varie, 30 agosto 2007
PER DELL’ARTI: SOLDATI E MORTI IN IRAQ
Numeri. Civili morti in Iraq da gennaio 2003 a oggi: compresi tra 70980 e 77513.
Baghdad, 17 ago. (Adnkronos) - Sono oltre 3.700 i soldati americani morti in Iraq dall’invasione del marzo 2003. Reuters (22 agosto) dice 3721 dal 2003, di cui 63 ad agosto 2007.
Washington, 17 ago. - (Adnkronos) - Ha raggiunto quota quattromila il numero dei soldati della coalizione uccisi in Iraq dall’inizio della guerra, nel marzo del 2003. E’ quanto risulta da un calcolo condotto dalla Cnn, secondo cui la maggior parte delle vittime e’ ovviamente di nazionalita’ americana. Segue, nella lista dei Paesi che hanno perso piu’ militari, la Gran Bretagna, con 168 vittime, di cui 132 in azioni di combattimento. Numerose perdite sono poi state registrate dall’Italia - che nel dicembre scorso ha ritirato il proprio contingente - dalla Polonia e dall’Ucraina.
Washington, 16 ago. (Apcom) - Il tasso di suicidi tra i soldati Usa in servizio nel 2006 ha toccato il picco massimo degli ultimi 26 anni. Lo rivela un rapporto dell’esercito americano, una cui copia è stata ottenuta dall’Associated Press prima della pubblicazione. E un quarto dei soldati che si sono tolti la vita lo hanno fatto mentre si trovavano in missione in Iraq o in Afghanistan. Secondo lo studio, nel corso del 2006 ci sono stati 99 suicidi confermati tra i soldati in servizio. L’anno precedente c’erano stati 88 casi. Bisogna risalire al 1991, al tempo della Guerra del Golfo, per trovare un numero maggiore di suicidi, ben 102. Il tasso di suicidi ha oscillato negli ultimi 26 anni. Il picco del 2006 rappresenta 17,3 suicidi ogni 100mila soldati. Il tasso più basso è stato registrato nel 2001 con 9,1 casi su 100mila. L’Iraq, ovviamente, è stato il luogo dove lo scorso anno si è concentrato il maggior numero di suicidi o tentativi di suicidio. Su 99 casi, 28 sono stati registrati in Iraq o in Afghanistan. Dai dati disponibili per il 2007, risulta che il numero complessivo dei suicidi potrebbe diminuire, mentre rischia di aumentare ancora quello relativo alle due zone di guerra.
Reclutamento:
AGI, 27 ago. - Pur di colmare i vuoti nei ranghi sul fronte iracheno e afghano il Pentagono ha deciso di offrire un bonus di 20mila dollari oltre il normale stipendio per chi accetta di essere immediatamente impiegato in zona di guerra. Oltre il 90 delle nuove reclute ha accolto l’offerta da quando a fine luglio e’ cominciata la campagna incentivata per arruolare migliaia di soldati che siano pronti a partire entro settembre. Il bonus corrisponde spesso a una somma maggiore della paga annuale dei militari di basso grado. L’iniziativa, secondo il Washington Post, e’ stata promossa dagli ufficiali delle Forze Armate Usa per raggiungere la quota di effettivi nelle truppe che ci si era prefissi per la fine dell’anno e per far fronte al calo di reclutamenti registrato per due mesi all’inizio del 2007. Il sostanzioso extra in busta paga, secondo le alte gerarchie militari, sara’ un forte incentivo per gli indecisi ad arruolarsi. Il programma, partito il 25 luglio, ha coinvolto in tre settimane gia’ 3.814 nuove reclute che hanno scelto il bonus, sui 4.149 nuovi soldati che, complessivamente, si sono arruolati nello stesso periodo: il 92 per cento di chi ha scelto di recente di servire la patria, insomma, lo ha fatto optando per piu’ soldi in tasca e piu’ rischi sul campo, da subito. I 20mila dollari in piu’ sembrano far comodo soprattutto alle donne e ai giovani uomini che iniziano la loro carriera militare da soldati semplici, guadagnando 17.400 dollari all’anno. Ma sensibili alla cospicua unatantum naturalmente chi e’ disoccupato o chi ha un lavoro poco stabile e sicuro e negli usa questa fascia di popolazione raggiunge proporzioni non risibili. Tuttavia i problemi potrebbero venire in seguito per l’esercito americano, con un calo repentino degli arruolamenti: quelli che volevano arruolarsi per fine 2007 o inizio 2008, infatti, potrebbero aver anticipato i tempi e cosi’ non e’ improbabile si verifichi un calo di nuove reclute per la fine del 2007. Alti ufficiali militari parlano del bonus come di un modo trasparente per arrivare agli 80mila nuovi soldati l’anno necessari per le Forze Armate Usa, una quota sempre piu’ difficile da raggiungere. L’esigenza di cosi’ tanto personale, con gli Stati Uniti impegnati in due guerre, ha portato le Forze Armate ad abbassare gli standard per il reclutamento e ad alzare la paga. Eppure tutto cio’ non e’ servito per mantenere l’appeal dell’Esercito sui giovani, un appeal minato dalle perdite in Afghanistan e in Iraq e dalle numerose campagne di familiari dei veterani, associazioni sportive e insegnanti contro l’arruolamento.
