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 2007  agosto 30 Giovedì calendario

Il cittadino ha diritto a circolare liberamente per la strada senza il timore che, fermandosi ad un semaforo, qualcuno lo costringa a subire una prestazione non richiesta o, peggio, lo aggredisca o danneggi la propria auto

Il cittadino ha diritto a circolare liberamente per la strada senza il timore che, fermandosi ad un semaforo, qualcuno lo costringa a subire una prestazione non richiesta o, peggio, lo aggredisca o danneggi la propria auto. I Comuni, però, non hanno il potere di introdurre sanzioni penali, ma nel nostro codice esiste una norma, l’art. 650, che sanziona l’inosservanza dei provvedimenti del Sindaco in tema di sicurezza pubblica, come quello adottato a Firenze. Ed ecco che la montagna ha partorito il topolino. L’art. 650 del codice penale prevede la pena dell’arresto, pensate, fino a tre mesi ovvero l’astronomica ammenda fino a 201 euro, ma non consente l’arresto in flagranza. Poiché in Italia quasi nessuno paga le pene pecuniarie. In più, è difficile restare in carere per pene inferiori ai tre anni: è quindi evidente che la norma non ha efficacia deterrente. Si rischia, quindi, di attivare un meccanismo che così strutturato è del tutto inutile e di produrre un ulteriore ingolfamento della giustizia penale. I lavavetri sono normalmente stranieri, senza dimora e identità certa. Il poliziotto che contesta al lavavetri la violazione dell’art. 650 lo deve identificare, sentendosi sciorinare le false generalità dietro le quali sovente si occultano, procedere quindi al fotosegnalamento, nominargli un difensore di ufficio e avvisarlo dei diritti di cui gode con un atto tradotto nella lingua madre dello straniero, poi trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica e depositare spugna e attrezzi utilizzati dal lavavetri presso l’Ufficio corpi di reato, dove ormai non c’è più posto neppure per la droga. A quel punto iniziano le indagini preliminari. Poi andranno notificati all’irreperibile lavavetri l’avviso di conclusione delle stesse indagini e il decreto di citazione a giudizio e, magari dopo qualche anno, inizierà il processo nel quale il lavavetri avrà il gratuito patrocinio, con difesa a spese dello Stato. Per tre gradi di giudizio. Se riconosciuto colpevole, il nostro lavavetri, che ormai è un fantasma, verrà condannato alle irrisorie sanzioni previste. Forse sarebbe più semplice e, soprattutto, economico far presidiare gli incroci (sempre gli stessi e ben individuati), magari posizionando qualche telecamera utile per consentire interventi immediati quando, come spesso accade, il lavavetri compie il reato di estorsione o quello di violenza privata, che consentono entrambi l’arresto e sono puniti con pene adeguate. Il bisogno di sicurezza del cittadino sarebbe così più appagato, la giustizia penale più snella e rispondente al sentire comune. *Magistrato Stampa Articolo