Sandro Cappelletto, La Stampa 30/8/2007, 30 agosto 2007
No, i bambini non sono un problema, le mamme piuttosto. Francesi, americane, coreane o italiane sono tutte uguali: il loro figlio è un genio, gli altri degli scemi
No, i bambini non sono un problema, le mamme piuttosto. Francesi, americane, coreane o italiane sono tutte uguali: il loro figlio è un genio, gli altri degli scemi. Noi proviamo a tenerle a bada: spiagge, shopping, aperitivi, cene tutte assieme». Di geni-bambini, della musica almeno, in questa accogliente cittadina che separa e unisce il Veneto dal Friuli, ce ne sono almeno quindici: i finalisti del concorso «Il piccolo violino magico» riservato a violinisti compresi tra gli 8 e i 12 anni. Sessanta le domande di ammissione, appunto quindici - dodici femmine, tre maschi - gli ammessi alla fase finale dopo le valutazioni di una giuria di livello indiscutibile. Choi, Kim e Tsoy vengono dalla Corea del Sud; Efrosinya, Alexandra, Elena dalla Russia; Asako e Kanon dal Giappone, Ho da Singapore, Madina dal Kazakistan, Romina dalla Germania, Cosima è francese, Pascal svizzero. Due gli italiani: Laura Bortolotto e Stefano Farulli, figlio e nipote d’arte. «Laura ha studiato qui, Stefano a Fiesole: due tra le pochissime scuole italiane che prevedono dei corsi dedicati a chi ha un indubbio talento», spiega ancora Pavel Vernikov, violinista e formidabile didatta, ucraino-israeliano-italiano, direttore artistico dell’Estate Musicale di Portogruaro. «All’estero è più semplice: quando un maestro si rende conto che un allievo ha una marcia in più, lo segnala alla classe che i Conservatori dedicano ai ragazzini più dotati. In Italia sembra che chi è bravo crei un problema, proprio perché esce dalla media e rovina i percorsi previsti. Ma la qualità non ha età». Il «Piccolo violino magico» ha una particolarità che lo rende unico: il ragazzino deve suonare brani che prevedono il solista e l’orchestra, formata anch’essa da coetanei. In questo caso l’Orchestra dei Ragazzi della Scuola di Musica di Fiesole. Avere la possibilità di suonare ascoltando dietro e assieme a sé un’intera orchestra è, a questa età, una magnifica possibilità espressiva e didattica. Mentre affrontano le fasi eliminatorie - il vincitore sarà proclamato questa sera - i concorrenti non sembrano dominati dall’ansia: meno delle mamme, comunque, che tenderebbero a non lasciarli soli un istante e a farli provare, ancora provare, sempre provare. Per giocarsi fino in fondo questa opportunità: il livello generale è straordinario e davvero difficile è scegliere il migliore, incerti se premiare la tecnica o l’estro, la pulizia del suono o l’invenzione. Quello che già c’è o il potenziale che si intuisce La più disincantata è la signora svizzera: «Chissà se Pascal farà davvero il musicista da grande. Magari diventerà direttore di banca, oppure dentista, ma occasioni come queste sono preziose. E non c’è quella tensione tremenda che ritrovi negli altri concorsi per bambini». Alcuni momenti resteranno indelebili: gli applausi del pubblico, quelli dell’orchestra, i complimenti dei maestri della giuria - Biondi, Fuchs, Grach, Rachlin, Tomotada, De Williencourt... - gli sguardi amorosi dell’adolescenza che si infilano imprevedibili tra un Vivaldi e un Bach. Lo scorso anno, Dmitrij Smirnov, russo, nove anni, vincitore della prima edizione, restò impietrito quando, come regalo per la vittoria, vide sbucare da dietro le quinte il grande Maxim Vengerov venuto a suonare assieme a lui, per lui, il Concerto per due violini di Bach. La mamma di Singapore affronta la questione con più piglio: «Certo che sarebbe bello onorare il nostro Paese e tornare a casa con un premio». Ma non è un po’ presto per buttarli nella mischia? «Joseph Joachim a dodici anni era già invitato s suonare a Londra», precisa la mamma tedesca. Joachim è stato uno dei massimi violinisti dell’Ottocento e il prediletto da Brahms. Quest’anno si torna spesso a parlare della sua grandezza, in occasione del centenario della scomparsa. Chi vince, porta a casa qualche soldo. Ma anche, grazie alla fondazione Pro Canale, al contributo di generosi liutai italiani (Simeoni e Frignani) e svizzeri (Snitkovski), a quello dell’Istituto Suzuki, strumenti migliori, borse di studio, la possibilità di seguire alcune lezioni dei massimi maestri. Poi, e presto, perché l’età media nelle grandi competizioni ormai da anni tende ad abbassarsi, il «piccolo violino» crescerà e verrà il faticoso momento della scelta, delle decisioni che condizionano una vita. Della professione, da prendere o lasciare.