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A partire dall’abolizione della leva nel 1973, le forze armate americane hanno sempre contato, per il reclutamento del loro personale di bassa forza, su quella che è stata descritta come una forma larvata di coscrizione per censo. Ragazzi e ragazze senza un titolo di studio superiore, e/o provenienti da famiglie di basso livello sociale, si arruolano sopratutto per ottenere un lavoro abbastanza ben pagato e con solide garanzie in fatto di pensione e assistenza medica, più eccellenti facilitazioni (finanziarie e di altro genere) per chi vuole continuare a studiare. La motivazione di servire il paese in armi rimane abbastanza vaga all’atto dell’arruolamento e deve semmai essere artificialmente stimolata durante il periodo di addestramento.
(Ezio Bonsignore, "Paginedidifesa.it" 19 settembre 2005)
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Nelle forze armate degli Stati Uniti il 7 per cento degli effettivi non sono cittadini americani. Almeno 30 mila stranieri vestono la divisa a stelle e strisce, un terzo di loro è ispanico e nel complesso vengono da oltre 100 nazioni. Per sopperire alle carenze di organico, nel 2002 l’amministrazione Bush ha approvato nuovi regolamenti: ogni immigrato che entra nell’Us Army può immediatamente presentare domanda per ottenere la cittadinanza senza aspettare cinque anni per fare le pratiche, come avviene per i civili, risparmiando centinaia di dollari. Inoltre, se un soldato straniero divenuto americano muore in servizio i suoi parenti, anche se si tratta immigrati clandestini, possono presentare la richiesta per la cittadinanza. Ma visto che i buchi nell’organico sono consistenti, c’è chi propone di arruolare anche i clandestini e aprire centri di reclutamento all’estero per formare una ”Legione della libertà” modellata sulla legione straniera francese.
(Maurizio Molinari, La Stampa 1/8/2007)
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da NewsItaliaPress, 17 agosto
Houston - Da recente Michael Dominguez, il più importante assistente del Sottosegretario della Difesa, per spiegare le difficoltà di reperire nuova reclute, ha dichiarato che il numero dei giovani che rientrava negli standard per l’ammissione nelle forze armate era straordinariamente basso. A questo motivo, di per se preoccupante, assieme all’aumento degli studenti che intraprendono gli studi universitari e che trovano a disposizione lavoro di tipo civile e’ stato attribuito dunque il calo notevole del numero dei giovani americani disposti ancora ad arruolarsi. La curva negativa senza precedenti che s’e’ toccata nei mesi scorsi parla chiaro e la dice lunga circa questa riluttanza di molti ad intraprendere la carriera militare. L’esercito a giugno, per il secondo mese consecutivo, non è stato in grado di raggiungere la quota di nuovi arruolati che si era prefisso e solo a luglio si è rientrati nel numero previsto che, per la fine di settembre, dovrebbero raggiungere un totale d’ottantamila militari. Entro e non oltre il prossimo quinquennio Robert Gates, il Segretario della Difesa USA, ha in mente di portare da sessantacinquemila a ben cinquecentoquarantasettemila il numero degli effettivi ma, le difficoltà innegabili di raggiungere sempre e con certezza le cifre necessarie, hanno dovuto fare apportare da una parte revisioni consistenti nei criteri applicati alla selezione degli aspiranti al servizio militare volontario e, dall’altra, ad elargire generosamente incentivi economici sempre più consistenti ed allettanti a chi si arruola. Da ora in poi si potrebbe cominciare a chiudere un occhio sulle condizioni fisiche dei giovani non del tutto