono servite le mobilitazioni di star come Tim Robbins, Susan Sarandon e Bianca Jagger. Quest’ultima ha assistito all’esecuzione di Gary Graham, il giovanissimo nero giustiziato nel 2000, oggi incluso nelle liste degli «innocent and executed» pubblicate dalla Death Penalty Information Center di Washington. Molti, anche qui in America, si chiedono perché un Paese civile come gli Usa continui a macchiarsi le mani col sangue di così tanti innocenti. «La pena capitale è un’arma politica utilizzata da giudici, procuratori e governatori a caccia di consensi» spiega un portavoce della National Coalition to Abolish the Death Penalty «per essere eletti, devono dimostrare di essere implacabili verso il crimine ».
Ma i motivi sono anche altri: «La polizia americana ha l’abitudine di estorcere le confessioni con la forza, per chiudere rapidamente un caso, spesso offrendo uno sconto della pena a detenuti "disposti a collaborare"». E di certo non aiuta il fatto che durante la scelta delle giurie popolari chiunque sia contrario alla pena capitale venga automaticamente escluso.

Nel tondo Cameron Todd Willingham, bianco, nato nel 1968, condannato per l’assassinio delle tre figlie. Giustiziato in Texas nel 2004. Sopra, Kenneth Foster. A destra: 1) Derek Rocco Barnabei, bianco, natonel 1967, condannato per l’assassinio della fidanzata. Giustiziato nel 2000 in Virginia. 2) Gary Graham, nero, nato nel 1960, condannato per omicidio. Giustiziato nel 2000 in Texas. 3) Scotty Moore, indiano d’America, condannato per omicidio. Giustiziato nel 1999 in Oklahoma. 4) Leo Jones, nero, nato nel 1950, condannato per omicidio. Giustiziato nel 1998 in Florida. 5) David Spence, bianco, nato nel 1956, condannato per aver ucciso tre minorenni. Giustiziato nel 1997 in Texas. 6) Larry Griffin, nero, nato nel 1954, condannato per omicidio. Giustiziato nel 1995 in Missouri. 7) Ruben Cantu, ispanico, nato nel 1966, condannato per omicidio. Giustiziato nel 1993 in Texas. 8) Carlos de Luna, ispanico, nato nel 1962, condannato per l’uccisione di una ragazza. Giustiziato nel 1989 in Texas. 9) Lena Baker, nera, nata nel 1900, condannata per omicidio. Giustiziata nel 1945 in Georgia