perfette, sulle capacità intellettive non proprio brillanti e sulle fedine penali non del tutto ineccepibili e che, in genere, appartengono a ragazzi resisi colpevoli di crimini non gravi o che hanno avuto problemi legati all’uso smodato dell’alcool. Per quanto riguarda gli incentivi economici, si prevede che chiunque voglia dare l’avvio ad una nuova impresa o che abbia bisogno dell’anticipo per l’acquisto dell’auto o di una casa possa ottenere quanto gli occorre dallo Zio Sam, tramite il suo apparato militare a patto, naturalmente, che sia disposto a rinunciare alle seduzioni dell’impiego civile e ad arruolarsi. Secondo l’intendimento del Segretario della Difesa e degli alti gradi militari, il comparto specializzato nell’arruolamento e nella motivazione dei giovani dovrà diventare molto più aggressivo ed in grado, alla fine, di far indossare l’uniforme a giovani che adesso non sono disposti per nulla a servire in armi il proprio Paese. Per questo motivo, l’offerta d’ingaggio e tutte le facilitazioni concesse ai militari dovranno essere più che motivanti e concorrenziali. Tra le altre cose, le notizie preoccupanti che giungono dall’Iraq dove quasi quotidianamente si registrano perdite dolorose hanno avuto un impatto notevole sulla determinazione dei giovani a rispondere agli appelli d’intraprendere la vita militare. Alcune indagini hanno appurato che sono stati i genitori quelli che hanno esercitato di più un’influenza tendente a scoraggiare i figli ad indossarela divisa. Per questo motivo, alcuni spot pubblicitari fatti realizzare dall’esercito, e che ora si vedono spesso in televisione, hanno avuto chiaramente lo scopo di dar fiducia specialmente a questo settore della popolazione che e’ preoccupato per l’incolumità dei figli. Allo scopo di bilanciare pure questa influenza negativa, molti studenti delle superiori sono stati contattati nelle loro scuole da militari rientrati illesi dall’Iraq, ed entusiasti della loro esperienza militare, i quali li hanno rassicurati informandoli pure dei nuovi vantaggi economici messi a disposizione di chi si arruola. Paragonando fino ad ora quanto era disposto a dare l’esercito e quanto si poteva ottenere nell’industria, senza rischiare la propria incolumità, si era potuto constatare che la bilancia finiva per pendere certamente dalla parte dell’impiego civile. Con i nuovi incentivi mesi a disposizione dall’esercito l’equilibrio sembra sarà ristabilito ed, anzi, la carriera militare diventerà sempre più allettante specialmente tra i giovani indebitati o che necessitano dei notevoli fondi richiesti per intraprendere o completare gli studi al college. Si parla tanto da destra che da sinistra di chiudere con la guerra in Iraq e di farlo bene, come suggerivano il presidente Bush ed il senatore repubblicano John McCain. Se le nuove leve dovessero servire a raggiungere quest’obiettivo, l’iniziativa di cercare ancora di rafforzare i ranghi dei militari potrebbe essere anche comprensibile e giustificabile. Ben diverso sarebbe invece dovere constatare che, nonostante tutto, non si sia riusciti a dare al nuovo Iraq una sistemazione degna di tanti sacrifici o se, ancora una volta, gli Americani dovessero iniziare da qualche altra parte, un’altra ennesima guerra ritenuta, come tutte le precedenti, anch’essa necessaria. Ultimamente, considerando le difficoltà nel colmare gli ammanchi d’effettivi, si è iniziato a parlare con insistenza d’istituire la leva militare obbligatoria e questo passo sembra proprio dettato da una nacessità gravissima visto che gli Stati Uniti sono stati un paese in cui, con poche eccezioni, il servizio militare e’ stato sempre affidato alla disponibilità dei volontari.